di Camilla Curcio
Il Sole 24 Ore, 8 settembre 2026
Sulla bozza di testo sospeso il parere del Consiglio di Stato: resta da risolvere il nodo privacy. Agevolare l’accesso dei detenuti al mondo del lavoro, facendo leva sulla sinergia con imprese e territorio. Per portarli sempre più “fuori” dal carcere, aumentare le opportunità di impiego (anche nel settore privato), e semplificare il reinserimento. Sono questi gli obiettivi dello schema di Dpr approvato - in esame preliminare - dal Consiglio dei ministri il 4 giugno scorso, che punta a modificare il regolamento penitenziario in vigore (Dpr 230/2000) con una serie di novità relative all’organizzazione e alla formazione professionale dei soggetti reclusi.
di Bruno Calchera*
Corriere della Sera, 8 settembre 2026
La sostenibilità sociale rappresenta negli Esg l’elemento di gran lunga più applicabile da parte delle aziende e delle realtà organizzate del Terzo settore. Con Altis dell’Università Cattolica, Csroggi ha deciso di dare spazio a un convegno - il prossimo 25 settembre a Milano - per raccontare come la solidarietà e la sostenibilità diventano elementi innovativi e di utilità per l’economia del nostro Paese, attraverso diverse attività svolte in molte carceri italiane. Quello che sta avvenendo in molti Istituti penitenziari italiani è l’affermarsi di un nuovo paradigma sociale in cui, attraverso la presenza stabile e operativa di molte imprese, vengono svolte attività che hanno un riflesso concreto nella nostra vita: si realizza cioè una alleanza virtuosa e produttiva tra aziende e carcerati che, assunti per il loro lavoro, dopo una significativa formazione realizzano prodotti e servizi di cui noi tutti beneficiamo quotidianamente. Sul sito del Ministero di Giustizia si trovano i nomi delle tante imprese che possono accedere all’interno delle strutture penitenziarie grazie alle agevolazioni fiscali della Legge Smuraglia.
di Jacopo Storni
Corriere della Sera, 8 settembre 2026
Raddoppiano i detenuti tra i 18 e i 20 anni. Crescono gli ingressi dei minori negli Ipm. E quindi i trasferimenti dei maggiorenni. Ma gli istituti ordinari non sono attrezzati. Sale la presenza straniera: “Lasciati soli”. Dopo oltre quindici anni di progressiva diminuzione, i giovani adulti stanno tornando nelle carceri italiane. L’aumento riguarda soprattutto i giovanissimi tra i 18 e i 20 anni, una fascia d’età che si colloca in una zona di confine tra il sistema penale minorile e quello ordinario. I dati del Ministero della Giustizia, elaborati dall’associazione Antigone, mostrano come, dal 2005 fino al 2020, la presenza dei giovani in carcere fosse diminuita costantemente. Nel 2005 i detenuti tra i 18 e i 24 anni erano oltre 6.200 e rappresentavano circa il 10-11% della popolazione detenuta.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 8 settembre 2026
Quarantacinque. È il numero di detenuti che si sono tolti la vita nelle carceri italiane dall’inizio del 2026 secondo il dossier “Morire di carcere” curato da Ristretti Orizzonti e aggiornato al 7 settembre. L’ultimo è Salvatore, 37 anni, padre di una bambina, che nella notte si è impiccato nella sua cella nel carcere di Benevento. A darne notizia è stato Samuele Ciambriello, garante dei detenuti della Campania: il quinto suicidio dell’anno negli istituti penitenziari della regione. Prima di Benevento, l’ultimo caso registrato era quello di un uomo di 57 anni, italiano, trovato impiccato all’alba a Verbania, nel bagno della cella che divideva con altri reclusi, con un cappio ricavato da uno strofinaccio.
di Marzia Piga
cagliaritoday.it, 8 settembre 2026
Dall’allarme lanciato dall’associazione Sdr e dalla Garante dei detenuti Irene Testa nell’aprile 2025 alle lettere di Alessandra Todde e alle sollecitazioni dei parlamentari sardi al governo Meloni, dagli incontri con Nordio alla protesta in piazza, fino al trasferimento di circa 100 detenuti nello scorso fine settimana: la storia di un piano contestato da tutta l’Isola per un anno e mezzo e arrivato comunque al traguardo. La prima avvisaglia arriva il 15 aprile 2025. Non c’è ancora una data ufficiale per l’apertura della nuova sezione, non c’è ancora la lettera del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria alle autorità sarde, non c’è ancora il piano nazionale dei sette istituti dedicati al 41 bis. Ma c’è già un cantiere che improvvisamente accelera e, soprattutto, ci sono 92 detenuti che potrebbero arrivare a Uta. A lanciare tra i primi l’allarme è Maria Grazia Caligaris, presidente di Socialismo Diritti e Riforme. È il primo passaggio di una storia che nei mesi successivi diventerà uno dei casi istituzionali più delicati del rapporto tra Sardegna e governo Meloni e in particolare tra le istituzioni regionali e il ministero della Giustizia e che CagliariToday ha documentato sin dall’inizio.
