Ristretti Orizzonti, 16 giugno 2026
Iniziativa dell’Associazione Granello di senape Padova ODV. Nella Casa Circondariale di Padova molte persone detenute rischiano di perdere diritti sociali fondamentali non perché non ne abbiano titolo, ma perché la detenzione rende quasi impossibile svolgere pratiche amministrative ordinarie: richiedere la NASPI, rinnovare documenti, avviare domande di invalidità civile, ottenere ISEE, RED o estratti contributivi, dialogare con INPS, Comune, Agenzia delle Entrate, Motorizzazione, Consolati e altri uffici. Lo Sportello di Segretariato Sociale nasce per colmare questa distanza. Attraverso colloqui settimanali in carcere, gli operatori ascoltano le richieste, raccolgono documenti, orientano le persone detenute sulle procedure corrette e attivano i contatti necessari con enti pubblici e privati.
di Bernadette Nicotra*
Il Giornale, 16 giugno 2026
Quali misure per cercare di decongestionare le carceri? Occorre pensare a dei rimedi che siano innanzitutto strutturali. Primo tra tutti, un serio intervento di edilizia penitenziaria, attraverso una riqualificazione degli spazi esistenti sulla base di una progettazione conforme alla finalità rieducativa della pena. Non occorrono, quindi, semplicemente nuovi contenitori, ma strutture che siano realmente a misura d’uomo: luoghi in cui vi sia spazio per il lavoro, quale stimolo per restituire dignità e speranza ai detenuti; in cui le opportunità di reinserimento passino attraverso percorsi di formazione e crescita personale; in cui gli incontri con le famiglie siano agevolati, così da non mortificare l’affettività e il bisogno relazionale che caratterizza ogni essere umano. Le carceri devono essere, insomma, luoghi in cui l’educazione, la cultura e il rapporto umano siano parte integrante del percorso detentivo.
di Mariano Acquaviva*
laleggepertutti.it, 16 giugno 2026
Sebbene la Costituzione vieti la pena capitale, il tasso di mortalità tra i detenuti è molto alto a causa dell’inefficienza del sistema penitenziario. In Italia “Non è ammessa la pena di morte”, come stabilisce espressamente la Costituzione (art. 27, quarto comma). Ciononostante, nelle carceri italiane si muore quasi ogni giorno. Ad oggi, solo nel 2026, sono già 28 i suicidi e 73 le morti dovute ad altre cause (malattia, overdose, omicidio, “motivi da accertare”, ecc.), per un totale quindi di 101 decessi, come riportato dall’osservatorio di Ristretti Orizzonti. I numeri sono preoccupanti e inducono a ritenere che si raggiungeranno le cifre degli ultimi anni, che si attestano intorno ai 250 morti all’anno. I decessi, anche quando non sono dovuti al suicidio, sono spesso riconducibili alle condizioni precarie in cui i detenuti sono costretti a vivere: il sovraffollamento, unito al cattivo stato delle strutture carcerarie, favorisce l’insorgere o l’acuirsi di malattie fisiche e psicologiche a cui difficilmente si riesce a far fronte con le scarse risorse sanitarie dei penitenziari (per maggiori approfondimenti, si rinvia ai numerosi rapporti dell’Associazione Antigone)
di Errico Novi
Il Dubbio, 16 giugno 2026
Verso l’ok agli emendamenti Colosimo e alla norma sull’estinzione dei reati. Possibile intesa tra azzurri e Nordio sui ristori alle vittime di errori giudiziari. La via d’uscita c’è. Il centrodestra è al lavoro per evitare di avvitarsi sulla giustizia. Dopo il flop, anzi la revoca dell’ultimo vertice, dopo l’altolà di Carlo Nordio alla responsabilità civile e la conseguente irritazione di Forza Italia, si cerca di portare a casa il risultato minimo. Con un “metodo” diverso: niente più vertici allargati, basta con le adunanze plenarie a via Arenula, che si risolvevano in vani e divergenti proclami, via libera ai “comitati ristretti”. Alle “trattative riservate”, come le definisce qualche parlamentare. Ma va bene tutto: c’era il rischio di far seguire alla sconfitta sul referendum un imbarazzante nulla di fatto fino al termine della legislatura.
