di Angela Stella
L’Unità, 23 aprile 2026
Patrizio Gonnella, presidente di Antigone: “È una norma che stravolge l’assetto legale e costituzionale del sistema penitenziario italiano, rompendo con una tradizione fondata sulla trasparenza e sulla chiarezza delle funzioni. L’introduzione di agenti infiltrati - che potranno fingersi detenuti o addirittura operatori come educatori, infermieri o assistenti - snatura profondamente il ruolo della Polizia Penitenziaria, trasformandola da Corpo orientato alla sicurezza interna e al trattamento rieducativo in un apparato opaco di intelligence. In un contesto già segnato da grave sovraffollamento e tensioni strutturali, l’introduzione di agenti provocatori rischia di alimentare ulteriormente diffidenza, sospetto e conflittualità”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 23 aprile 2026
Domani il decreto Sicurezza potrebbe diventare legge. Un provvedimento che da mesi solleva polemiche, e che adesso spinge una larga coalizione di associazioni a chiedere ai deputati di fermarne la conversione in legge. Nel mirino c’è soprattutto l’articolo 15, quello che introduce le operazioni sotto copertura negli istituti penitenziari. Il decreto è il decreto legge 24 febbraio 2026, n. 23: una misura che, secondo chi si oppone, rischia di trasformare le carceri italiane in qualcosa di ancora più difficile da vivere di quanto già non siano. Ne avevamo già scritto su questo giornale. Agenti della polizia penitenziaria autorizzati a fingersi detenuti, a muoversi tra le celle, a raccogliere informazioni su ciò che accade dentro le mura.
parmatoday.it, 23 aprile 2026
“Il decreto ha profili fortemente critici”. L’associazione Yairaiha, che si è occupata anche di diversi casi di detenuti reclusi nel carcere di via Burla di Parma, ha scritto una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Nel corso di questi anni abbiamo potuto osservare come gli interventi normativi che incidono su contesti già caratterizzati da una forte limitazione della libertà - come quello penitenziario o quello che riguarda la condizione delle persone straniere - producano effetti concreti e profondi sulla possibilità reale di esercitare i diritti, spesso ben oltre quanto emerge sul piano formale delle norme”.
di Alessandro De Angelis
La Stampa, 23 aprile 2026
Il festival della confusione a destra e a sinistra la fiera delle ambizioni, a un mese dalla scossa nessuno mette in pista una vera iniziativa politica. Volendo fare un bilancio, a un mese esatto dalla grande scossa referendaria dello scorso 23 marzo, si potrebbe dire, con linguaggio d’antan, che la fase è oggettivamente cambiata, come ricadute e clima. Lo è meno però, soggettivamente, come capacità degli uni e degli altri - ben al di là degli umori di depressione o euforia - di mettere in campo una vera iniziativa politica, come risposta o in scia alla scossa. Da un lato è il “festival della confusione”, ben rappresentato dal pasticcio di un decreto per correggere il decreto. E ci risiamo con le norme bandiera e con la narrazione securitaria. Dai rave in poi, finora ha prodotto solo una valanga di nuovi reati. Insomma, il “dopo” referendum assomiglia tanto al prima.
di Laura Biarella
Il Sole 24 Ore, 23 aprile 2026
Il governo ha posto la questione di fiducia alla Camera sul testo di conversione in legge, che prosegue nell’esame per l’approvazione definitiva. Tiene banco la vicenda dell’articolo 30-bis introdotto al Senato che coinvolge l’avvocatura nei rimpatri volontari, e a cui il Governo intende rimediare con un decreto-legge. La Camera dei deputati, nella serata del 22 aprile, ha approvato la fiducia, con 203 sì e 117 no, al testo del d.d.l. di conversione del decreto-legge n. 23 del 2026 (Atto Camera n. 2886), che reca “Disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell’autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell’interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale”.