di Davide Mattiello*
Il Fatto Quotidiano, 8 settembre 2026
Iride, l’operazione-show del governo che ha concentrato decine di detenuti al 41 bis nella casa circondariale di Uta, una ventina di km da Cagliari, cozza con le drammatiche affermazioni ribadite dal Procuratore capo di Palermo, Maurizio De Lucia: in carcere comandano i mafiosi. Ci sono due premesse che nessuno dei protagonisti di questa questione intende mettere in discussione (tanto meno l’autore di questo commento): il regime carcerario noto come “41 bis” è legittimo e necessario per ridurre al minimo il rischio che appartenenti ad organizzazioni criminali particolarmente offensive, come le mafie, i quali abbiano posizioni apicali, possano continuare a comandare quelle stesse organizzazioni dal carcere e contemporaneamente possano comandare in carcere. Dal che discende la seconda premessa e cioè l’importanza che l’ambiente carcerario deputato a questo scopo sia ben studiato ed ancor meglio apparecchiato onde evitare, tra l’altro, che una infausta promiscuità tra 41 bis e altri detenuti finisca col surrogare quelle catene di comando.
di Andrea Pugiotto*
Il Domani, 8 settembre 2026
Emerge un conflitto costituzionale: chi deve pronunciare l’ultima parola sulla libertà personale? Il legislatore a priori e per intere categorie? Oppure un giudice indipendente, caso per caso e motivando? La Costituzione non lascia dubbi. Stupisce che a volere un giudice mero esecutore della volontà politica sia la stessa destra che, con la separazione delle carriere, dichiarava di volerne garantire l’indipendenza. Indipendente dal pm, forse. Non dal governo, dal Parlamento e dall’umore della piazza. Quanto accaduto a Torino è noto: in un market, un quarantenne molesta sessualmente una donna e poi una minorenne. Arrestato, resta due giorni in carcere. Il Gip sostituisce la custodia carceraria con l’obbligo di firma giornaliera, motivando la scelta.
di Emilia Rossi
Il Dubbio, 8 settembre 2026
Che si sia trattato di un palpeggiamento e non di uno stupro l’abbiamo appurato tutti un giorno dopo l’uscita in esclusiva sulla Stampa di Torino della notizia dal titolo “Violenta una 13enne nel minimarket. Il gip lo scarcera: “Ha mostrato dispiacere”. Non è servito però a far rivedere il verdetto emesso dal Tribunale del Popolo che ha sede nei social e si pronuncia in tempo reale con decreti inoppugnabili, senza tanti fronzoli di garanzie: aveva già condannato alla galera immediata e possibilmente perpetua il violentatore-palpeggiatore di Torino, giusto come alternativa a lasciarselo consegnare nelle proprie mani, come è stato scritto sulla saracinesca del negozio in cui lavorava, abbassata per sempre.
di Giuseppe Di Martino
Il Mattino, 8 settembre 2026
La denuncia del garante Ciambriello. Un detenuto di 37 anni, Salvatore, padre di una bambina, è stato trovato senza vita nella sua cella all’interno della Casa circondariale di Benevento. Secondo quanto riferito dal Garante regionale dei diritti delle persone private della libertà personale, Samuele Ciambriello, il giovane si sarebbe tolto la vita la scorsa notte. Sono in corso gli accertamenti per ricostruire l’esatta dinamica della tragedia. Il caso riaccende l’attenzione sulle condizioni dell’istituto penitenziario sannita e, più in generale, sulla situazione all’interno delle carceri campane. Infatti, con il decesso di Benevento, salgono a cinque i suicidi registrati dall’inizio dell’anno negli istituti della regione.
di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 8 settembre 2026
La struttura prende in carico anche i casi che coinvolgono i minori. Presentate ieri mattina a Napoli le attività del centro di giustizia riparativa per il distretto della Corte d’appello del capoluogo campano, promosso dal Comune. Il centro è uno dei primi istituiti in Italia, dei 36 previsti dalla riforma Cartabia. Al pari degli altri il centro partenopeo offre percorsi di mediazione e dialogo tra vittime e autori di reato, per favorire la riparazione del danno e la responsabilizzazione delle persone coinvolte. La struttura prende in carico casi segnalati dall’Autorità giudiziaria, compresi quelli che coinvolgono minori, avvalendosi di mediatori esperti e operando in collaborazione con enti del Terzo Settore.
- Foggia. “Carcere sovraffollato al 218%. È un’emergenza umanitaria”
- Benevento. I Giovani Democratici denunciano le condizioni insostenibili delle carceri
- Siena. Corsi di studio per i detenuti. L’offerta formativa a Ranza: “Dobbiamo dare speranza”
- Frosinone. “Mancano gli specialisti in carcere. Per le visite bisogna ricorrere al territorio”
- Como. “Minuto momento”, workshop artistico in carcere con i detenuti aperto al pubblico









