di Nello Trocchia
Il Domani, 16 aprile 2026
“La situazione è pessima, ci sono i problemi di sempre che peggiorano di giorno in giorno. Il sovraffollamento, ma anche il fantomatico piano carceri che è totalmente campato in aria mentre le strutture detentive cadono a pezzi e gli agenti sono sottoposti a caporalato di stato”. L’analisi è di Gennarino De Fazio, sindacalista che si prepara alla rielezione come segretario della Uil penitenziaria. Domani lo ha raggiunto al telefono. Il congresso che si è aperto in queste ore è l’occasione per stabilire priorità dopo il crollo di credibilità che ha colpito i vertici con le dimissioni del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro Delle Vedove, che aveva la delega alla penitenziaria.
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 16 aprile 2026
Il provvedimento, in queste ore al Senato, consente ai poliziotti di agire sotto copertura per scovare reati (anche quelli ordinari) in cella, ma rischia di diventare esplosiva in un contesto pieno di problemi, a partire da un inarrestabile sovraffollamento. Il parere di Scandurra (Antigone) e di De Fazio (Uilpa Polizia penitenziaria). Nelle carceri sempre più sovraffollate arriva una misura che, vestita con i panni della caccia al crimine, porterà ancora più caos. Si tratta dell’agente di polizia penitenziaria infiltrato. La norma è in vigore da quasi due mesi, ma è passata sotto silenzio. Tenuta lontana dal dibattito pubblico concentrato sul divieto di acquisto di coltelli e sulle misure contro i manifestanti, è già pienamente operativa e di qui a fine mese sarà legge.
di Emanuele Bonini
eunews.it, 16 aprile 2026
Il Comitato per la prevenzione della tortura chiama in causa anche l’Italia: “Situazione preoccupante in tutta Europa, abusi soprattutto al momento dell’arresto e durante gli interrogatori informali. Cresce l’impunità”. In Europa gli abusi su fermati e detenuti aumentano, con insulti e percosse anche prima del loro ingresso in penitenziario. Il Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa lancia l’allarme: dentro e fuori le carceri la situazione sta precipitando, con l’Italia chiamata in causa. La relazione annuale 2025 è stata stilata al termine di visite che hanno visto la delegazione dell’organizzazione internazionale anche nelle carceri di Avellino, Foggia, Firenze Sollicciano, Genova Marassi, Santa Maria Capua Vetere (Caserta). Pur non essendoci una specifica scheda Paese e pur mancando richiami diretti e specifici, viene tracciata una situazione generale che finisce inevitabilmente per ricomprendere anche l’Italia.
di Gianni Alemanno e Fabio Falbo
Il Dubbio, 16 aprile 2026
È passata una settimana da Pasqua, tre dal Referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, è tempo di riaprire un tavolo di confronto sulle emergenze della Giustizia italiana e tra queste anche su quella a più grave impatto umano: l’emergenza del sovraffollamento delle carceri italiane. Sono trascorsi anche 9 mesi dal Consiglio dei Ministri del 22 luglio 2025 specificatamente dedicato, per volere del Presidente Meloni e del Ministro Nordio, agli interventi contro il sovraffollamento delle carceri. Da quel giorno non un solo nuovo posto in cella è stato creato del Commissario straordinario per il “Piano carceri” dott. Marco Doglio, mentre il sovraffollamento è passato dal 130% all’attuale 138%.
di Francesca Fulghesu
Il Domani, 16 aprile 2026
Diciassette progetti, 3.000 ragazzi, 370 enti del terzo settore insieme agli Uffici di servizio sociale per i minorenni e i servizi sociali territoriali, per un importo complessivo di 14,5 milioni. A Roma il convegno sui risultati del bando “Cambio rotta: percorsi inclusivi nella giustizia minorile” promosso da Con i Bambini. Nel lessico familiare di Elena Ferrante c’è un termine che dà il titolo anche a un suo saggio: la parola che sua madre pronunciava per descrivere le impressioni contraddittorie che a volte fanno sentire lacerati. La “frantumaglia” è il deposito del tempo senza l’ordine di una storia, di un racconto.
di Sergio Segio
L’Unità, 16 aprile 2026
La caccia a Elia Del Grande. Mai come in questi anni in Italia il giornalismo mainstream sta dimostrando il suo punto più basso. Non è solo questione di asservimento, autocensura, pressapochismo: è proprio la propensione a scrivere e commentare (e giudicare, etichettare, additare, esecrare, mobilitare i peggiori sentimenti) senza sapere e senza documentarsi. Nel caso di Elia Del Grande, che ha riempito per giorni e giorni telegiornali e pagine di quotidiani in un crescendo di allarmismi, per evitare imprecisioni o vere e proprie sciocchezze sarebbe stato sufficiente avere memoria e leggere qualcosa. Non necessariamente corposi libri, come il fondamentale “Un ossimoro da cancellare,” a cura di Giulia Melani, con scritti di Franco Corleone, Katia Poneti e Grazia Zuffa (edizioni Menabò, 2023).
