di Massimo Lensi
Left, 9 luglio 2026
Il carcere non è più soltanto il luogo nel quale si manifesta la crisi dell’esecuzione penale. Sta diventando il luogo in cui si ridefinisce, quasi nel silenzio generale, il rapporto tra amministrazione e giurisdizione. Dietro il sovraffollamento, la cronica carenza di personale, gli istituti fatiscenti, le continue violazioni dei diritti fondamentali e i ripetuti richiami rivolti all’Italia dalle corti nazionali e sovranazionali, si intravede ormai un problema ancora più profondo: il progressivo indebolimento degli strumenti di garanzia che dovrebbero assicurare la legalità dell’esecuzione della pena. È un cambiamento che fatica a entrare nel dibattito pubblico. L’attenzione si concentra, inevitabilmente, sulle emergenze: il numero dei detenuti, i suicidi, le aggressioni, le carceri inagibili, il caldo soffocante che trasforma celle già sovraffollate in luoghi incompatibili con qualsiasi idea di dignità della persona. Tutto vero. Tutto drammaticamente reale. Ma questi fenomeni rischiano di essere scambiati per il problema, quando forse ne rappresentano soprattutto i sintomi.
di Marco Perduca
huffingtonpost.it, 9 luglio 2026
In un’Italia dove c’è una sovrappopolazione carceraria di quasi il 140%, la direzione regionale dell’amministrazione penitenziaria toscana ha autorizzato come rimedio estremo l’uso di brande e materassi a terra nei corridoi per far fronte al sovraffollamento. La città di Lucca, che ha la sindaca più amata d’Italia, ha anche l’istituto di pena più fuorilegge di tutti. Dall’inizio di una delle più calde estati degli ultimi 50 anni, un detenuto, colpito da ictus, è morto in cella dopo 10 giorni di patente invalidità di cui nessuno s’era accorto; il Gip fiorentino ha sequestrato sette sezioni del carcere per le impraticabili condizioni sanitarie dei locali; una lettera al Garante per i diritti delle persone private della libertà ha denunciato acqua inquinata potenzialmente infettante. Di fronte a tutto ciò, in un’Italia dove mediamente c’è una sovrappopolazione carceraria di quasi il 140% (col picco di Lucca dove siamo a oltre il 200%), la direzione regionale dell’amministrazione penitenziaria toscana ha autorizzato come rimedio estremo (al male estremo) l’uso di brande e materassi a terra nei corridoi per far fronte al sovraffollamento.
di Maurizio Turco e Irene Testa*
partitoradicale.it, 9 luglio 2026
La lettera con cui i Presidenti dei Tribunali di Sorveglianza si rivolgono al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella conferma, purtroppo, ciò che il Partito Radicale denuncia da anni: la magistratura di sorveglianza è stata progressivamente abbandonata, nonostante svolga una funzione essenziale per garantire il rispetto della Costituzione e dello Stato di diritto. Già con la campagna ‘Giustizia #24’ avevamo denunciato numeri impietosi: appena 230 magistrati di sorveglianza, uffici con scoperture di personale che arrivano al 50%, chiamati a vigilare su 190 istituti penitenziari, a seguire decine di migliaia di persone in esecuzione penale esterna e a smaltire un arretrato enorme di pratiche. Già nel 2024 il Partito Radicale aveva promosso una campagna dedicata proprio alla magistratura di sorveglianza. Quell’allarme è rimasto inascoltato. Oggi l’appello dei Presidenti dei Tribunali di Sorveglianza conferma che quelle denunce erano fondate.
di Simone Di Matteo
affaritaliani.it, 9 luglio 2026
Da una testimonianza giunta in redazione emerge il caso di un uomo che avrebbe scoperto un tumore allo stomaco in fase metastatica dopo mesi di richieste di assistenza rimaste inascoltate. Il dottor Filippo Marra, consulente tecnico esterno del Senato della Repubblica e membro della Segreteria di Stato, ha analizzato con noi la vicenda, soffermandosi sui profili giuridici e costituzionali della tutela sanitaria negli istituti penitenziari. Tra le numerose testimonianze che continuano ad emergere vi è quella di “Mario Rossi”, nome di fantasia utilizzato per tutelarne l’identità. Una vicenda che abbiamo deciso di sottoporre all’attenzione del Dr Filippo Marra, consulente tecnico esterno del Senato della Repubblica e membro della Segreteria di Stato, con cui avevamo già disquisito a riguardo, affinché ne approfondisca e divulghi tutti gli aspetti giuridici e costituzionali, poiché, se confermata nei termini raccontati attraverso una lettera arrivata in redazione, rappresenterebbe, purtroppo, uno degli esempi più drammatici delle criticità che ancora oggi caratterizzano l’intero sistema penitenziario italiano.
