di Piero Di Domenicantonio
L’Osservatore Romano, 3 maggio 2026
Siamo a maggio. Sono tornati i fiori e i profumi della primavera. Giardini e strade riprendono a essere luoghi di svago per bambini e anziani e tante persone si prendono cura del proprio corpo passeggiando e correndo. Anche gli animali hanno maggiori possibilità di trascorrere la giornata all’aperto. Insomma, la società segue il ritmo delle stagioni e già si proietta verso il tempo delle vacanze estive. In ogni città vi è però un luogo aperto tutto l’anno dove non cambia mai nulla. Non si avverte il passaggio da una stagione all’altra e lo scorrere del tempo è affidato all’inventiva personale o di qualche compagno di detenzione. Questo luogo si chiama carcere, una città nella città dove, però, le regole - a partire da quelle che dovrebbero impedire il sovraffollamento delle celle - non vengono rispettate e si fa fatica a impiegare il tempo nel lavoro, nello studio e nella condivisione.
di David Allegranti
La Nazione, 3 maggio 2026
Il caso Alemanno. L’ex sindaco di Roma ha ricevuto uno sconto di pena di 39 giorni a seguito dell’accoglimento di un ricorso da lui presentato per i trattamenti inumani e degradanti subiti nell’ambito della detenzione iniziata il 31 dicembre 2024. Gianni Alemanno, attualmente recluso a Rebibbia Nuovo Complesso, uscirà prima dal carcere. Il 24 giugno, per l’esattezza. L’ex sindaco di Roma ha ricevuto uno sconto di pena di 39 giorni a seguito dell’accoglimento di un ricorso da lui presentato per i trattamenti inumani e degradanti subiti nell’ambito della detenzione. “Le carceri italiane sono fuori dalla legalità a causa del sovraffollamento persistente e crescente”, dice Antigone, associazione che si occupa di diritti dei detenuti, presieduta da Patrizio Gonnella.
di Fulvio Gianaria
La Repubblica, 3 maggio 2026
Il tribunale di Sorveglianza aveva accolto la sua richiesta ma un sostituto procuratore generale si è opposto. Alfredo Cospito è un anarchico sessantenne condannato a moltissimi anni di reclusione per aver gambizzato un dirigente dell’Ansaldo e per un attentato con ordigni esplosivi, che per puro caso non hanno provocato feriti, alla scuola allievi carabinieri di Fossano. Quattro anni fa è stato posto al regime di reclusione del 41 bis nel carcere di massima sicurezza sardo di Bancali, il che significa che patisce tutta una serie di restrizioni che lo isolano dagli altri detenuti e limitano le sue comunicazioni all’esterno e dunque anche la possibilità di mantenere rapporti con l’associazione di cui faceva parte.
di Riccardo Bizzarri*
ore12.net, 3 maggio 2026
C’era una volta il grande dibattito nazionale sul “Sì o No” al referendum sulla giustizia. Ore di talk show, editoriali infuocati, giuristi in cravatta e cittadini in apnea. Tutti a discutere di principi, riforme, garanzie. Poi arriva la realtà. E la realtà è la distanza tra teoria e pratica. È quel confine sottilissimo tra indagine e accanimento, tra deduzione e pregiudizio. Non serve essere colpevoli per finire nei guai. Basta essere interpretati male. E allora il consiglio, amaramente ironico ma terribilmente concreto, è uno solo: mai finire nelle spire della giustizia. Non perché sia ingiusta sempre. Ma perché, quando ci finisci dentro, non basta avere ragione. Devi dimostrarla. Per anni.
di Vincenzo Scalia
osservatoriorepressione.info, 3 maggio 2026
La rotta segue le disuguaglianze tra clemenza selettiva e repressione politica. Il timone della giustizia, come anche i fatti recenti dimostrano, ha una barra ferma, fermissima. In quanto segue la rotta della giustizia di classe, spietata coi gruppi sociali marginali, indulgente con amici e amiche. Il tutto condito da punte significative di sadismo e sfrontatezza, oltre che provocazione.
