di Flavia Palomba
Il Fatto Quotidiano, 22 settembre 2026
La situazione delle carceri italiane è ormai al collasso, nel chiuso di una cella le parole della Costituzione italiana si scontrano con una dura realtà, l’art. 27 terzo comma stabilisce con assoluta chiarezza che: “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato” , eppure la cronaca recente ci racconta una storia diversa, la piaga dei suicidi in carcere non si attenua, e questo rappresenta una sconfitta per uno stato democratico. I numeri parlano chiaro: 82 detenuti si sono tolti la vita nel 2025, l’anno in corso ha confermato questo tragico trend, infatti si registrano ulteriori vittime già dai primi mesi, ed un numero elevatissimo di episodi di autolesionismo, a testimoniare come molti carcerati abbiano individuato nella morte l’unica via di fuga.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 22 settembre 2026
“Fate attenzione ché se vince il Campo Largo avrete Nicola Gratteri come ministro della Giustizia”: a lanciare l’allarme è stato il vice ministro Francesco Paolo Sisto durante il convegno “Lo stato generale dell’esecuzione penale. Anatomia di un disastro. Analisi e proposte”, organizzato dall’Ucpi sabato a Firenze, scelta non a caso per avere uno dei peggiori carceri d’Italia, quello di Sollicciano. Un incontro tra avvocati, accademici come Gian Luigi Gatta, Roberto Bartoli, Davide Bertaccini, esperti come Lucia Castellano, politici, Garanti chiamati a proporre soluzioni. “È necessario che ciascuno, nel proprio ambito, faccia del carcere una testimonianza di civiltà”, ha proseguito Sisto per cui “necessitiamo di un gioco di squadra: il problema non può essere risolto solamente da una norma, ma ogni professionista del settore dovrebbe contribuire a risolverlo”, compresa la magistratura “che dovrebbe far ricorso a più misure alternative e pene sostitutive”.
di Antonio Mazzocchi*
Il Dubbio, 22 settembre 2026
Il sistema carcerario italiano si trova da tempo in uno stato di perenne emergenza. Le cronache quotidiane restituiscono l’immagine di istituti al collasso, dove l’indice di affollamento supera stabilmente i limiti della dignità umana. Di fronte a questa realtà drammatica, la risposta della politica oscilla spesso verso una soluzione apparentemente pragmatica ma storicamente fallimentare: l’edilizia penitenziaria. Costruire nuove carceri o ampliare i padiglioni esistenti viene presentato come il rimedio definitivo per decongestionare le celle. Si tratta, tuttavia, di un miraggio. La storia recente dimostra che l’aumento dei posti letto non fa altro che generare un effetto moltiplicatore, una sorta di “legge di indotto” per cui i nuovi spazi vengono rapidamente riempiti dall’incessante automatismo della macchina giudiziaria.
di Mauro Palma
Il Manifesto, 22 settembre 2026
Di fronte a una richiesta di autorizzazione per la privazione della libertà di una persona, chi deve esprimere il parere deve valutare dove e come sarà trattenuta e tenere conto della soggettività della persona stessa, con le sue eventuali fragilità, anche di carattere sanitario. Una quindicina di anni fa, a proposito del trasferimento in un altro Stato di persone private della libertà, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha affermato che quando risulta violato l’obbligo del rispetto della loro dignità deve risponderne non solo chi accoglie la persona ristretta nelle proprie strutture in condizioni inaccettabili, ma anche di chi ha deciso di inviarvela malgrado tutto. Da allora questa via della giurisprudenza si è consolidata e quel principio si deve riflettere anche nelle decisioni all’interno di ciascun paese che fa parte della Convenzione europea.
di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 22 settembre 2026
Malgrado la stretta messa in atto con il decreto sicurezza 2025, non è possibile negare la sospensione della pena per la donna con un figlio minore. Il generico rischio di recidiva non basta per negare la sospensione della pena alla madre incinta con un figlio minore di tre anni. La Corte di cassazione ha così accolto il ricorso di una donna di origine rom, che aveva al suo attivo una serie notevole di furti, contro la decisione Tribunale di Sorveglianza di Roma, di disporre, dopo la sua condanna, l’esecuzione della pena presso un Istituto di custodia attenuata per detenute madri. I giudici avevano, infatti, respinto la domanda di differimento della pena, chiesta dalla ricorrente per lo stato di gravidanza e per essere madre di prole inferiore a tre anni. Il motivo del no stava nel “particolare livello di pericolosità sociale della donna (numerosi precedenti per reati predatori commessi per lungo tempo e sino ad epoca recente)”. Un “curriculum” che rendeva non applicabile il differimento, neppure nella forma della detenzione domiciliare, perché la misura non garantiva un controllo costante della condannata.
