di Stefano Anastasia
Il Manifesto, 21 ottobre 2026
“Da anni ormai la Corte europea … ha sanzionato quei sistemi che, con esclusioni automatiche come quella italiana, negavano ogni rilevanza ai progressi compiuti dal condannato nel corso degli anni di carcere… è … prima ancora la Costituzione che stabilisce che le pene devono tendere alla rieducazione del reo. Di tutti i rei. … Negare rilevanza al complessivo atteggiamento del detenuto nel corso dell’esecuzione della pena, o vincolarla a condizioni rigide e automatiche, impedisce l’opera di rieducazione”. Così scriveva su La Stampa del 19.10.2019 Vladimiro Zagrebelsky, all’indomani della decisione della Corte europea dei diritti umani nel caso Viola che ha aperto al superamento del regime ostativo ai benefici penitenziari per gli autori di reati di criminalità organizzata.
di Gianpaolo Catanzariti*
Il Dubbio, 21 ottobre 2026
C’è una stampa che si interroga su cosa si debba fare per contrastare la malsana idea del “marcire in galera” e c’è poi La Stampa che da alcuni giorni ha tirato su una ben orchestrata campagna di disinformazione, spacciandola per inchiesta-verità, sulle facili concessioni di permessi ai mafiosi. Una campagna che mistifica la realtà, utilizza dati per nulla verificati, se non addirittura smentiti, utile, però, per irrobustire l’arco costituzionale del populismo e per ridare fiato alle solite litanie sulle “carceri in mano alla criminalità organizzata”. Non è la prima volta che ciò accade e non sarà di certo l’ultima, specie alla vigilia di particolari questioni di costituzionalità sul carcere demandate alla Consulta.
di Leandro Del Gaudio
Il Mattino, 21 ottobre 2026
Una rete da pesca all’esterno delle carceri, per annullare i droni che trasportano armi, droga e telefoni; ma anche carceri blindate, come a Secondigliano, dove un jammer (una sorta di scudo antifrequenze) rende inutile il possesso degli smartphone; per non parlare poi di un gruppo di agenti specializzati nel contrasto ai reati che vengono consumati all’interno dei padiglioni delle nostre case circondariali. Sono queste le tre mosse fortemente volute dal procuratore Nicola Gratteri, per spezzare i contatti tra i boss detenuti e i clan di appartenenza, per stroncare sul nascere traffici illegali e garantire il rispetto delle regole all’interno delle celle.
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 21 ottobre 2026
Via libera alle nuove norme dopo gli scontri di Milano, Meloni: “Chi rompe paga”. Dal Colle arriva il no ai poteri speciali per i militari. Alla fine il governo ha varato il nuovo decreto sicurezza ma, stando ai retroscena, ha dovuto rinunciare alla misura più controversa: l’attribuzione di poteri di polizia giudiziaria ai militari. A pesare sarebbero state soprattutto le perplessità emerse nel confronto con gli uffici del presidente Sergio Mattarella. Nonostante ciò, alcune norma annunciate sono presenti nel Dl e la presidente del Consiglio, non appena conclusa la riunione dell’esecutivo, ha diffuso un video in cui ha sommariamente descritto le misure (“Introduciamo il principio ‘chi rompe paga’“), ma ha speso le maggiori energie per polemizzare contro chi giustifica le violenze, sottolineare che molti dei minori fermati sono stranieri, e gettare la palla nel campo della magistratura chiedendo che tali norme vegano applicate doverosamente.
di Carmelo Caruso
Il Foglio, 21 ottobre 2026
Il dispiacere di Crosetto. Dopo le violenze di Milano, il decreto sicurezza media tra la linea dura di Salvini e Crosetto e i paletti del Quirinale: nuove fattispecie di reato e fermo preventivo, ma niente poteri di polizia all’esercito. La destra voleva più divise, la sinistra guarda a Gerico. E il Colle traccia il confine. Meglio cinquecento soldati a Milano o un ceffone di papà? Dice Fabio Rampelli, il maestro di FdI, della generazione Meloni: “Io manderei i maranza a fare la resistenza in Ucraina, ecco quale sarebbe il mio provvedimento”. Scartavetrato da Mattarella, passa in Cdm il decreto Meloni di ferro. Nasce il reato di partecipazione violenta, si prevede il fermo preventivo per i minori, e se il figlio devasta, paga la famiglia.
