di Fulvio Fulvi
Avvenire, 9 maggio 2026
Sovraffollamento a livelli record. Nei penitenziari 2mila persone in più in un anno. Anche gli istituti minorili strapieni per una maggiore severità nelle condanne. Carceri sempre più affollate e alta tensione dietro le sbarre. Negli ultimi giorni due detenuti si sono suicidati a Parma e Torino, città dove anche un agente penitenziario di 42 anni si è tolto la vita: è il secondo poliziotto dall’inizio dell’anno dopo quello di Bollate a gennaio, mentre le vittime tra i ristretti sono 19. In un mese gli ospiti nei 189 istituti di pena sono aumentati di 439 unità superando quota 64mila, a fronte di una disponibilità effettiva di 46.318 posti: il tasso di sovraffollamento ha raggiunto, in aprile, il 139,1% con 73 strutture che registrano presenze oltre il 150%. In un anno la popolazione carceraria è salita di 1.991 unità che sono 3.000 in più rispetto al 2024.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 9 maggio 2026
Una sentenza della corte d’Appello dell’Aquila boccia gli orari di servizio imposti dal Dap agli agenti. Sono pochi, male organizzati e sottoposti a turni stressanti. Ed è uno dei motivi che concorrono a rendere le carceri un luogo disumano e insicuro. In Sicilia tutte le sigle sindacali della polizia penitenziaria hanno proclamato lo stato di agitazione contro l’assegnazione di “sole 77 unità destinate alla regione degli agenti usciti dal 186° corso”. Mentre a L’Aquila la Corte d’Appello della sezione Lavoro ha dichiarato “assolutamente illegittima” la “predisposizione di turni di lavoro di durata eccedente le sei ore giornaliere”. A dare notizia della sentenza del 3 maggio è Gennarino De Fazio, segretario della Uil Fp penitenziaria che è ricorsa in appello contro il Dap.
di Paolo Frosina
Il Fatto Quotidiano, 9 maggio 2026
Dopo l’allarme del capo della Dna, il ministro apre ai pm: “Forniteci dati sulle indagini ostacolate”. Via Arenula invita il Procuratore antimafia a “un confronto tecnico” che stabilisca un “progetto normativo” per il Parlamento. “Un adeguato approfondimento tecnico”, basato sui dati, “sul quale costruire un’ipotesi di affinamento della normativa vigente”. Carlo Nordio apre, almeno sulla carta, a rivedere la stretta del governo sulle intercettazioni dopo l’allarme del procuratore nazionale Antimafia Gianni Melillo.
di Francesco Carotenuto
L’Unità, 9 maggio 2026
È singolare e che la lettera “aperta” del Procuratore abbia come principali destinatari i ministri della Giustizia e dell’Interno, in quanto ai sensi dell’art. 71 Cost. è il Governo ad avere il potere di iniziativa legislativa. Occorre innanzitutto chiarire ai non addetti ai lavori che l’attuale questione, sollevata dal Procuratore Antimafia Dott. Giovanni Melillo, di modificare - o meglio, allargare - i confini delle intercettazioni, attraverso la modifica o la pura e semplice abrogazione dell’art. 270 c.p.p., non ha nulla a che vedere con la Politica né con l’amministrazione della giustizia né tantomeno con l’amministrazione degli affari interni. È pertanto singolare e fonte di incertezza che la lettera “aperta” del Procuratore abbia come principali destinatari i ministri della Giustizia e dell’Interno, in quanto ai sensi dell’art. 71 Cost. è il Governo quale organo unitario, e non i singoli Ministri, ad avere il potere di iniziativa legislativa.
di Giorgio Spangher
Il Dubbio, 9 maggio 2026
L’inerzia sulle norme per il sequestro delle “chat”, segnalata da Guido Camera, è solo l’ultimo dei casi in cui la consulta resta l’unico baluardo. Con una lettera indirizzata al Parlamento, l’avvocato Guido Camera, in relazione ai ritardi della politica nell’attuare le leggi riformatrici, evidenzia come i vuoti in questione siano colmati dall’intervento della giurisprudenza. Il dato relativo alle implicazioni dei ritardi della politica sulle varie tematiche, soprattutto se conflittuali o sensibili, è noto: basti pensare al tema del “fine vita”. Calando questa premessa sui nodi della giustizia penale, si possono sviluppare alcune riflessioni più articolate.
