di Nello Trocchia
Il Domani, 13 luglio 2026
Suicidi, sequestri di padiglioni, morti sospette e alti dirigenti sotto inchiesta. Il carcere modello Meloni, a un anno dalla fine della legislatura, è al collasso. E deve pagare anche il conto delle avventure imprenditoriali di Andrea Delmastro Delle Vedove e della bisteccheria made in camorra. L’ex sottosegretario meloniano alla Giustizia ha avuto per quattro anni la gestione delle politiche carcerarie. Da quando si è dimesso è calato il silenzio. Al suo posto è arrivato un altro meloniano, Alberto Balboni. “Ma tutto è fermo, è una fase neutra senza scelte, sembra si aspetti la fine del mandato e la campagna elettorale, ma il carcere non va in vacanza, presenta ogni giorno il conto ed è sempre più drammatico”, racconta chi conosce bene i nostri istituti di pena e il Dap, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.
di Paolo Doni
laprovinciaunicatv.it, 13 luglio 2026
Mentre il ministro della Giustizia Carlo Nordio annuncia che grazie alle nuove norme introdotte dal ddl in corso di approvazione ci saranno tra gli 8 e i 10mila detenuti in meno (tutti tossicodipendenti che dovranno essere presi in carico da strutture che ancora non ci sono…), la realtà degli istituti penitenziari italiani è un bollettino di guerra e restituisce un quadro indegno di un Paese civile. L’ultimo caso, quello del carcere di Sollicciano (Firenze), ha spinto la magistratura a sequestrare alcune sezioni dell’istituto per carenze igienico-sanitarie. Nel decreto di sequestro preventivo erano allegate anche le fotografie che documentavano morsi di cimice sulla mano di un detenuto, zecche nelle celle, cibo conservato in sacchetti della spazzatura.
di Emilia Corea*
iacchite.blog, 13 luglio 2026
Il 13, 14 e 15 luglio la Conferenza nazionale dei Garanti delle persone private della libertà personale ha promosso tre giornate di mobilitazione dedicate alle condizioni di vita negli istituti penitenziari italiani. Non si tratta di una ricorrenza simbolica ma di un richiamo alla responsabilità della politica. Perché ciò che accade oggi nelle carceri non è il frutto del destino o di un’emergenza imprevedibile ma il risultato di scelte, di omissioni, di provvedimenti amministrativi e legislativi sempre più repressivi e atti a rendere il sistema penitenziario incapace di garantire condizioni compatibili con la dignità umana. Non è una denuncia relativa alla situazione di un istituto o di una regione. È l’intero sistema penitenziario italiano ad attraversare una crisi senza precedenti, probabilmente il caldo la rende soltanto impossibile da nascondere.
Cronache della Campania, 13 luglio 2026
La storia dell’uomo di 87 anni rinchiuso nella cella del carcere di Sollicciano, con gravi problemi di salute e una condanna risalente a un furto d’auto, ha sollevato un’importante discussione sulle condizioni dei detenuti anziani nel sistema penitenziario italiano. Non si tratta di un caso isolato, ma di una situazione ormai strutturale che coinvolge decine di persone di età avanzata nelle carceri del Paese, mettendo in evidenza un’emergenza umanitaria dai risvolti sociali, sanitari e giuridici. Negli ultimi anni, la percentuale di detenuti ultrasessantenni e ultranovantenni è aumentata sensibilmente. Questo fenomeno è dovuto a diversi fattori, tra cui l’invecchiamento della popolazione generale, la durata delle pene e la rigidità delle politiche carcerarie che limitano le alternative alla detenzione per persone con età e condizioni di salute critiche. Le conseguenze sono evidenti: le strutture penitenziarie, nate per ospitare individui in condizioni fisiche generali migliori, risultano spesso inadeguate a rispondere ai bisogni di questa fascia di detenuti.
di Francesco Petrelli
Il Riformista, 13 luglio 2026
L’Unione delle Camere Penali Italiane esprime forte preoccupazione per gli emendamenti presentati al decreto giustizia che propongono di modificare ancora una volta l’articolo 270 del codice di procedura penale, ampliando i casi nei quali le intercettazioni possono essere utilizzate in procedimenti diversi da quelli per i quali erano state autorizzate. La disciplina dell’articolo 270 non rappresenta un ostacolo alle indagini. Essa costituisce uno dei principali presìdi posti a tutela della libertà e della segretezza delle comunicazioni, garantite dall’articolo 15 della Costituzione. Le intercettazioni rappresentano una deroga eccezionale a un diritto fondamentale e non possono trasformarsi in uno strumento generalizzato di ricerca di reati.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 13 luglio 2026
Le Sezioni Unite, con una decisione resa nota soltanto in via provvisoria, hanno escluso che possano essere dedotti i vizi nella determinazione del trattamento sanzionatorio che non comportino una pena illegale. Le Sezioni Unite chiudono il contrasto giurisprudenziale sul concordato in appello e delimitano l’ambito del ricorso per Cassazione contro la sentenza emessa ai sensi dell’articolo 599-bis del codice di procedura penale. Con una decisione, resa nota solo in via provvisoria, che porta la data del 9 luglio (ricorso R.G. n. 9966/2026), la Corte ha stabilito che non possono essere dedotti i vizi relativi alla determinazione della pena quando questi non si traducano nell’irrogazione di una pena illegale.
