di Leopoldo Grosso
volerelaluna.it, 5 agosto 2026
“Provvedimento epocale”. Così la premier Meloni dopo l’approvazione al Senato del disegno di legge n. 2961, contenente “Disposizioni in materia di detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti e alcoldipendenti”, riprendendo il proclama del Ministro della giustizia Nordio: “Detenzione alternativa per 10.000 persone”. Il richiamo immediato è all’”Abbiamo abolito la povertà” di Luigi Di Maio all’atto dell’approvazione del reddito di cittadinanza. Enfasi retorica, propaganda, grande bluff, bugia dalle gambe corte? Le associazioni delle comunità terapeutiche hanno reagito con cautela. Il principio a cui si ispira la legge - la cura delle persone tossicodipendenti al posto del carcere - è, ovviamente, condiviso e auspicato, ma le modalità previste dalla legge per realizzarlo lasciano ancora molto a desiderare e richiedono un attento monitoraggio.
di Andrea Carli
Il Sole 24 Ore, 5 agosto 2026
Il sistema penitenziario italiano, mette in evidenza l’Associazione Antigone nel rapporto di metà 2026, ha raggiunto livelli di saturazione insostenibili. Al 28 luglio 2026, si contano 64.741 persone detenute a fronte di soli 46.343 posti effettivamente disponibili, portando il tasso di affollamento reale al 139,7%. Le temperature estive gravano in modo significativo sulle strutture detentive, rendendo ancora più dure le condizioni di vita delle persone detenute. Presso la Casa circondariale femminile di Rebibbia, nel reparto Camerotti, situato al primo piano della struttura, le temperature estive soffocanti si sommano a un sovraffollamento sistematico, con presenze che arrivano fino a 5 persone in camere destinate a 3, e alla presenza di detenute affette da patologie pregresse, alimentando costanti fattori di tensione interna.
antigone.it, 5 agosto 2026
Nelle carceri italiane siamo dinanzi ad una gravissima emergenza umanitaria strutturale, aggravata dalle ondate di caldo di quest’estate, senza che le politiche governative offrano alcuna soluzione efficace e, anzi, andando in alcuni casi ad aggravare le criticità. Ad offrire questo quadro è il rapporto di metà anno 2026 dell’Associazione Antigone, un appuntamento ormai consueto per fare il punto su quanto avvenuto nei primi mesi dell’anno all’interno del sistema penitenziario italiano.
di Sarah Grieco
Il Manifesto, 5 agosto 2026
A fine maggio nelle carceri italiane erano presenti trenta bambini. Non detenuti, ma reclusi lo stesso, perché vivono dietro le sbarre insieme alle loro madri. Le tabelle del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria raccontano una crescita costante: 25 madri con i figli al seguito:12 italiane e 13 straniere. Un mese prima, al 30 aprile, erano 20 madri e 24 bambini. In trenta giorni se ne sono aggiunti sei. La crescita si legge istituto per istituto. Ad aprile i piccoli erano a Milano San Vittore, Torino Le Vallette, Bollate e all’Icam di Lauro, vicino ad Avellino. A maggio la mappa si allarga: spuntano Castrovillari in Calabria, con una madre straniera e i suoi due figli, poi Perugia e la Giudecca di Venezia. A San Vittore, dove un mese prima i bambini erano otto, a maggio ne restano cinque. Il totale però non cala, perché altrove aumentano.
di Ugo Morelli
Corriere del Trentino, 5 agosto 2026
Se non c’è, come dicono i dati del Ministero della giustizia, una reale emergenza riguardante l’assoluzione per immaturità dei minorenni, allora a quale emergenza corrisponde il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri la scorsa settimana? L’effettiva emergenza che quel disegno di legge, predicato con violenza verbale e veemenza populista segnala, è una emergenza democratica. Sentire il Ministro della giustizia sostenere che un minorenne arrestato è ritenuto colpevole fino a quando non dimostra di essere innocente, vuol dire avere paura. Il principio della nostra Costituzione e del diritto di ogni paese civile sostiene esattamente il contrario: la presunzione di innocenza fino alla eventuale prova di colpevolezza. Così come ascoltare persone sedute in Parlamento sostenere che la legittima difesa sarebbe il diritto di difendersi direttamente propone una giustizia da far west.
