di Pino Di Maula
fotosintesi.info, 26 luglio 2026
Uno Stato che riempie le celle oltre ogni limite, riduce gli spazi, chiude i detenuti per gran parte della giornata e affida a un personale numericamente e psicologicamente stremato il compito di governare ciò che la politica ha reso quasi ingovernabile. Sessantaquattromila persone stipate in istituti con un sovraffollamento reale vicino al centoquaranta per cento. Stranieri senza mediatori, tossicodipendenti senza comunità, persone con disturbi psichici curate soprattutto con psicofarmaci, minori trasferiti lontano da casa e ventisette bambini rinchiusi con le madri. Mentre i delitti non mostrano un’emergenza paragonabile alla retorica politica, il governo continua a produrre decreti, nuovi reati e carcere.
di Simona Musco
Il Dubbio, 26 luglio 2026
L’Anm: “Attacco inaccettabile”. Il procuratore afferma che gli istituti di pena sono gestiti dai clan e il Guardasigilli si indigna: “Gravità inaudita”. Poi il contropiede di sindacati e magistratura a difesa della toga. Il duello tra il ministro della Giustizia Carlo Nordio e la magistratura si riaccende. Questa volta a far saltare il tappo sono state le dichiarazioni del procuratore di Palermo Maurizio De Lucia, che ieri, nel corso di un incontro sul racket del pizzo organizzato da Assostampa, ha affermato che gli istituti di pena “non sono più sotto il controllo dello Stato”, quindi “le carceri non esplodono perché i detenuti non vogliono farle esplodere, il controllo appartiene solo alle organizzazioni criminali che vogliono lasciare le cose per come sono”.
di Lara Sirignano
ansa.it, 26 luglio 2026
“Siamo vicini a De Lucia e al personale della polizia penitenziaria”. I primi a schierarsi a fianco del procuratore di Palermo, Maurizio de Lucia, che ieri aveva lanciato un pesante allarme sullo stato delle carceri italiane, sono stati i sindacati di polizia penitenziaria, i rappresentanti, cioè, degli agenti che, a dire del ministro della Giustizia Carlo Nordio, il capo dei pm del capoluogo siciliano avrebbe messo sotto accusa. Nel corso di un incontro pubblico de Lucia aveva denunciato una realtà che gli addetti ai lavori stigmatizzano da anni: “Noi paghiamo il fatto che gli istituti di pena non sono più sotto il controllo dello Stato. Vi sono call conference tra chi sta fuori, chi sta dentro e chi è detenuto altrove”, aveva detto de Lucia.
di Michele Andreano
eurispes.it, 26 luglio 2026
La presenza di bambini all’interno delle strutture penitenziarie insieme alle madri detenute è un tema che crea inevitabili fratture etiche. Le esigenze di difesa sociale e l’esercizio della potestà punitiva dello Stato si scontrano con la tutela dei diritti fondamentali dell’infanzia, tra i quali quello di crescere in un ambiente sano e vicino alla propria madre detenuta. Il legislatore italiano ha tentato più volte di mediare tra l’esigenza punitiva e cautelare e la tutela del preminente interesse del minore (best interests of the child), concetto cardine della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989. Tuttavia, nonostante i tentativi di riforma, i dati statistici più recenti evidenziano che siamo ancora lontani da un risultato accettabile.
Lucia Castellano: “Bollate non è un premio, la dignità dovrebbe valere per tutti i Roggero d’Italia”
di Tiziana De Giorgio e Rosario Di Raimondo
La Repubblica, 26 luglio 2026
La prima direttrice del carcere milanese dove è detenuto il gioielliere: “Celle aperte per i condannati e progetti, non è l’Eden, ma un modello che andrebbe replicato ovunque”. In ogni regione ci dovrebbe essere un carcere come Bollate che accoglie tutti”. Ne è convinta Lucia Castellano, prima direttrice dell’istituto alle porte di Milano dopo aver preso il testimone da Luigi Pagano, oggi garante dei detenuti, che ne è stato l’ideatore. Il provveditore dell’amministrazione penitenziaria della Lombardia ha deciso che per il momento Mario Roggero potrà rimanere lì, dove ha scelto di costituirsi. Una casa di reclusione considerata un’eccellenza, un unicum in Italia, dove di prassi si accede dopo aver scontato parte della pena in altri istituti. “Ma Bollate non può essere considerato un premio”.
