di Ornella Favero*
Ristretti Orizzonti, 4 maggio 2026
Ho insegnato per anni alle persone detenute il valore della testimonianza, le ho accompagnate a scavarsi dentro e a non risparmiarsi nel racconto di sé, oggi raccolgo doppi frutti, i frutti del fatto che in tanti hanno regalato ai ragazzi delle scuole le loro preziose storie, e ribadisco, “preziose”, perché capire il male, scoprirne i meccanismi, imparare a difendersene è un grande privilegio. Ma il doppio frutto che raccolgo è che anch’io ho imparato a raccontarmi, a spiegare il mio star male, a non parlare solo degli altri ma anche di me, perché la vicinanza tra chi ha fatto il bene e chi il male (equiprossimità la chiamano saggiamente quelli che si occupano di Giustizia Riparativa) insegna molto più della saggia e misurata giusta distanza.
di Ivana Barberini
trendsanita.it, 4 maggio 2026
Ad oggi soltanto una decina, su un totale di 190, di Istituti penitenziari in Italia hanno previsto una stanza dell’affettività. Tra diritti riconosciuti e ostacoli concreti, l’affettività in carcere diventa il banco di prova di una pena più umana, ed è strettamente correlata alla serenità operativa di tutto il personale. La detenzione non priva soltanto della libertà di movimento, ma incide in profondità anche sulla sfera più intima della persona, quella affettiva e sessuale. Per anni, nelle carceri italiane, questo aspetto è rimasto ai margini del dibattito pubblico e istituzionale, sospeso tra silenzi, tabù culturali e una visione della pena ancora fortemente ancorata alla dimensione punitiva. La sessualità però non si esaurisce con l’ingresso in carcere, è parte integrante dell’identità, della dignità e delle relazioni umane e negarla solleva interrogativi sui limiti della detenzione e sui diritti che continuano a esistere anche dietro le sbarre.
di Alessandro Parrotta
Il Dubbio, 4 maggio 2026
Il dibattito post-referendario sulla legge elettorale del Csm ha riportato al centro dell’attenzione pubblica un nodo che il voto del 22 e 23 marzo non ha sciolto, ma ha semmai reso più visibile: la qualità dei processi interni alle aggregazioni associative della magistratura. L’esito referendario - con il rigetto della riforma Nordio e il tramonto dell’ipotesi sorteggio - non ha eliminato le correnti dall’equazione istituzionale. Le ha, se possibile, rese ancora più centrali: di qui a poco dovranno eleggere i propri rappresentanti al Consiglio superiore della magistratura, e il dibattito si ripresenterà con rinnovata urgenza.
di Edmondo Bruti Liberati
Il Dubbio, 4 maggio 2026
Il risultato del voto referendario è netto. NO al ridimensionamento fino alla quasi irrilevanza di quell’organo, il Csm, che la Costituzione ha voluto quale garante dell’effettiva indipendenza della magistratura, giudici e Pm. Di questo disegno elemento portante era il sorteggio dei componenti del Csm, con il duplice obbiettivo di “ridimensionare” il Csm e di “distruggere” le correnti dell’Anm. Il secondo obbiettivo era impossibile. L’associazionismo giudiziario italiano, articolato nel pluralismo delle ‘correnti’, ha una lunga storia, di luci e anche di ombre.
di Errico Novi
Il Dubbio, 4 maggio 2026
Non sappiamo chi maneggerà il dossier giustizia nei prossimi anni. Possiamo dare per scontato, è vero, che non si tratterà dell’attuale guardasigilli. Subito dopo il referendum, Carlo Nordio ha dichiarato di voler portare a termine il mandato per poi allontanarsi dalla politica. Ma non abbiamo elementi per capire se chi governerà l’Italia a partire dal 2027 cercherà un nuovo equilibrio nel rapporto con la magistratura, al di là delle riforme grandi o piccole.
