di Giovanni Ribuoli
Il Domani, 18 aprile 2026
Oggi qualcuno vorrebbe di nuovo un carcere minorile fatto per nascondere in cella chi ha ricevuto una condanna ma soprattutto caricarlo del pesante insulto della società. Una copia in miniatura del carcere degli adulti. Ma “proteggere l’infanzia e la gioventù”, come richiede la Costituzione, anche quando è autrice di reati, significa soprattutto portarla al più presto al di fuori dalle logiche criminali. Nell’inchiesta della procura di Roma che coinvolge dieci agenti del reparto della polizia penitenziaria in servizio a Casal del Marmo, due di loro sarebbero accusati di tortura. Senza nulla togliere alla presunzione di innocenza, il dato è molto preoccupante. Non solo perché sembra un’eco sinistra dell’inchiesta milanese, arrivata a stampa e giornali nel 2024, che contesta gli stessi reati. È di questi giorni la celebrazione del processo con più di quaranta indagati tra il personale dell’Istituto penale per i minorenni (Ipm) Cesare Beccaria.
di Cesare Burdese*
L’Unità, 18 aprile 2026
Una composita brigata del “Viaggio della Speranza”, promosso da Nessuno tocchi Caino, tra il 25 e il 27 marzo ha visitato la Casa Circondariale di Cuneo, la Casa di Reclusione di Saluzzo e la Casa Circondariale di Brissogne, presso Aosta. I sopralluoghi hanno confermato un sistema penitenziario lontano dai principi costituzionali. Le criticità più evidenti sono la carenza di organico e supporto psicologico, la scarsa offerta formativa e lavorativa, i deficit nell’assistenza sanitaria, l’ozio forzato, lo spaccio e il consumo di droga, la fatiscenza delle strutture. A queste si aggiungono la mancanza di informazione sui diritti dei detenuti e del regolamento interno, particolarmente grave a Brissogne, con conseguenze che comprimono le garanzie e ostacolano percorsi rieducativi concreti.
di David Maria Riboldi*
Avvenire, 18 aprile 2026
Lettera aperta del cappellano del carcere di Busto Arsizio, dove si è tolto la vita un ragazzo: “La cella non era il posto dove dovevi stare. Avevi più bisogno di galera o più bisogno di cure?”. Caro Denis (nome di fantasia), perdonaci: i nostri occhi non sono arrivati in tempo a vedere quel male, che certo hai nascosto molto bene in questi anni o forse solo in questi ultimi tempi. O addirittura in quei pochi, irrevocabili attimi. Certo, tu non hai proprio dato modo di poterci accorgere che qualcosa andasse storto. O chissà, forse neanche tu ti sei realmente reso conto dell’oscurità che stava in agguato, alla porta del tuo cuore. Così giocondo, così buono, dopo le tante prove della vita. Dopo 6 mesi di coma, ormai tanti anni fa, che ti avevano rubato un po’ a te stesso, facendoti rimbalzare continuamente dal carcere ai centri per la salute mentale. Senza la visione che serve, per intuire dove avresti potuto vivere. E non morire.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 18 aprile 2026
Agenti di polizia penitenziaria che entrano in carcere con un’identità falsa, si mescolano tra i detenuti e raccolgono informazioni sui reati compiuti dentro le mura. Ma possono anche istigare i reati stessi. Questa è la norma che il governo ha infilato nell’ennesimo decreto sicurezza e che la commissione Affari costituzionali del Senato ha deciso di mandare direttamente in aula senza finire di esaminarla. Con un’aggiunta che ha fatto alzare più di qualche sopracciglio tra giuristi e difensori penalisti: uno scudo penale che li mette al riparo da conseguenze giudiziarie per gli atti compiuti durante l’operazione sotto copertura.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 18 aprile 2026
Oltre il labirinto dei calcoli. Dietro le sbarre, il tempo non è solo una sequenza di giorni, ma un calcolo complesso fatto di attese, scadenze e speranze. Spesso, però, la burocrazia della pena trasforma la durata della condanna in un labirinto inestricabile per chi la sconta e per i suoi familiari. In questo spazio grigio tra certezza del diritto e incertezza del futuro si inserisce “FinePena”, un progetto che trasforma la tecnologia in uno strumento di dignità e consapevolezza. Si tratta di strumento digitale gratuito che consente di calcolare i termini dell’esecuzione penale, a partire dai dati della condanna. Un progetto che nasce con lo scopo di supportare detenuti, familiari e operatori del settore legale che hanno necessità di comprendere con chiarezza la durata effettiva della pena e le principali scadenze previste dall’ordinamento penitenziario.
