di Adriano Sofri
Il Foglio, 22 agosto 2026
Karam è morto in carcere dopo aver dato fuoco al materasso. I commenti di chi brindava alla sua morte e le parole del sindaco di San Vito: “Una persona non coincide mai soltanto con il reato che ha commesso”. Il 18 agosto, in una cella del vecchio carcere-castello di Pordenone - 54 detenuti su 37 posti disponibili - un diciannovenne di origine egiziana, Karam Mamdouh Mohamed Khodair, ha dato fuoco al materasso e si è barricato nell’angusto spazio di cesso lavandino e fornello. È morto il giorno dopo, per l’intossicazione dal fumo. Una caratteristica notizia di agosto, e di un agosto così caldo. Come d’abitudine anche il corredo, la polemica sui materassini che dovrebbero essere ignifughi e non fanno che bruciare senza fiamma aggravando il soffocamento, l’indagine d’ufficio, “a loro garanzia”, su 5 agenti penitenziari per “cooperazione in omicidio colposo omissivo”, un paio di articoli del codice.
di Franco Insardà
Il Dubbio, 22 agosto 2026
Sisto al Meeting: “La grande difficoltà è il sovraffollamento”. Quei 64.741 detenuti indicano un’emergenza che dura ormai da anni e che le misure finora adottate non sono riuscite a ridimensionare. Al 28 luglio, secondo i dati di Antigone, nelle carceri italiane, infatti, erano presenti 64.741 persone a fronte di 46.343 posti effettivamente disponibili, con un tasso di affollamento reale del 139,7%. Un’emergenza che Francesco Paolo Sisto, viceministro della Giustizia, non ha cercato di eludere, affrontandola subito nel confronto alla 47ª edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli di Rimini. “Il sovraffollamento, parliamoci chiaro, è la grande difficoltà”, ha detto Sisto, intervenuto in videoconferenza al panel “La vita oltre il muro, come far fiorire speranza in carcere”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 22 agosto 2026
Il viceministro alla giustizia respinge l’allarme: “Nessuna scorciatoia per i mafiosi”. Gonnella (Antigone): “È ineffettivo”. Catanzariti (Ucpi): “Riguarderà in astratto circa 550 detenuti”. Ieri è entrata in vigore la legge che consente ai detenuti tossicodipendenti o alcolisti di scontare ai domiciliari in una comunità terapeutica le condanne residue fino a otto anni di reclusione, quattro in caso di reati più gravi. Ma il procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri ha subito lanciato l’allarme: si tratta di un “indulto mascherato” che “libererà i mafiosi”. In realtà, come ci ha spiegato il vice ministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, “la legge 140/2026 è ancora più rigorosa di quella vigente fino ad oggi”.
di Giovanni Pimpinelli
civonline.it, 22 agosto 2026
Promette un varco nel sovraffollamento e nella recidiva, ma tra carte, servizi scoperti e tempi giudiziari il passaggio dalla norma alla realtà è molto più accidentato di quanto sembri. Alle prime ore del 21 agosto 2026, mentre nelle carceri italiane si apre un’altra giornata fatta di sezioni piene oltre misura, turni compressi e uffici che arrancano, entra formalmente in vigore una legge che sulla carta ha un obiettivo preciso: sottrarre al circuito penitenziario una quota di detenuti con dipendenza da droghe o alcol, spostandoli verso la detenzione domiciliare collegata a un programma terapeutico di recupero. È la legge 5 agosto 2026, n. 140, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 6 agosto ed efficace, appunto, dal 21 agosto 2026.
di Viola Giannoli
La Repubblica, 22 agosto 2026
Le reazioni delle strutture terapeutiche all’entrata in vigore della nuova norma: “La riforma non deve essere né celebrata né demonizzata prima di verificarne gli effetti. Deve essere applicata, monitorata e valutata”. Né euforia né depressione. La reazione delle comunità terapeutiche all’entrata in vigore della legge sulla detenzione domiciliare per i detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti che aderiscono a un programma di recupero è cauta. Il principio a cui si ispira la legge - la cura delle persone tossicodipendenti al posto del carcere - è, ovviamente, condiviso e auspicato. E gli interventi arrivati proprio dalle comunità sono stati decisivi per giungere alle correzioni del testo finale. Il tema - spiega ad esempio il Gruppo Abele - è che “le modalità previste dalla legge per realizzarlo lasciano ancora molto a desiderare e richiedono un attento monitoraggio”.