di Francesca Scopelliti*
L’Unità, 9 maggio 2026
Il 19 maggio 2026 ricorre il Decennale da quando Marco Pannella è venuto a “mancare”. Dalle ore 10 alle 20, saremo nella nuova sede di Nessuno tocchi Caino a Roma in Via della Panetteria 15, di fronte alla casa nella quale Marco ha vissuto fino all’ultimo. Nella stessa giornata, nel 38° Anniversario della sua scomparsa, ricorderemo anche Enzo Tortora, vittima di un sistema di giustizia medievale. Anche se il 18 e il 19 maggio ne ricordiamo i tristi anniversari, Enzo Tortora e Marco Pannella non appartengono al passato: sono figure che continuano a vivere nel presente e nel futuro civile e politico dell’Italia, incarnando valori che restano attuali e necessari.
di Diego Motta
Avvenire, 9 maggio 2026
Oggi è la giornata dedicata alle vittime del terrorismo, 48 anni dopo il ritrovamento del corpo di Aldo Moro. Tra le nuove generazioni, prevale la scarsa conoscenza e si fa una gran confusione sulla matrice delle stragi e sui gruppi eversivi. Gli storici: nelle scuole non se ne parla, ma i segnali di nuove tensioni sociali dovrebbero metterci in guardia. La violenza politica resta un fantasma. Oggi riaffiora, come un incubo che credevamo cancellato, tra proiettili sparati, aggressioni antisemite, spedizioni punitive, insulti, cori e striscioni. Sono segnali preoccupanti, che chiedono di tenere alta la vigilanza, soprattutto sulle nuove generazioni. Gli estremismi incombono, dai raid post-fascisti alle frange estreme dei cortei pro-Pal, e forse la ragione di tutto questo va ricercata nella memoria che non c’è più (o non c’è mai stata).
di Giulia Ghirardi
fanpage.it, 9 maggio 2026
“È andato in infermeria perché non stava bene. Lo hanno mandato via, dicendogli che non aveva nulla. Due giorni dopo, però, è morto”. A parlare è Bo Guerreschi, presidente della Ong Bon’t Worry Ingo, che ha deciso di raccontare a Fanpage.it quanto appreso dai parenti di alcuni detenuti del carcere milanese di Opera: “Vogliono nascondere il decesso, insabbiando i numeri reali delle morti all’interno del carcere”. Per chiarire la vicenda Fanpage.it ha provato a contattare più volte la direzione dell’Istituto penitenziario, che, però, non ha mai risposto né voluto chiarire le circostanze del caso.
parmatoday.it, 9 maggio 2026
Il 48enne, che ha trascorso un anno nel carcere di via Burla, è affetto da una situazione sanitaria estremamente grave e complessa. L’associazione Yairaiha Ets torna sul caso di Marco Bondavalli, detenuto di 48 anni che nel corso della sua storia carceraria è stato rinchiuso per circa un anno nel penitenziario di via Burla di Parma. “Dopo il rigetto del Tribunale di Sorveglianza di Bologna del 9 aprile 2026, le condizioni di Marco Leandro Bondavalli continuano a peggiorare. Marco ha 48 anni ed è affetto da una situazione sanitaria estremamente grave e complessa, già più volte ritenuta incompatibile con il regime carcerario.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 9 maggio 2026
Il palestinese arrestato lo scorso dicembre nell’ambito dell’inchiesta che tra gli altri ha coinvolto il presidente dell’Associazione Palestinesi in Italia Hannoun. Un’istanza alla procura di Genova per consentire a Ryad Abustanji, arrestato lo scorso dicembre con l’accusa di finanziare Hamas nell’ambito dell’inchiesta che tra gli altri ha coinvolto il presidente dell’Associazione Palestinese in Italia Mohammad Hannoun, di accedere alle cure mediche che sin qui gli sono state negate. L’uomo, 60 anni, palestinese, è detenuto nella sezione alta sorveglianza del carcere di Rossano, in Calabria, ed è in condizioni fisiche molto precarie a causa del diabete e di alcuni problemi alla prostata e alle vie urinarie.
- Trento. “Non è facile avere fiducia qui dentro”. Il testo scritto da una detenuta*
- Lecco. “Carceri sovraffollate? Basterebbe non introdurre un nuovo reato a settimana”
- Taranto. Pet therapy in carcere i detenuti incontrano i cani: “Loro non giudicano”
- Lecce. Inaugurazione della nuova Biblioteca dell’Ipm: un ponte tra cultura e riscatto sociale
- Catania. Il convegno: “L’istruzione, ponte alla vita: le case detentive si aprono alla città”