di Ugo Maria Tassinari
L’Unità, 18 aprile 2026
È stata riconosciuta come una ragione valida la necessità di assistere un familiare bisognoso di cure particolari: un precedente importante. Me la ricordo ancora la prima tessera di Nessuno tocchi Caino. Doveva essere gennaio 1994. Per una fantastica coincidenza mi ero iscritto subito dopo (o subito prima: il particolare l’ho dimenticato, il dato essenziale no) di Pierluigi Concutelli, un Caino che il grande cuore radicale non aveva abbandonato alla morte lenta del carcere più duro. Le mie ragioni erano più vaghe. Non avendo una particolare sensibilità sulla missione specifica del gruppo ma un discreto attivismo sulla condizione dei detenuti mi sentivo, in qualche modo, obbligato. Perché, salvo rare eccezioni di sinistra (Majolo in parlamento, D’Acunto in Campania), se c’era bisogno di entrare nelle carceri dalle quali arrivavano richieste disperate di aiuto a fronte di brutalità, abusi e violenze della custodia, gli unici a cui attaccarsi erano i radicali. E quindi un pensiero commosso va ai deputati Maria Teresa Di Lascia e a René Andreani, sempre pronti alla bisogna. Diciamolo pure, trent’anni dopo, la mi a era una tessera di “scambio”.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 18 aprile 2026
Il testo passa ora alla Camera per la conversione in legge che scade il 25 aprile, Critiche le opposizioni: approccio propagandistico. Con 96 voti favorevoli e 46 contrari, l’aula del Senato ha approvato il decreto sicurezza dopo la maratona di ieri durata 10 ore. Il testo passa ora alla Camera per la conversione in legge che scade il 25 aprile. Varato dal governo il 24 febbraio, è stato duramente contestato dal centrosinistra con oltre 1.000 emendamenti proposti in commissione Affari costituzionali e quasi altrettanti in Aula. Tra le modifiche approvate c’è il potenziamento del Daspo urbano, che potrà essere applicato anche a specifiche aree individuate e in caso di reiterazione, quando la condotta comporti un pericolo per la sicurezza durante il periodo di validità del provvedimento.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 18 aprile 2026
Approvato ieri al Senato, con 96 voti favorevoli e 46 contrari, il ddl di conversione del decreto Sicurezza. In Aula la votazione è stata accompagnata da una protesta dei partiti di opposizione che hanno mostrato cartelli con su scritto “governo Meloni: zero risorse, zero sicurezza”. In particolare, per il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia, il decreto è “un’alluvione legislativa panpenalistica totalmente inefficace. Siamo al quarto decreto sulla sicurezza ma è del tutto evidente il fallimento delle politiche del governo in quest’ambito”. Critico pure il leader di Italia viva Matteo Renzi: “Dicono che è la loro priorità, ma la presidente del Consiglio non c’era, il ministro dell’Interno non c’era, nessuno era in Aula”.
di Angela Stella
L’Unità, 18 aprile 2026
È stato approvato ieri al Senato, con 96 voti favorevoli e 46 contrari, il ddl di conversione del decreto Sicurezza. In Aula la votazione è stata accompagnata da una protesta dei partiti di opposizione che hanno mostrato cartelli con su scritto “Governo Meloni: zero risorse, zero sicurezza”. In particolare per il presidente dei senatori del Partito democratico, Francesco Boccia, il decreto “è una alluvione legislativa panpenalistica totalmente inefficace. Siamo al quarto decreto sulla sicurezza ma è del tutto evidente il fallimento delle politiche del governo in materia di sicurezza. Quattro decreti ma questo paese non è più sicuro: questo provvedimento è solo un manifesto di propaganda, che restringe solo i diritti, che rende le carceri ancora più invivibili, che trasforma il paese in un Far west”.
di Marianna Caiazza*
Il Riformista, 18 aprile 2026
Sin dal suo insediamento a fine 2022, l’attuale Governo ha avuto un fine preciso: garantire la sicurezza nel Paese. E per capire cosa significhi, in questa legislatura, questa parola, basta guardare all’attività legislativa che l’ha accompagnata, il più delle volte con il tanto abusato strumento del decreto legge. Il primo è il c.d. Decreto “Rave” (D.L. 162/2022), approvato a pochi giorni dal giuramento. Il decreto ha mirato alla minaccia del momento, i temibili Rave Party, colpendoli con l’introduzione - tanto per cambiare - di un nuovo reato: quello di “Invasione di terreni o edifici per raduni pericolosi”. Ad inizio 2023 si passa dai party ai porti con il Decreto Piantedosi (D.L. 1/2023), che ha introdotto una serie di norme restrittive nei confronti delle Ong per le operazioni di soccorso di migranti, aggravando le responsabilità nelle attività di salvataggio, facendo divieto di operare salvataggi “multipli” ed attribuendo al Ministero dell’Interno il potere di limitare o vietare il transito e la sosta di navi nel mare territoriale per motivi di ordine e sicurezza pubblica. Nato a seguito del tragico naufragio di cui porta il nome, c’è poi il Decreto Cutro (D.L. 20/2023), emanato con il fine non di gestire diversamente il fenomeno migratorio, ma di colpire duramente un obiettivo preciso, ossia gli scafisti.
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