di Antonella Mascali
Il Fatto Quotidiano, 22 agosto 2026
È entrata in vigore, anche se per le prossime settimane resterà ancora sulla carta, la “svuota-carceri” di Carlo Nordio, la legge che consente a detenuti dipendenti da droghe o da alcol di lasciare i penitenziari e scontare in comunità terapeutiche pene o persino residui di pene fino a 8 anni, quindi anche per reati gravi come la rapina e l’es torsione aggravata, ovvero con minaccia di armi. È la stessa norma che prevede pure il cosiddetto “patteggiamento speciale”: durante il processo l’imputato tossicodipendente o alcolista può chiedere di accedere al percorso terapeutico, evitando così il carcere se “la pena detentiva non superi gli 8 anni” e se la sua dipendenza è correlata al reato.
di Conchita Sannino
La Repubblica, 22 agosto 2026
Il capo degli uffici di Aversa replica al collega Gratteri sulla norma che libera alcuni detenuti: “Non è un indulto mascherato”. “I dubbi sono legittimi, l’attenzione deve essere alta, certo. Ma la normativa offre una chance concreta ai tossicodipendenti, che sono i detenuti più fragili in assoluto”. Domenico Airoma è procuratore ad Aversa, territorio ad alta densità criminale. Magistrato schivo, cattolico di centro, da ieri è al Meeting di Rimini, anima lo stand del Centro studi Rosario Livatino, di cui è vicepresidente (fondato con il sottosegretario, ed amico, Alfredo Mantovano). E prima di rispondere, avverte: “Non amo le polemiche. E non la farei mai con Nicola Gratteri, collega che stimo e apprezzo”. Il collega, pm-simbolo antimafia, con Repubblica, aveva definito la legge svuota-carceri come “un indulto mascherato”.
di Giuseppe Pipitone
Il Fatto Quotidiano
Una norma che rischia di “mettere in circolazione un potenziale criminale difficilmente controllabile”. Con effetti sulla sicurezza: “Ci sarà un inevitabile aumento del rischio per l’incolumità dei cittadini”. È così che Nino Di Matteo, sostituto procuratore della Dna, definisce la norma che consente ai tossicodipendenti di scontare la pena in comunità.
di Francesco Petrelli
Il Dubbio, 22 agosto 2026
Si terrà a Firenze il 19 settembre 2026 l’evento “Lo stato generale dell’esecuzione penale - anatomia di un disastro - analisi e proposte”, con il quale l’Unione delle Camere Penali italiane intende offrire il proprio contributo alla possibile soluzione della crisi che attraversa l’universo carcerario. Lo faremo convocando esponenti dell’avvocatura, dell’accademia, della politica e della magistratura, per una analisi approfondita delle ragioni storiche e delle cause più prossime della patologia. Abbiamo voluto evocare nel titolo, “Lo stato generale dell’esecuzione penale”, ribaltandone il senso, quegli “Stati generali dell’esecuzione penale”, che oramai dieci anni fa ci avevano fatto sperare nell’inizio di una nuova fase, specificando tuttavia che, proprio muovendo dalla ricognizione empirica del contesto, “Anatomia di un disastro”, risulta indispensabile operare una aggiornata valutazione politica e tecnica in ordine alla praticabilità dei rimedi più urgenti, ed alle concrete possibilità di soluzione di una condizione di crisi non più tollerabile: “Analisi e Proposte”.
L’Unione Sarda, 22 agosto 2026
Da società civile e terzo settore una proposta per la Sardegna. “La Sardegna non deve essere il luogo in cui il Paese relega i propri problemi penitenziari”, ma semmai “il luogo in cui l’Italia sperimenta una risposta più intelligente, costituzionale e più lungimirante: un sistema in cui la pena non sia solo separazione, ma responsabilità; non solo custodia, ma ricostruzione; non solo costo sociale, ma investimento civile”. Sono le frasi finali del documento diffuso da 26 intellettuali e professionisti sardi, sull’esecuzione penale nell’Isola. Racchiudono il senso della lettera-appello rivolta a tutte le istituzioni (dal Governo, col ministero della Giustizia e il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, fino a Regione ed enti locali): “Superare l’Isola-carcere”, per promuovere “un sistema penitenziario capace di sicurezza, responsabilità e sviluppo civile”.
- Lecce. L’ora d’aria in gabbia, i pasti in cella, pochi libri e niente sport
- Busto Arsizio. Carcere da incubo: “La politica deve intervenire”
- Messina. Il dramma del piccolo di 18 mesi nel carcere di Gazzi
- Barcellona Pozzo di Gotto (Me). Carcere: emerse le tante criticità, serve più dialogo tra istituzioni
- Massa Marittima (Gr). Visita dei Giovani democratici nel carcere: “59 detenuti per 48 posti”










