di Daria Bignardi
Vanity Fair, 29 aprile 2026
Una delle cose più riuscite a cui ho partecipato in 30 anni di progetti in carcere è stato l’incontro di una classe di liceali con un gruppo di detenuti del Carcere di Alta Sicurezza di Saluzzo. Avevo prima visto e preparato, separatamente, sia gli studenti che le persone detenute, insieme ai loro insegnanti. E mi ero detta: “Ecco una cosa che serve davvero. Dovrebbero farla in tutte le carceri e con tutte le scuole”. Ci ero andata con un progetto che il Salone del libro di Torino portava avanti da tempo, “Adotta uno scrittore”, grazie al quale ogni anno uno scrittore prepara una classe, la accompagna in carcere e alla fine degli incontri, durante il Salone, gli studenti (i detenuti non hanno mai avuto il permesso di partecipare) raccontano l’esperienza e quel che ne è seguito. Ricordo che a Saluzzo c’era stato un vero scambio: sincero e crudo. I ragazzi avevano fatto domande che mai nessuno ha il coraggio di fare. I detenuti erano stati più onesti che mai. E al Salone del libro se n’erano visti i frutti. Dopo 15 anni, “Adotta uno scrittore” non può più entrare a Saluzzo né a Torino né ad Alessandria. Tutti i progetti, da quello del Salone a moltissimi altri ovunque in Italia, sono stati bloccati da una circolare del Dap, il Dipartimento dell’amministrazione Penitenziaria. Una di quelle che arrivano come fulmini: come l’altra che rinchiude i detenuti tutto il giorno nelle loro camere di pernotto, che sarebbero le celle. Circolari che non fanno che peggiorare una situazione disastrosa.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 29 aprile 2026
Il 31 marzo scorso, la Direzione Generale dei Detenuti e del Trattamento del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria inviava una nota ai provveditori regionali con un oggetto inequivocabile: “Attenzionamento in vista della stagione estiva”. A firmarla era il direttore generale Ernesto Napolillo. Il tono era quello di chi sa bene che nelle carceri italiane l’estate è una stagione da affrontare con anticipo e con misure concrete. La nota ricordava che le alte temperature aumentano il rischio di atti autolesionistici e autosoppressivi tra i reclusi, e chiedeva alle direzioni degli istituti di provvedere entro il 10 maggio a una serie di interventi: modulare gli orari dei passeggi per evitare l’esposizione al sole nelle ore più calde, garantire punti idrici e nebulizzatori nei cortili, creare spazi ombreggiati dove possibile, fornire acqua in bottiglia e taniche negli istituti con problemi di approvvigionamento idrico. E tra le misure indicate c’era anche quella di implementare la disponibilità di frigoriferi nelle sezioni per il deposito di bottiglie d’acqua e generi alimentari, anche per evitare che i detenuti usassero l’acqua del rubinetto per refrigerarsi.
di Giorgio Paolucci
Avvenire, 29 aprile 2026
Don Grimaldi, ispettore generale dei 230 cappellani degli istituti penitenziari, riflette sulle criticità del sistema al centro del convegno al via oggi ad Assisi: “La situazione peggiora. Il sovraffollamento è un fenomeno endemico, su minori e stranieri ristretti nessun investimento di tipo riabilitativo”. “Il carcere è sempre più il luogo della pena e sempre meno l’occasione per capire che si può cambiare strada. I provvedimenti restrittivi decisi in questi mesi hanno penalizzato i percorsi di riabilitazione, e anche la nostra attività incontra delle limitazioni. Ma noi non possiamo dimenticare che lì dentro ci sono persone, uomini e donne che hanno la dignità di figli di Dio. E noi siamo al loro servizio”.