askanews.it, 9 luglio 2026
Per gli over 80 reclusi non ci sono statistiche del ministero. “C’è chi scrive di caso record per il 98enne che ha tentato di uccidere la moglie e si trova nel carcere di Genova. È sicuramente il detenuto più anziano di età in assoluto ma purtroppo oltre ad Antonio Russo che all’età di 88 anni, nonostante la grazia parziale ottenuta nei giorni scorsi, resta in carcere a Roma in condizioni di salute precarie, non ci sono statistiche del ministero della Giustizia sugli over 80 mentre circa 1.300 detenuti sono over 70 anni con patologie croniche”. Lo denuncia in un nota Aldo Di Giacomo, segretario del Sindacato Polizia Penitenziaria. “La detenzione di persone anziane comporta grandi problemi prima di tutto di assistenza sanitaria e cura per buona parte degli over 70enni che, nell’80%, hanno particolari problemi di salute mentre negli istituti è ben nota la carenza di medici e personale sanitario” prosegue il sindacalista, spiegando che “tra le malattie più frequenti quelle infettive che interessano il 48% dei detenuti. A seguire i disturbi psichiatrici (32%), le malattie osteoarticolari (17%), quelle cardiovascolari (16%), problemi metabolici (11%) e dermatologici (10%)”.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 9 luglio 2026
In piena sfida a destra in fatto di “remigrazione”, Fratelli d’Italia rilancia con una proposta di legge presentata ieri alla Camera che prevede il rimpatrio forzato degli immigrati extra Ue con condanne definitive superiori a un anno, al fine di far “scontare la pena nel Paese d’origine”. Un provvedimento che, ha spiegato il capogruppo dei deputati meloniani Galeazzo Bignami illustrando il testo, alleggerirebbe anche il sovraffollamento carcerario perché si potrebbe applicare, secondo gli obiettivi propagandistici di Fd’I, alla platea dei circa 16 mila detenuti di origine straniera, ossia il 29,8% dei 49 mila condannati in via definitiva che al 30 aprile 2026 risultavano detenuti nelle carceri italiane.
Il suicidio di un agente penitenziario è un evento sentinella: cosa rivela sulla crisi delle carceri
di Pietro Pellegrini*
vasodipandora.online, 9 luglio 2026
A fine aprile un assistente capo della polizia penitenziaria di 42 anni si è tolto la vita nella sua abitazione a Torino. Lascia la moglie e una figlia di sei anni. Purtroppo non è il solo, il rischio di suicidio negli agenti è più elevato rispetto alla popolazione generale. Quando, per suicidio, muore un detenuto abbiamo perso tutti. Quando succede ad un agente, un lavoratore al servizio della comunità in nome dello Stato abbiamo perso tutti su diversi fronti. Quello umano, (della tragedia della quale non è possibile parlare perché non vi sono gli elementi, né questa è la sede), quello professionale e istituzionale. Il suicidio è un “evento sentinella” cioè un evento avverso di particolare gravità, che causa morte o gravi danni e determina una perdita di fiducia dei cittadini. Un evento che obbliga ad esaminare aspetti strutturali, organizzazione, procedure, dotazioni di organico, sicurezza, formazione.
di Daniela Palumbo
scarpdetenis.it, 9 luglio 2026
Il lavoro resta uno dei pilastri del reinserimento dei detenuti, ma nelle carceri italiane le opportunità di formazione e occupazione sono ancora distribuite a macchia di leopardo. Tra carenza di educatori, ostacoli burocratici e differenze tra istituti, soprattutto tra Nord e Sud Italia, il successo dei percorsi di rieducazione dipende spesso dall’impegno delle direzioni penitenziarie e dalla collaborazione con il territorio. Viaggio di Scarp tre le dolcezze che nascono in carcere. Si parla molto del valore del lavoro carcerario, portatore non (solo) di semplice occupazione, ma strumento di rieducazione e reinserimento sociale. Le storie di Scarp raccontano una fitta rete di esperienze professionalizzanti in cui i detenuti sono protagonisti, costituita in buona parte dal settore dei prodotti da forno: pane, biscotti, pasticceria.
di Roberto Paglialonga
L’Osservatore Romano, 9 luglio 2026
C’è un modo di guardare al mondo delle carceri che trascende la pena, il reato, la colpa. È quello di chi non si accontenta degli stereotipi, ma punta al cuore e penetra col proprio sguardo, con la parola, con la potenza trasformativa dell’incontro, ogni storia. È quello che la Chiesa cerca di fare, da sempre. Perché “per entrare dentro ogni storia, serve l’amore che tutto spiega. L’opposto dell’odio, che tutto nasconde”. A dirlo è Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero per la comunicazione, nel corso del convegno intitolato “Diritto all’esecuzione penale. Normativa, prassi e interpretazione giurisprudenziale”, promosso il 7 e 8 luglio, presso la Scuola di perfezionamento per le Forze di polizia, dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale e dall’Associazione italiana giovani avvocati, e moderato dal giornalista dei media vaticani, Davide Dionisi, alla presenza di numerosi giuristi e operatori del settore penitenziario e della giustizia.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Riformista, 9 luglio 2026
Emendamenti di Fratelli d’Italia per ampliare il perimetro delle captazioni anche ai “reati spia” Ma sarà una pesca a strascico. “No” di FI alle osservazioni del procuratore nazionale antimafia. Volano gli stracci nella maggioranza sulla giustizia. Dopo il rinvio sine die del vertice che avrebbe dovuto fare il punto sulle riforme post referendum, tra Forza Italia e Fratelli d’Italia esplode un nuovo scontro. Questa volta il terreno di battaglia sono le intercettazioni e, soprattutto, i due emendamenti presentati l’altro giorno dai meloniani al decreto Giustizia per ampliare la possibilità di utilizzare le captazioni anche in procedimenti diversi da quelli per cui erano state autorizzate. La risposta degli azzurri arriva senza giri di parole. “Noi non li votiamo”, taglia corto il capogruppo di Forza Italia in Commissione Giustizia al Senato, Pierantonio Zanettin. La questione riguarda gli emendamenti ispirati alle osservazioni del procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo, molto ascoltato dalle parti di via della Scrofa. L’obiettivo di Fratelli d’Italia è ampliare il perimetro di utilizzabilità delle intercettazioni, facendo riferimento anche ai cosiddetti “reati spia”. Una soluzione che, però, Forza Italia considera incompatibile con l’impostazione della riforma approvata nel 2023.
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