torinoggi.it, 13 luglio 2026
Tra carenze di personale e boom di presenze nelle strutture regionali, il sindacato della Polizia Penitenziaria chiede una svolta manageriale e più misure alternative per i reati minori. La situazione all’interno delle strutture penitenziarie piemontesi torna al centro del dibattito pubblico. Secondo i dati diffusi dal Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe), nelle tredici strutture della regione si registra attualmente la presenza di circa 4.500 persone detenute, a fronte di una capienza regolamentare complessiva che si attesta sui 3.900 posti. Si tratta di un divario numerico che, secondo la sigla sindacale, “incide pesantemente sulle condizioni di lavoro della Polizia Penitenziaria e sulla gestione quotidiana degli istituti”.
viverefermo.it, 13 luglio 2026
Cinque istituti marchigiani su sei superano i posti disponibili. A giugno 2026 i detenuti sono 1.086 contro 814 posti regolamentari: affollamento al 133,4%. Pesaro raggiunge il 177,8% considerando i posti effettivamente agibili. Il sovraffollamento non è un numero: è la misura di quanto un carcere si discosti dalla funzione per cui è stato progettato. Quando le presenze superano stabilmente gli spazi disponibili, ogni attività - dal lavoro alla formazione, fino alla gestione quotidiana - diventa più complessa. Nelle Marche, secondo i dati del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria - Ministero della Giustizia, aggiornati a giugno 2026, negli istituti della regione sono presenti 1.086 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 814 posti. Il surplus è di 272 persone, pari a un tasso di affollamento del 133,4%: per ogni tre posti disponibili, una quarta persona deve comunque trovare spazio.
di Andrea Sechi
La Nuova Sardegna, 13 luglio 2026
Sarà un aereo, un Atr-42 della Guardia di Finanza, con separé dedicati, a trasportarli. Questa settimana difficilmente, ma dalla prossima ogni giorno sarà buono per l’arrivo a Bancali e a Uta dei detenuti al 41-bis destinati alla Sardegna. Non ci sono date certe, ma i tempi sono maturi. Anche le ripetute e recenti visite del comandante del Gruppo Operativo Mobile della Polizia Penitenziaria, il Gom, che ha in carico la custodia di questa tipologia di detenuti, fanno capire che due carceri sarde su tre sono quasi pronte a ricevere i nuovi detenuti al 41bis. Anche il mancato completamento a Uta dell’area sanitaria dedicata non sarebbe un problema, essendo comunque presenti sia un centro clinico che ambulatori.
di Cristina Bassi
Il Giornale, 13 luglio 2026
Oggi l’arcivescovo Mario Delpini sarà in visita all’Ipm per sensibilizzare la cittadinanza verso le condizioni di detenzione Domani altre delegazioni entreranno a Opera, Bollate e San Vittore. Oggi alle 14 l’arcivescovo Mario Delpini entrerà al carcere minorile Beccaria. In anticipo di un giorno rispetto alla giornata nazionale di visite negli istituti di pena organizzata da Antigone e dall’Alleanza per l’articolo 27 (che vieta le pene disumane e impone la finalità rieducativa). Questo perché monsignor Delpini, che ha “impegni improrogabili” per domani, non ha voluto mancare all’appuntamento. Insieme all’arcivescovo ci saranno il segretario generale della Cgil milanese Luca Stanzione, la presidente di Antigone Valeria Verdolini, il consigliere regionale Luca Paladini, il presidente del Municipio 6 Santo Minniti.
- Milano. Dentro le carceri per ridestare l’attenzione sulle condizioni di pena
- Bologna. “Alla Dozza ho visto 840 detenuti su una capienza di 457, non è possibile”
- Roma. Daria Bignardi: “Isolati, ma con un senso di comunità”
- Messina. “Troppa sofferenza in carcere, dal Consiglio comunale partano segni d’attenzione”
- Sassari. Straordinari non pagati, si fermano gli infermieri: è emergenza sanitaria nel carcere










