di Ornella Favero*
Corriere della Sera, 24 febbraio 2026
I 40 anni di storia della Cooperativa Giotto impongono a tutti noi, che da anni siamo impegnati per rendere le carceri luoghi meno disumani, una riflessione sul passato che ci dia stimoli nuovi e coraggio per affrontare un difficile futuro. “La vita in carcere deve essere il più vicino possibile agli aspetti positivi della vita nella società libera”: questa, che è la numero 5 delle regole penitenziarie europee, mi aveva sempre un po’ irritato perché sembrava far parte del libro dei sogni. Oggi invece a Padova abbiamo dimostrato che rovesciare i luoghi comuni è possibile.
di Adriano Sofri
Il Foglio, 24 febbraio 2026
Ristretti Orizzonti è da moltissimi anni l’associazione di volontari, operatori e detenuti del carcere, specialmente del padovano Due Palazzi e del femminile della Giudecca. Cura un frequentato sito online, pubblica un’indispensabile rassegna quotidiana di tutto ciò che esce su carcere e giustizia, una rivista bimestrale, e tiene il censimento dei suicidi, “Morire di carcere”. Ha perseguito da molti anni il proposito di mettere in rapporto chi sta in carcere con chi vive fuori, soprattutto facendo incontrare e discutere i detenuti con i giovani delle scuole, e collaborando con l’università. L’altro giorno la rassegna di Ristretti Orizzonti dava una notizia per sé ordinaria, come quella di un incontro romano con i responsabili del ministero, la cui premessa, discretamente e quasi incidentalmente accennata com’era, lasciava agghiacciati.
di Ludovica Villa*
casadellacarita.org, 24 febbraio 2026
Negli ultimi anni si è rafforzata l’attenzione al rapporto tra grave emarginazione adulta ed esperienza detentiva. Gli istituti penitenziari sono spesso descritti come “discariche sociali”, poiché accolgono in misura crescente persone con biografie segnate da precarietà economica, fragilità relazionale e bassi livelli di istruzione. Carcere e vita in strada non appaiono quindi come fenomeni separati, ma come possibili tappe di uno stesso percorso, caratterizzato dall’accumularsi di fratture biografiche nel tempo. La correlazione tra detenzione e homeless non è episodica. L’esperienza penitenziaria non interrompe necessariamente i processi di esclusione già in atto; al contrario, può accentuarli. La detenzione comporta spesso la perdita o l’indebolimento di legami familiari, lavorativi e abitativi, ossia delle risorse che garantiscono stabilità sociale. Quando tali reti sono già fragili prima dell’ingresso in carcere, l’uscita può tradursi in una caduta nella grave esclusione abitativa. Non si tratta di un automatismo, ma di un rischio che aumenta quando la detenzione si inserisce in traiettorie già segnate da precarietà e isolamento.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 24 febbraio 2026
Mercoledì scorso, nella sala Livatino del ministero della Giustizia, il viceministro Francesco Paolo Sisto ha aperto la conferenza stampa sulla giustizia riparativa con una frase che voleva essere una dichiarazione di orgoglio: “Una conferenza stampa si fa per annunciare quello che si ha intenzione di fare, noi la facciamo per dimostrare che abbiamo realizzato qualcosa”. Sul tavolo c’erano i 36 Centri per la giustizia riparativa attivati su tutto il territorio nazionale, i circa 15 milioni di euro impegnati, e un sistema che secondo il ministero sta finalmente prendendo forma dopo la riforma Cartabia del 2022. Bello. Anzi, sarebbe bello. Perché a poche settimane da quella conferenza, l’Ufficio del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della Regione Emilia-Romagna ha pubblicato un rapporto che racconta una storia molto diversa.
di Nicolò Delvecchio
Corriere del Mezzogiorno, 24 febbraio 2026
La battaglia di Imma Rizzo, mamma di Noemi Durini, la 16enne di Specchia uccisa dal suo fidanzato Lucio Marzo il 3 settembre 2017, continua. Ieri, la donna si è recata in Cassazione con l’avvocato Valentina Presicce per presentare la proposta di legge di iniziativa popolare volta a negare i permessi premio per chi commette femminicidi. E proprio ieri, poche ore prima della presentazione della proposta che porta il nome di Noemi, a San Severo è stato arrestato l’imprenditore Ciro Caliendo, accusato di aver ucciso la moglie Lucia Salcone nel settembre 2024.