di Gianni Alemanno e Fabio Falbo
L’Unità, 29 aprile 2026
Giovedì, nell’area carceraria comune, con la coda dell’occhio vediamo passare una barella, sopra un corpo completamente coperto. Poco dopo scopriamo che Andrea si è impiccato alla finestra del bagno. “Era un bravo ragazzo - dice l’ispettore - ma da un po’ di tempo faceva discorsi confusi: non stava bene”. Aveva chiesto un permesso per passare qualche ora con la sua compagna e il suo bambino, gli era stato negato. Nel primo pomeriggio di giovedì eravamo davanti all’aula universitaria di Tor Vergata, nell’area carceraria comune, dove si incrociano persone detenute di tutti i bracci. Con la coda dell’occhio vediamo passare una barella, ma il corpo che vi è adagiato è completamente coperto fino alla testa.
di Sabrina Panarello
agenparl.eu, 29 aprile 2026
Spendere come la Svezia, morire come in Italia. Mentre il Ministero della Giustizia analizza la “complessità del fenomeno”, i dati del 2025 inchiodano il sistema. L’Italia spende 161 euro al giorno per detenuto, ma produce il doppio dei decessi rispetto ai partner UE. L’ultima fiammata al G11 di Rebibbia è solo l’ennesimo segnale di un incendio che sta divampando in ogni istituto della Penisola, da Nord a Sud. La morte di Andrea, 36 anni, detenuto lavoratore che sognava di riabbracciare il figlio, è il volto di un fallimento che non conosce confini regionali. È la prova di un sistema che, dati alla mano, sta scivolando fuori dai confini del diritto europeo e della dignità umana. Nonostante i tentativi istituzionali di inquadrare la crisi carceraria come un fenomeno multifattoriale, i numeri raccolti da Ristretti Orizzonti e dal Focus Suicidi di Antigone raccontano una verità speculare: l’Italia è oggi stabilmente sul podio europeo della morte volontaria dietro le sbarre, seconda solo alla Francia per numero assoluto di decessi.
di Guido Vitiello
Il Foglio, 29 aprile 2026
La prospettiva che decine di migliaia di nostri simili in gabbia vadano incontro a un’estate atroce ci interessa infinitamente meno dell’eventualità che una sola persona sia graziata per motivi umanitari su basi viziate. Emergenze ignorate e scandali mediatici. Testa o croce? Nel suo Punto sul Corriere della Sera, Gianluca Mercuri dice che in un paese un po’ più serio la notizia del giorno sarebbe la grande crisi energetica alle porte, e invece “siamo il paese di Nicole Minetti”. Nulla da eccepire sulla frivolezza del dibattito italiano. Ho semmai da ridire sul paragone disomogeneo - crisi energetica, grazia a Minetti. Ne suggerisco un altro: mentre noi chiacchieriamo sulla macchinazione transatlantica che avrebbe risparmiato a Minetti i servizi sociali, una nota del Dap ha deliberato che i pozzetti frigo non dovranno essere sistemati nei corridoi delle sezioni, e men che mai nelle celle. I detenuti potrebbero farne usi impropri. Per un bicchiere d’acqua fresca gli ospiti delle nostre carceri straripanti dovranno fare una domandina all’agente, e solo in orari definiti.
di Frank Cimini
L’Unita, 29 aprile 2026
Il ricorso del Pg. Alfredo Cospito aveva ottenuto dal Tribunale di Sorveglianza di Sassari l’autorizzazione per acquistare una serie di libri e un Cd. La direzione del carcere non aveva dato corso alla decisione. Il procuratore generale ha presentato ricorso in Cassazione affinché l’ok dei giudici venga annullato. I libri sono: Dio gioca a dadi con il mondo di Giuseppe Mussardo edizioni Castelvecchi; L’incubo di Hill House di Shirley Jackson edizioni Adelphi; Gli altri figli di Dio di Catherine Nixey ed Bollati Boringhieri; Ghost Story di Peter Straub ed Fanucci. Il cd è Who Let the Dogs Out di Lambrini Girls. Il pg solleva dubbi sulla base delle recensioni prese dalla rivista online Rock Nation che direbbe che i testi sono espliciti e provocatori, un manifesto contro il sistema, il patriarcato e le ingiustizie sociali, intrecciano anarchia e attivismo femminista. Secondo la procura generale non è opportuno che “un detenuto con il percorso dell’attuale reclamante acquisti libri i CD veicolanti messaggi di disobbedienza e di contestazione istituzionale”.