di Adriana Logroscino
Corriere della Sera, 21 ottobre 2026
Imputabilità dei minorenni, soldati a Milano, nuovi reati: il decreto legge varato martedì dal governo, spiegato nel dettaglio. Martedì 20 ottobre 2026 il governo ha varato un decreto legge sulla sicurezza. L’approvazione arriva dopo gli scontri e i disordini in diverse città - ma principalmente a Milano - degli scorsi sabato e domenica. Ecco che cosa cambia.
ansa.it, 21 ottobre 2026
In quattro anni sei diversi Decreti legge e un Disegno di legge. Dalla stretta anti-rave dell’ottobre 2022 al nuovo decreto adottato ieri, sono diversi i provvedimenti del governo che hanno mirato a imprimere una stretta sul fronte della sicurezza, con una particolare attenzione ai minori che delinquono. Ecco le principali misure, spesso seguite a fatti da cronaca.
di Stefano Zirulia
Il Manifesto, 21 ottobre 2026
Nel dibattito sugli scontri e sui danneggiamenti a Milano emerge, tra le tante, una tendenza preoccupante: quella di considerare i responsabili come una massa indistinta, nei confronti della quale invocare arresti, misure cautelari e pene esemplari. Di fronte a episodi di violenza collettiva, il nostro ordinamento impone di seguire una strada diversa, improntata al rispetto di alcuni fondamentali principi. I quali, va ricordato, non sono inutili orpelli o fattori di impunità, bensì garanzie contro gli eccessi punitivi dello Stato di cui siamo tutte e tutti beneficiari. Il punto di partenza è il principio secondo cui la responsabilità penale è personale, sancito dall’articolo 27 della Costituzione. Significa che ciascuno risponde delle proprie azioni, compiute con coscienza e volontà, e non di quelle altrui. Pertanto, anche quando un reato viene commesso nel contesto di una manifestazione violenta, occorre accertare quale sia stato il contributo del singolo partecipante, tanto sul piano materiale quanto su quello delle intenzioni.
di Matteo Castagnoli e Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 21 ottobre 2026
Per il giudice a Milano c’è un “preciso progetto di destabilizzare l’ordine pubblico. Oggi altri 41 (tra cui 35 minorenni) finiscono davanti al gip. “Ero a Cesano Boscone sabato 17 ottobre e mentre aspettavo il bus ho incontrato alcuni miei amici che mi hanno detto di andare in Duomo a Milano a “fare la rivolta” con loro, e io sono andato”, dice un 19enne al giudice. “Il passamontagna me lo sono portato dietro ma perché era un oggetto un po’ “scenico”, prova a spiegare un 21enne, “mi era arrivato su TikTok un video in cui si chiamava a questa manifestazione per il carovita e ho deciso di aderire perché l’azienda di mio padre sta facendo di tutto per licenziarlo, ma poi una volta lì, sbagliando, mi sono fatto influenzare da quello che stava succedendo”.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 21 ottobre 2026
La Corte d’appello di Cagliari non penalizza le “frasi di cortesia” generate dall’assistente virtuale: l’origine automatica di alcune parole non prova che l’algoritmo abbia svolto attività interpretativa, valutativa o decisoria. L’utilizzo dell’Intelligenza artificiale da parte del giudice sarà sempre più frequente e con limiti ben definiti. Il più importante riguarda l’insostituibilità del magistrato - identico discorso vale per l’avvocato - nell’argomentazione, interpretazione e decisione. L’algoritmo è uno strumento non il giurista che elabora, argomenta, decide. Particolarmente interessante è una ordinanza della Corte d’appello di Cagliari del 23 luglio scorso (si tratta della n. 182), riguardante una frase contenuta nella motivazione di una sentenza del Tribunale di Oristano in cui emerge l’impiego di un sistema di IA generativa. Il giudice di Oristano, dal quale poi è scaturito l’intervento della Corte d’appello cagliaritana, ha lasciato una evidente traccia della sua interlocuzione con un assistente generativo, il quale, dopo essere stato interpellato, ha risposto così: “Perfetto. Ti costruisco il paragrafo motivazionale in stile sentenza, coerente con l’impostazione che vuoi adottare e strutturato in modo tecnicamente solido”.
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