terzultimafermata.blog, 3 maggio 2026
La Cassazione penale sezione 1 con la sentenza 14411/2026 si è soffermata sui criteri che il magistrato di sorveglianza deve utilizzare per una completa valutazione, fattuale e psicologica, degli addebiti, in modo da precisarne l’incidenza negativa sulla partecipazione del condannato al percorso riabilitativo. La Suprema Corte ha ricordato che ai fini del rigetto dell’istanza di liberazione anticipata, il Tribunale di sorveglianza può tenere conto del contenuto di un rapporto disciplinare anche nel caso in cui la successiva sanzione inflitta al condannato sia stata annullata per vizi formali (nella specie, per mancanza di adeguata motivazione), in quanto, per la concessione della detrazione di pena, le infrazioni commesse non rilevano per le loro conseguenze sanzionatorie, ma esclusivamente come dato fattuale, indicativo della mancata adesione al trattamento rieducativo” (Sez. 1, n. 32203 del 26/06/2015, Carlesco, Rv. 264293-01; conf. Sez. 1, n. 37101 del 31/10/2025, Di Bella, non mass.).
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 3 maggio 2026
La relazione sull’istituto Meucci dopo la visita del Gruppo Focault: “Si dorme anche a terra”. Ventiquattro giovani detenuti a fronte di una capienza regolamentare di diciassette posti, con un tasso di sovraffollamento pari al 141%. È questo uno degli elementi più critici dell’istituto penale minorile Meucci emerso durante la visita dello scorso 27 aprile del Gruppo Focault, collettivo aperto nato da Sinistra Progetto Comune con l’associazione Progetto Firenze. “Per far fronte al sovraffollamento - si legge nella relazione fatta dopo la visita - Vengono adottate soluzioni emergenziali, come l’aggiunta di materassi a terra o l’utilizzo di spazi non originariamente destinati alla detenzione ordinaria”.
di Jacopo Domenichini
Il Resto del Carlino, 3 maggio 2026
“Come in carcere non ci sono mostri da lasciar marcire, così a scuola non ci sono persone da lasciare indietro”. Da questa riflessione sviluppata tra i banchi di scuola, è nato il progetto di scrittura del libro ‘L’ora di libertà. Racconti di ri-educazione’, edito da Compagnia editoriale Aliberti, presentato mercoledì nella sala degli artisti della biblioteca Panizzi. Protagonisti dell’iniziativa sono stati gli studenti dell’Iis Nobili, che nei mesi scorsi hanno intervistato alcune persone detenute negli istituti penali di Reggio e, partendo dalle loro testimonianze, hanno realizzato, con l’aiuto di un tutor letterario, dei racconti che esplorano i temi della detenzione e del reinserimento sociale.
di Marianna Vazzana
Il Giorno, 3 maggio 2026
Davide Mesfun ha passato metà della vita in carcere. Oggi lavora per l’associazione Kayros e Spazio Polline. “Il futuro oggi non è qualcosa che fa sognare ma spaventa gli adolescenti, e questo già la dice lunga. C’è chi si stordisce con sostanze, sia per staccarsi dalla realtà e sia per poter sembrare forte nonostante la paura. La società lancia l’allarme criminalità, punta il dito contro i “maranza”, si aspetta soluzioni immediate. Ma bisogna seminare e pazientare”. La riflessione è di Davide Mesfun, che ha 50 anni e ne ha passati 23 da detenuto. Originario di Napoli, ha iniziato a delinquere da minorenne specializzandosi in rapine e spaccio di droga.
immediato.net, 3 maggio 2026
È stato registrato nel teatro del carcere dalla giornalista e volontaria Annalisa Graziano, insieme con un gruppo di detenuti. Il lancio il 7 maggio alla presenza delle autorità e dei protagonisti del percorso. Si terrà giovedì 7 maggio 2026, alle ore 10.30, presso l’Istituto Penitenziario di Foggia (Via delle Casermette, 22 - caserma agenti, sala riunioni - I piano), la presentazione del podcast “Ci credo ancora”, realizzato all’interno della Casa Circondariale di Foggia con il coinvolgimento diretto di un gruppo di persone detenute.
- Roma. A Rebibbia gli “invisibili” parlano a noi “nessuno”
- Pisa. “Dai diamanti non nasce niente”: le parole oltre il carcere al Teatro Nuovo
- Torino. Il Salone del libro si “allarga” e porta a Vercelli Alessia Merola
- Quando la libertà non basta a sé stessa
- Invisibili anche dopo la morte. Quando il lavoro uccide gli immigrati