di Massimiliano Cortivo
Corriere del Veneto, 26 luglio 2026
Consuelo è la figlia di Silvano Maritan, ex boss della Mala del Brenta. “Ha sbagliato tanto, è stato doloroso. Ma ho imparato a sopravvivere”. Consuelo ha fatto molta strada, ha sorpassato mille ostacoli e di cognome fa Maritan. Nipote di Lino, cugina di Luciano, ma soprattutto figlia di Silvano, è riuscita a non percorrere un cammino lastricato di errori, attorno a cui ruotava il suo ambiente, in favore di una strada fatta di studio e rigore. Un esempio virtuoso e una “battaglia” vinta contro i propri fantasmi e le proprie fragilità.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 26 luglio 2026
L’inseguimento della cronaca è stato il filo rosso della legislatura. Di fatto, secondo le stime dei penalisti, dal 2022 sono stati introdotti 57 nuovi reati, 60 aggravanti e un aumento complessivo delle pene pari a 500 anni di carcere. L’uomo medio, ammoniva agli albori del Novecento nel tagliente saggio “Notes on democracy” lo statunitense Henry Louis Mencken, “non desidera essere libero, ma semplicemente sentirsi al sicuro”. E, in cambio di una presunta tranquillità sociale, è disposto a delegare al potere la facoltà di incidere sulle proprie libertà. Ecco, nella nostra era - segnata dai social network, dalla propaganda e dalla politica urlata - sul difficile equilibrio fra la proclamata ricerca di una maggior sicurezza e il rispetto dei diritti individuali si è consumata gran parte di questa legislatura e presumibilmente si giocherà la prossima campagna elettorale per le politiche.
di Chiara Saraceno
La Stampa, 26 luglio 2026
Se un adulto esasperato per minacce o aggressioni subite si vendica sugli aggressori, uccidendoli o cercando di ucciderli, non sul momento, ma quando stanno scappando (o magari anche il giorno dopo), dovrebbe essere considerato in piena azione di legittima difesa, quindi non punibile. Se un quattordicenne compie reato va considerato invece pienamente capace di valutare le conseguenze delle proprie azioni e di assumerne la responsabilità sul piano penale. Questo sembra essere il doppio registro in cui si muove questo governo: legittimazione del farsi giustizia da sé, fino all’esecuzione della pena di morte, per gli adulti, estensione abnorme non solo dei reati, ma della punibilità per i minorenni e progressiva loro assimilazione agli adulti sia nella valutazione della loro maturità, sia nelle pene, fino alla loro incarcerazione insieme agli adulti nel caso dei sedicenni.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 26 luglio 2026
I numeri del ministero attestano l’assenza di una reale emergenza. Non pare proprio un’emergenza nazionale quella dell’imputabilità dei minori. Ad attestarlo ci sono i dati dello stesso ministero della Giustizia. Se il Consiglio dei ministri di giovedì ha approvato un disegno di legge che costituisce una svolta radicale in materia istituendo una presunzione imputabilità per i minorenni con età compresa tra 14 e 17 anni, sostituendola all’attuale presunzione di non imputabilità, i numeri provano che i proscioglimenti ascritti all’applicazione dell’articolo 98 del Codice penale, la norma che disciplina la materia, sono ormai poche decine all’anno e, oltretutto, in calo da tempo.
di Clarida Salvatori
La Repubblica, 26 luglio 2026
Ammaniti: gli istituti di rieducazione sono già sovraffollati. “Aumentare le pene agli adolescenti non serve. A loro non interessa sapere che finiranno in un istituto di rieducazione, questa è un’ottica degli adulti. Bisogna ragionare e affrontare questi fenomeni in un altro modo”. A rileggere l’imputabilità dei minori tra i 14 e i 18 anni, approvata dal Consiglio dei ministri, è il neuropsichiatra infantile Massimo Ammaniti.
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