di Michele Gambirasi
Il Manifesto, 23 aprile 2026
Nel governo gli uffici tecnici sono tutti al lavoro per scrivere il decreto correttivo che modificherà l’articolo sugli avvocati pagati per i rimpatri assistiti. La soluzione non è lineare, e tra la formula da trovare e le coperture necessarie anche le ultime curve sono faticose, mentre il decreto ha ricevuto la fiducia in Parlamento. Il Governo ha annunciato che licenzierà il decreto venerdì mattina, all’esito della votazione finale alla Camera che darà l’ultimo via libera al testo di conversione con dentro l’articolo manifestamente incostituzionale. Pare addirittura che la riunione si terrà nella stanza del governo di Montecitorio, e non a Palazzo Chigi. Ma rimane il cavillo che fa scervellare i tecnici da ore: come si legifera su un provvedimento non ancora in vigore?
di Concetto Vecchio e Alessandra Ziniti
La Repubblica, 23 aprile 2026
La concreta esecuzione dell’articolo sull’incentivo, una volta modificato, verrebbe demandata a un successivo decreto attuativo. Svuotare l’articolo sull’incentivo da 615 euro per gli avvocati che favoriscono i rimpatri volontari dei loro assistiti. Metterlo su un binario morto, di fatto. Come? Cambiando sì la norma incriminata - il famigerato articolo 30 bis contenuto nel decreto sicurezza che da una settimana agita la politica italiana - ma demandandone la concreta esecuzione a un successivo decreto attuativo. Una mossa che scongiurerebbe la necessità di prevedere delle coperture economiche per il rimpatrio dei migranti. E che sterilizzerebbe quindi gli effetti del provvedimento.
di Gianfranco Schiavone
L’Unità, 23 aprile 2026
L’emendamento della destra è un colpo all’autonomia degli avvocati e al diritto di difesa. È l’esercizio corretto della professione forense che permette l’attuazione dell’art.24 della Carta: “tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi”. Con l’emendamento n. 30.0.3000 presentato il 18.4.26 dalla destra e votato dal Senato è stato introdotto un art. 30-bis al cosiddetto decreto legge sicurezza che, modificando l’art. 14-ter d.lgs. 286/98, prevede il riconoscimento di un compenso di € 615,00 all’avvocato che difende un cittadino straniero avverso un provvedimento di espulsione se tale avvocato contribuisce effettivamente al rimpatrio della persona straniera ovvero “ad esito della partenza dello straniero”.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 23 aprile 2026
C’è un altro buco nel decreto sicurezza che faticosamente sta compiendo il suo iter parlamentare. Lo ha mostrato ieri la giudice di Genova Lucrezia Novaro, che nel prendere atto che l’articolo 18 del Tulps (la manifestazione non preavvisata alla questura) non è più un reato ma un illecito amministrativo, non solo ha disposto il non luogo a procedere nei confronti di cinque anarchici accusati di aver promosso un corteo per Alfredo Cospito nel febbraio del 2023, ma poi non ha trasmesso gli atti alla prefettura, competente per l’erogazione delle sanzioni amministrative, perché non esiste una specifica norma transitoria che preveda la retroattività della multa per i fatti avvenuti prima dell’entrata in vigore del decreto (il 24 febbraio scorso). Da qui la non punibilità degli imputati, difesi dagli avvocati Emanuele Tambuscio, Pietro Serracchieri e Fabio Sommovigo.
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 23 aprile 2026
“Casi straordinari di necessità e urgenza” è una dicitura che va imparata a memoria in qualsiasi corso universitario di diritto parlamentare, pena l’immediata bocciatura. È infatti parte dell’articolo 77 della Costituzione, quello che disciplina i decreti legge, pensati come strumento attraverso il quale l’esecutivo, rapidamente, può far approvare una norma senza aspettare i tempi solitamente necessari al Parlamento. Ma proprio perché il nostro Paese è una repubblica parlamentare e non presidenziale, i decreti legge furono pensati dai Costituenti solo come eccezioni, rarità, da utilizzare, appunto, “in casi straordinari di necessità e urgenza”. Eppure quasi da subito si è assistito a un abuso della decretazione d’urgenza, come più volte ribadito sia da diversi presidenti della Repubblica, da Napolitano a Mattarella, e riconosciuti dagli stessi protagonista della nostra vita politica.
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