Avvenire, 24 febbraio 2026
Depositata in Cassazione la proposta di legge di iniziativa popolare “Neomi Durini”, la 16enne uccisa da un minorenne che gode di permessi premio a 3 anni dall’omicidio. La proposta di legge di iniziativa popolare Noemi Durini, finalizzata a non concedere permessi premio a chi si macchia di delitti efferati come il femminicidio, è stata depositata questa mattina a Roma presso la Cassazione da parte di dieci promotori, primi firmatari Imma Rizzo e il suo avvocato Valentina Presicce. Imma Rizzo è la madre di Noemi Durini, la sedicenne di Specchia (Lecce) uccisa e sepolta quando era ancora viva dal suo fidanzato anche lui minorenne, il 3 settembre 2017. La proposta di legge sarà pubblicata oggi, 23 febbraio, sulla Gazzetta Ufficiale, segnando l’inizio della raccolta delle 50.000 firme necessarie.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 24 febbraio 2026
È un uruguaiano rimasto 6 anni in custodia cautelare in carcere nelle alterne vicende del processo per l’assassinio nel 1990 in un bar di Milano di un connazionale gestore di una pensione dove si esercitava la prostituzione: delitto per il quale, in contumacia e con un difensore d’ufficio, era stato condannato in primo grado nel 1991 a 23 anni, ma poi assolto nel 2024 nell’Appello-bis nato dall’annullamento in Cassazione della prima sentenza, inficiata dallo stato di contumacia e negli anni rimasta appesa (sino all’estradizione) ai vari periodi di detenzione in Uruguay per una differente condanna in quel Paese. Perciò l’uruguaiano I.P.E.E., 66 anni, ora in base alla legge chiedeva che per questi 2.190 giorni di custodia cautelare lo Stato lo indennizzasse con 547.000 euro di equa riparazione per l’ingiusta detenzione.
di Marco Iasevoli
Avvenire, 24 febbraio 2026
La premier, Salvini e il Governo devono difendersi da chi gli chiede di “scusarsi”. Il tentativo di uscire dall’imbarazzo: implacabili quando sbaglia chi indossa una divisa. Sul caso-Rogoredo il Governo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il vicepremier Matteo Salvini, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e l’intero stato maggiore di FdI, Lega e Forza Italia sono costretti, in queste ore, alla capriola più vistosa dell’intera legislatura. Non solo erano stati solerti, poco dopo l’uccisione di Mansouri, nel prendere le difese del poliziotto che aveva sparato - il cui nome ora è noto, Carmelo Cinturrino.
di Davide Parozzi
Avvenire, 24 febbraio 2026
Il caso del pusher ucciso da un agente a Milano sembra dire che, prima di commentare un fatto, sarebbe bene attendere la fine delle indagini rispettando il lavoro di giudici. La polizia ha saputo gestire la vicenda, ma con lo scudo penale cosa sarebbe successo? La vicenda dell’agente di polizia arrestato con l’accusa di avere assassinato uno spacciatore nel “bosco della droga” di Milano si presta ad alcune considerazioni. Come è noto, ieri mattina, l’assistente capo della Polizia di Stato, Carmelo Cinturrino, è stato ammanettato dai suoi stessi colleghi, nel cortile del commissariato dove presta servizio, con l’accusa di avere ucciso uno spacciatore, Abderrahimm Mansouri.
di Giuliano Santoro
Il Manifesto, 24 febbraio 2026
C’è la campagna propagandistica battente, il fuoco di fila transmediale che quotidianamente tiene il punto sulla repressione e la sicurezza. E ci sono le misure concrete, quelle che la destra ha fatto passare per decreto, bypassando la discussione parlamentare, e forzando di fronte ai dubbi dei costituzionalisti e le preoccupazioni degli addetti ai lavori. Sono almeno due, tra le norme dei decreti sicurezza, quelle che riguardano da vicino l’omicidio di Rogoredo e che fanno cogliere il nesso tra le campagne politiche e la produzione normativa. Un paio di settimane fa, ad esempio, è stata diffusa la circolare del Viminale che rende immediatamente operativo quanto stabilito dal primo decreto: il porto d’armi per gli agenti di pubblica sicurezza è valido anche fuori servizio, senza bisogno di licenza prefettizia, per le armi comuni. La legge adesso consente l’uso di un’arma privata, spesso più occultabile, ufficialmente per autodifesa, anche per gli agenti della polizia municipale.
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