di Antonio Mastrapasqua
Il Riformista, 16 giugno 2026
Probabilmente aveva ragione Silvio Berlusconi, che dopo la vittoria elettorale del settembre 2022 avrebbe voluto al Ministero di Grazia e Giustizia Maria Elisabetta Casellati. Invece Giorgia Meloni, forte del suo primo premierato, impose Carlo Nordio, che era stato candidato di bandiera di Fratelli d’Italia contro la rielezione di Sergio Mattarella. D’altronde Nordio arrivava spinto dal vento delle sue lucide analisi sul malessere della Giustizia italiana, scritte regolarmente, da anni, sul Gazzettino e sul Messaggero. Un breviario di liberalismo applicato al sistema giudiziario di casa nostra, accompagnato da una manifesta ostilità contro lo strapotere dell’Anm e il suo asservimento alla politica del centro-sinistra.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 16 giugno 2026
Si può discutere del nuovo reato autonomo di femminicidio senza dire la stessa cosa di Roberto Vannacci. Basta ragionare sui temi senza tabù, per ottenere persino un vantaggio: smascherare il trucchetto logico con cui il generale riesce a solleticare qualche pancia di troppo. Se molti si indignano, infatti, per l’ennesima trovata con cui il nuovo leader ha dominato il week end, qualcuno sussurra: “Sotto sotto ha ragione: perché uccidere una donna dovrebbe essere più grave che uccidere un anziano?”. Ebbene, la risposta è facile: la violenza di genere non è più grave, è semplicemente diversa. Perciò dubitare della via penale come soluzione a un’istanza culturale e sociale non significa negare un fenomeno che invece esiste, eccome. Lo dicono i numeri e le analisi serie, mica la cosiddetta “ideologia woke” a cui Vannacci vuole fare la guerra.
ilpost.it, 16 giugno 2026
Il caso dell’uomo che girava con un machete a Milano conferma molti problemi sulle persone detenute con disagi psichici. Lamin Sonko, 31 anni, è morto l’8 giugno all’ospedale Niguarda di Milano, pochi giorni dopo aver tentato il suicidio nel carcere di San Vittore, sempre a Milano. L’uomo, di origine gambiana e affetto da problemi psichiatrici, era recluso in una cella “ad alto rischio suicidio” (CAR): sono spazi sorvegliati 24 ore su 24 e progettati per prevenire violenze e autolesionismo tra i detenuti più fragili. A San Vittore ce ne sono sei. “È la forma più avanzata di tutela che ci può essere in carcere, ma il problema è che il carcere non è il posto giusto per i pazienti psichiatrici”, ha detto un’operatrice del carcere che conosce bene il caso e che chiede di restare anonima.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 16 giugno 2026
Collirio negato a un detenuto al 41bis, allarme dei familiari per un altro recluso che riporta lividi per i continui svenimenti. Due associazioni, a pochi giorni di distanza, hanno scritto alle autorità per la salute di altrettanti detenuti della Casa di reclusione di Milano Opera. La prima riguarda Tommaso Costa, recluso al 41-bis, a cui da circa due mesi sarebbe negato il collirio che serve a tenere sotto controllo una malattia autoimmune agli occhi. La seconda riguarda Giuseppe Scalia, che continua a perdere conoscenza e a cadere a terra, e che in una videochiamata è apparso ai familiari con il volto pieno di ematomi. Due storie diverse, lo stesso istituto, lo stesso nodo: l’accesso alle cure di chi vive privato della libertà.
di Giulia Bondi
rainews.it, 16 giugno 2026
A Modena forse l’ultimo atto di una inchiesta partita più di sei anni fa. Per la Procura bisogna archiviare tutto. Sono passati più di sei anni ma è ancora davanti al giudice per le indagini preliminari la vicenda delle presunte torture sui detenuti durante la rivolta del carcere di Modena dell’8 marzo 2020. Per due volte la Procura modenese ha chiesto di archiviare, ritenendo inattendibili le denunce. I legali dei detenuti si erano subito opposti e nel 2024 la giudice Clò aveva imposto un supplemento di indagini, che però non ha cambiato la richiesta degli inquirenti: archiviare. Oggi, dopo una serie di rinvii, una nuova udienza, forse l’ultima. In aula ci sono alcuni degli agenti di Polizia penitenziaria indagati, insieme ai loro legali, a quelli dei detenuti e dell’associazione per i diritti umani Antigone, che nell’ultima udienza hanno presentato nuove indagini difensive.
di Adelia Pantano
La Stampa, 16 giugno 2026
Le stime parlano dell’arrivo di almeno 200 detenuti, ma nessuno conferma. Il sindaco: “Continuiamo ad aspettare risposte. Non siamo mai stati convocati”. Nessuna comunicazione ufficiale dal ministero della Giustizia, nessun confronto con il territorio e molte incognite sulle conseguenze organizzative e di sicurezza. Attorno alla trasformazione del carcere di San Michele in uno dei principali poli italiani destinati ai detenuti sottoposti al regime del 41 bis continuano a concentrarsi le preoccupazioni di amministratori locali ed esponenti del Pd. Il tema è tornato al centro della visita compiuta ieri 15 giugno negli istituti penitenziari alessandrini dalla vicepresidente del Senato Anna Rossomando, dal deputato Federico Fornaro, dal sindaco Giorgio Abonante e da una delegazione dei Giovani democratici.
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