di Andrea Pugiotto
Il Domani, 22 settembre 2026
Nella struttura penitenziaria fiorentina infiltrazioni, muffe, umidità, cimici, roditori e fatiscenza strutturale compongono un quadro incompatibile con la dignità umana. Non è una generica denuncia politica: la magistratura ha accertato le violazioni e impartito ordini all’amministrazione, eppure la detenzione illegale è proseguita. Davanti a tutto ciò cosa può fare un giudice? Può lo Stato, punendo chi ha violato la legge, violare le proprie leggi? Può continuare a detenere una persona in condizioni inumane e degradanti, vietate dalla Costituzione, dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dall’ordinamento penitenziario? È l’interrogativo, semplice ma terribile, cui oggi la Corte costituzionale dovrà rispondere.
di Giorgio Paolucci
Avvenire, 22 settembre 2026
Da 10 anni l’università Bocconi ha avviato borse studio e video lezioni per chi si è macchiato di un reato. La prorettrice Marta Cartabia: “Li accompagniamo fino al lavoro superando pregiudizi e diffidenze”. Due giovani finiti in carcere con pesanti condanne. Due vite che sembravano essere arrivate troppo presto al capolinea. E che invece sono ripartite, portando con sé un messaggio che parla alle istituzioni e alla società: un uomo non deve essere identificato con il reato che ha commesso e la detenzione può diventare un’occasione di riscatto.
di Giorgio Paolucci
Avvenire, 22 settembre 2026
Parla il presidente della Conferenza dei Poli universitari penitenziari. Sono 1.978 le persone detenute o in regime alternativo al carcere iscritte all’università, con un trend in aumento: 104 sono donne, il 5 per cento della popolazione femminile detenuta; tra i maschi la percentuale è di poco inferiore al 3 per cento. Sono in tutto 124 gli istituti penitenziari interessati, 57 le università che fanno parte della Conferenza nazionale dei Poli universitari, con una partecipazione crescente di atenei privati, tra i quali la Bocconi. L’88 per cento è iscritto a corsi di laurea triennali, il 12 per cento alla magistrale. “E l’anno scorso abbiamo registrato un nuovo, significativo traguardo - racconta il professor Giancarlo Monina, presidente della Conferenza nazionale dei delegati dei rettori per i Poli universitari penitenziari.
di Rosella Solfaroli
Corriere dell’Umbria, 22 settembre 2026
Un momento di confronto per elaborare forme di collaborazione con l’obiettivo di rafforzare l’attenzione sui percorsi sociali, formativi e lavorativi rivolti alle persone private della libertà. Nei giorni scorsi l’assessora alle Politiche sociali Luigina Renzi ha incontrato l’avvocato Andrea Pensi, Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive o limitative della libertà personale. L’incontro, a Palazzo comunale, ha rappresentato un momento di confronto sulla realtà penitenziaria di Spoleto e sulle politiche di inclusione e di reinserimento rivolte alle persone detenute. In particolare, sono state approfondite le possibili forme di collaborazione tra il Comune, il Garante e le altre istituzioni coinvolte.
di Guglielmina Aureo
Il Secolo XIX, 22 settembre 2026
Esce il 7 ottobre il progetto di Claudio Cabona con regia di Yuri Dellacasa. È difficile immaginare il cielo da una cella. Chi è dentro ne vede piccole porzioni. Ma la musica riesce nelle imprese più ardite, fa scomparire i soffitti viola e, ora, le sbarre. Esce mercoledì 7 ottobre il documentario, girato nel carcere di Chiavari, “Il cielo in una stanza”. Un viaggio dentro le mura, con l’obiettivo di raccontare quanto l’ascolto della musica, in quegli spazi, non sia “una concessione, ma un’opportunità”. Una necessità per immaginare e costruire un futuro diverso, dare nuova direzione a una vita deragliata. È questo il tema del progetto, che nel titolo omaggia Gino Paoli, realizzato nella Casa di Reclusione di Chiavari con un protagonista d’eccezione: Sayf, il rapper genovese che ha conquistato pubblico e critica, dialoga con i detenuti della struttura con sincera semplicità.
- Perugia. La Settimana della custodia anche a Capanne dove i detenuti aderiscono convintamente
- Como. Il mestiere di vivere riscoperto in carcere
- Teramo. Progetto sperimentale nel carcere: la “rinascita” dei detenuti ora passa per i videogiochi
- “Santiago” ci ricorda che un’alternativa al carcere giovanile è possibile
- La disuguaglianza è una nostra scelta