di Giulia Beatrice Filpi
napolimonitor.it, 29 aprile 2026
Tra gli utenti libici dei social media, un video girato all’interno del carcere dell’Ucciardone di Palermo ha raccolto, nei giorni scorsi, decine di migliaia di visualizzazioni. Nel filmato, girato circa due settimane fa, Mohanned “Jarkass” Khashiba*, trentenne, detenuto in Italia da oltre undici anni, annunciava una protesta per chiedere certezze rispetto alle possibilità e alla data del rimpatrio, suo e di altri due cittadini libici reclusi in Italia, Mohammed Mezgui e Tarek Laamami. Nel filmato, il trentenne appariva in primo piano, con il volto segnato dalle occhiaie. Sosteneva di aver minacciato il suicidio, di essere stato trasferito in isolamento dopo aver avuto dei problemi con le forze dell’ordine all’interno del carcere, di aver iniziato uno sciopero della fame e della sete (attualmente sospeso, ndr).
di Fabrizio Roncone
Corriere della Sera, 29 aprile 2026
Tutte le polemiche sul ministero della Giustizia, dall’affaire Andrea Delmastro al rinvio a giudizio di Giusi Bartolozzi per il caso Almasri. Ecco il ministero della Giustizia, palazzo Piacentini, con spigoli rinascimentali, massiccio, sul marciapiede di sinistra, appena svoltato l’angolo tra Lungotevere De’ Cenci e via Arenula. Ma che posto è diventato? In questa legislatura è stato il teatro buio di gravi pasticci e di memorabili baruffe, di gaffe e di arroganze, di storiche sconfitte e adesso pure di un disastroso incidente che coinvolge, addirittura, quel luogo sacro chiamato Quirinale. C’è un lungo corridoio nella penombra. Il marmo. Il silenzio. Gli impiegati camminano sulle punte dei piedi. Un tempo sarebbe uscita lei, Giusi Bartolozzi. Alta, imperiosa, accigliata. Il rumore dei tacchi rimbombava fuori dalla stanza, la voce squillante. “Che succede?”. Controllava tutto, decideva tutto. Molto più di una capa di gabinetto. Persino più di una zarina. “È la mia ministra”, diceva lui, Carlo Nordio, il Guardasigilli in carica. Spesso compiaciuto, talvolta atterrito.
di Angelo Picariello
Avvenire, 29 aprile 2026
È del tutto legittimo chiedersi perché sul caso Minetti ulteriori verifiche non siano state fatte durante l’interlocuzione tra magistratura e ministero della Giustizia, prima di arrivare sul tavolo del Quirinale. Nello stesso tempo va preservato il valore in sé del provvedimento di clemenza, basato sul possibile cambiamento della persona. La procuratrice generale di Milano Francesca Nanni che ha curato, con il sostituto Gaetano Brusa, il parere favorevole alla concessione della grazia a Nicole Minetti, ora non esclude una revisione di tale parere e la contemporanea apertura di un’indagine a carico dell’imputata. L’uomo della strada, con qualche ragione, si chiede se tali ulteriori verifiche non potevano esser fatte durante l’interlocuzione di prassi che deve esserci fra magistrati e ministero della Giustizia, prima cioè di far arrivare la richiesta sul tavolo presidenziale.
- “La prescrizione è un diritto, ma non diventi un ostacolo sulla via che porta alla verità”
- “Senza consenso è stupro”: l’altolà del Parlamento Ue per una riforma comune
- Roma. Detenuto malato al 41bis del carcere di Rebibbia chiede il suicidio assistito
- Macomer (Nu). In fiamme due blocchi del Cpr: la protesta dei 50 detenuti non si ferma
- Gorgona (Li). Tra vino e agricoltura, imparare un mestiere aiuta il reinserimento dei detenuti