di Paolo Delgado
Il Dubbio, 4 maggio 2026
C’era una volta il correntismo. E no, non era una deviazione patologica della politica italiana: era la politica italiana. Negli anni Settanta e Ottanta, quelli della Prima Repubblica, per capirci, le correnti non erano un vizio da estirpare ma il motore stesso dei partiti, la loro grammatica interna, il modo concreto con cui il potere si distribuiva, si negoziava, si litigava. Prendete la Democrazia Cristiana: un partito che formalmente era uno, ma in realtà erano dieci, quindici, venti partiti sotto lo stesso tetto. C’era la corrente di Aldo Moro, quella di Giulio Andreotti, quella di Amintore Fanfani. E non erano sfumature ideologiche per anime belle: erano strutture di potere organizzate, con uomini, tessere, voti, giornali, enti pubblici e sottogoverno. Una corrente non era un’opinione: era una filiera. Il punto è che funzionava. Cinicamente, spudoratamente, ma funzionava.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 4 maggio 2026
È un paradosso il fatto che, persino con l’intelligenza artificiale, se si aprono le parole “Magistratura democratica” queste vengano affiancate subito al termine “garantismo”. È paradossale perché proprio sulle garanzie nel processo penale, la corrente di sinistra delle toghe, dopo averle evocate e teorizzate in ogni documento e in ogni congresso, ha subìto le più profonde lacerazioni, contraddizioni e divisioni. Fino a tristissime rotture di amicizie. Dagli anni Settanta, in particolare sul processo “7 aprile” contro Toni Negri e Potere Operaio, fino agli anni Novanta con Tangentopoli al Nord e i processi di mafia al Sud.
di Vinicio Marchetti
avellinotoday.it, 4 maggio 2026
Emergenza idrica, sovraffollamento e assenza di risposte negli istituti penitenziari napoletani e irpini. Claudia Cavallo, criminologa, referente regionale di Liberi Liberi Articolo 27 e membro dell’Osservatorio delle persone private della libertà personale della Regione Campania, ha deciso di parlare. Lo ha fatto con il peso di chi entra in quei posti, vede, e porta fuori quello che vede. Nel mirino tre istituti penitenziari campani: Bellizzi Irpino, Carinola, Poggioreale. Il problema principale ha un nome banale, quotidiano, elementare. L’acqua. Quella che manca. A Bellizzi Irpino e Carinola i rubinetti restano spesso a secco, senza preavviso e senza spiegazioni. A Poggioreale funziona diversamente: l’acqua c’è, ma solo fino alle undici del mattino. Poi sparisce fino alle quattro del pomeriggio. Cinque ore. Ogni giorno.
sassaritoday.it, 4 maggio 2026
Due modelli che rappresentano filosofie di detenzione differenti. In Sardegna il sistema penitenziario si muove su due binari opposti. Da un lato, l’isola è l’unica regione italiana, insieme al Molise e alla Valle d’Aosta, a non avere nemmeno un posto in sezioni a custodia attenuata. Dall’altro, è tra i territori che utilizzano maggiormente la vigilanza dinamica, con 746 persone - il 30,61% dei presenti - dislocate in 32 reparti dove il controllo è meno invasivo e si punta su una maggiore autonomia dei detenuti.
di Federico Malavasi
Il Resto del Carlino, 4 maggio 2026
La tragedia si è consumata nella mattinata di sabato nel carcere di via Arginone L’uomo aveva 45 anni. Quando in tarda mattinata gli agenti sono passati davanti alla sua cella per un controllo, hanno trovato insolito che fosse ancora a letto. L’allarme è scattato quando l’uomo, 45 anni, è rimasto immobile senza rispondere alle chiamate dell’operatore di polizia penitenziaria. A quel punto, è apparso subito evidente che il detenuto era stato colto da un malore e che necessitava di un intervento sanitario urgente. L’arrivo del 118 e la corsa in ospedale non sono però bastati a salvare la vita dell’uomo, deceduto poco più tardi all’ospedale di Cona.
- Pistoia. Lezioni di primo soccorso in carcere, donato anche un defibrillatore
- Vicenza. Cooperativa Insieme: “Una seconda possibilità agli oggetti. E alle persone”.
- Milano. Una giustizia che ripara e un perdono che rigenera, convegno all’Opera San Francesco
- Milano. “La cella di fronte”, il microcosmo delle carceri minorili raccontate da Kento
- Le radici del pacifismo italiano