di Valentina Stella
Il Dubbio, 16 aprile 2026
Dall’Aula del Senato a quella del Csm: ieri le polemiche sul dl sicurezza si sono duplicate tra Palazzo Madama e quella che in molti definiscono la Terza Camera. Partiamo proprio da Palazzo Bachelet chiamato ad esprimere in plenum un voto sul parere fornito dalla Sesta Commissione (tre voti favorevoli - Cosentino, Papa, Laganà - due contrari - Nicotra e Porena - una astensione - Cilenti). Il provvedimento, come già spiegato nell’articolo di due giorni fa su questo giornale a firma di Simona Musco, solleva criticità su più fronti, come illustrato dal relatore di Unicost Laganà. Dalla tenuta costituzionale del fermo preventivo alle ricadute sull’attività giudiziaria, fino al rischio di compressione delle libertà fondamentali nelle manifestazioni pubbliche. Il punto più attenzionato è proprio il fermo preventivo.
di Alessandra Algostino
Il Manifesto, 16 aprile 2026
Il disegno autoritario di repressione e criminalizzazione del dissenso non risente dell’onda lunga del No al referendum. Prova ne è la corsa, senza rispetto alcuno del dibattito parlamentare, a convertire l’ennesimo decreto (23/2026) in materia di sicurezza pubblica. Sicurezza intesa, ça va sans dire, come ordine pubblico. Un decreto che, come il precedente (ora legge 80 del 2025), è incostituzionale nella forma e nella sostanza. Ancora una volta, la violazione dei presupposti è resa palese dai riferimenti tautologici che non motivano la necessità e l’urgenza; ad acclarare la loro mancanza interviene, inoltre, il lungo lasso di tempo che intercorre tra l’annuncio in consiglio dei ministri (5 febbraio) e l’adozione (23 febbraio).
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 16 aprile 2026
In arrivo il testo ministeriale che istituisce una nuova gerarchia per gli agenti del carcere: non saranno più dipendenti dal capo Dap. Il provvedimento modifica il Dpr del 2025. Serracchiani: “Va ritirato”. Un corpo di Polizia penitenziaria dotato di una propria autonomia, con una struttura gerarchica formata da personale in divisa proveniente dai medesimi ranghi, come avviene per la Polizia di Stato. Agenti che operano all’interno delle carceri ma non più sottoposti al controllo del capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (generalmente un magistrato) e dei direttori civili degli istituti. È questo l’obiettivo del nuovo decreto ministeriale firmato dal guardasigilli Nordio la cui bozza sarebbe già in fase avanzata di discussione e avallata dal Gabinetto di Via Arenula. In questo quadro sembrerebbe più chiaro il motivo per cui il governo ha deciso di non sostituire l’ex sottosegretario con delega al personale Delmastro, che di fatto agiva come un capo della PolPen. E addirittura - secondo fonti di via Arenula - sarebbe proprio sua l’idea di questa inedita disarticolazione.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 16 aprile 2026
La procura di Caltanissetta ha chiesto l’archiviazione per l’inchiesta che cercava di capire come era stato gestito il dossier mafia appalti e il suo “doppione” di Massa Carrara, ritenuto tra le cause dell’accelerazione della strage di via d’Amelio. Ma quello che i magistrati nisseni hanno scritto tra le righe, in quasi 400 pagine firmate dal procuratore Salvatore De Luca con il procuratore aggiunto Pasquale Pacifico e i sostituti Nadia Caruso, Davide Spina e Claudia Pasciuti, è una condanna morale e professionale per un intero sistema di potere dell’allora Palazzo di Giustizia di Palermo. Il quadro che emerge dal documento depositato è quello di un isolamento scientifico, quasi chirurgico, di un uomo che stava cercando di finire il lavoro del suo amico Giovanni Falcone e che si è ritrovato circondato da silenzi, omissioni e manovre di corridoio. La parola che ricorre di più nell’atto giudiziario è “anomalia”. Il procedimento al centro di tutto è il numero 2789/1990, iscritto presso la Procura di Palermo a partire da un dossier monumentale del Ros dei Carabinieri consegnato il 16 febbraio 1991.
- Rovigo. Carcere minorile, rivolta e tentato suicidio: “Nordio deve intervenire subito”
- Milano. Nuove lettere dal carcere di Opera, i detenuti chiedono le dimissioni del Garante
- Firenze. Avvocati e diritti della persona: riunione delle associazioni specialistiche forensi
- Padova. Nel carcere aprirà un rifugio per gatti che stanno male o non possono essere adottati
- Lecco. Silea e carcere: un progetto di educazione ambientale rivolto ai detenuti