di Franco Insardà
Il Dubbio, 5 agosto 2026
La Camera approva, con l’astensione di Pd, M5S e Avs, la Giornata nazionale dedicata alle vittime degli errori giudiziari che sarà celebrata il 17 giugno. Ora il testo passa al Senato. Quarantatré anni dopo l’arresto di Enzo Tortora, la Repubblica istituisce una Giornata nazionale per ricordare le vittime degli errori giudiziari. Un riconoscimento arrivato con un ritardo che pesa, soprattutto perché sul valore della memoria e sulla necessità di difendere presunzione di innocenza, libertà personale e giusto processo in Parlamento c’è sempre stata una quasi unanimità. A rallentare l’iter sono stati gli stop and go legati alla riforma della giustizia e al referendum, in un clima nel quale Fratelli d’Italia temeva che il confronto aspro con l’Anm rischiasse di condizionare l’esito referendario. Ora, digerita la pesante sconfitta, il partito di Giorgia Meloni, ha dato il via libera e la Camera ha approvato il testo con 178 voti favorevoli, nessun contrario e 97 astensioni.
di Desi Bruno, Maria Grazia Tufariello, Stefania Pettinacci, Giuseppe Cherubino*
Ristretti Orizzonti, 5 agosto 2026
Chi pensava che dopo Garlasco avremmo avuto una pausa nella celebrazione di processi mediatici paralleli, in concorrenza tra emittenti tv e i vari social media, si sbagliava. Abbiamo assistito al processo di revisione mediatico-politico subito dopo la sentenza irrevocabile a carico di Mario Roggero invece che aprire un dibattito serio sulle pene espiate in carcere,in particolare in relazione all’età, la peculiarità della vicenda e l’assenza di pericolosità sociale ( e nel caso di specie forse anche scelte processuali diverse che avrebbero potuto ridurre verosimilmente una pena, che di fatto equivale ad un ergastolo per un uomo di 72 anni) ; un processo mediatico che ha dapprima introdotto la nuova figura della “revisione extraprocessuale” e poi quello della “grazia mediatica”, con la conseguenza di svilire un delicato meccanismo affidato dalla legge al solo presidente della Repubblica e, come se non bastasse, delegato alla estemporanea raccolta di firme nonché, per concludere la carrellata di pseudo rimedi, una inutile e pericolosa proposta di riforma della legittima difesa.
di Simona Musco
Il Dubbio, 5 agosto 2026
L’identificazione biometrica remota in tempo reale, nei luoghi pubblici o aperti al pubblico, resta agganciata all’autorizzazione delle procure e non a quella, terza e neutrale, di un giudice. La richiesta per attivare le scansioni facciali, firmata dai questori o dai comandi delle forze di polizia, andrà presentata al procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo di distretto nel quale emergono le esigenze di prevenzione o di ricerca. È questa l’impostazione del decreto sul riconoscimento facciale emersa dalle bozze circolate fino a ieri sera e arrivate sul tavolo di un Consiglio dei ministri fiume, ancora in corso mentre andiamo in stampa.
di Pietro Alessio Palumbo
Il Sole 24 Ore, 5 agosto 2026
Necessario verificare l’impatto del lavoro digitale sul rispetto delle prescrizioni imposte con la detenzione domiciliare. La Corte di cassazione penale - con la sentenza n. 26389/2026 - ha chiarito che anche lo smart working svolto da una persona sottoposta agli arresti domiciliari deve essere valutato dal giudice: non come una semplice attività svolta tra le mura domestiche, ma come una modalità lavorativa capace di incidere concretamente sull’assetto della misura cautelare.
di Gennaro Scala
Corriere del Mezzogiorno, 5 agosto 2026
La porta della cella si è aperta nella tarda serata di ieri e gli agenti della polizia penitenziaria hanno trovato il corpo senza vita. Costantino Russo, figlio del boss dei Casalesi Giuseppe Russo, detto “Peppe ‘o padrino”, è stato trovato impiccato nella sua cella del carcere napoletano di Secondigliano. Aveva 35 anni. Era detenuto in isolamento da quando, il 16 luglio scorso, aveva deciso di collaborare con la giustizia. Una morte che apre immediatamente un fronte investigativo delicatissimo. Perché Russo non era un detenuto qualunque: era l’uomo che, secondo gli inquirenti, aveva raccolto l’eredità criminale di una delle famiglie storiche della camorra casertana e che, proprio pochi giorni dopo l’arresto, aveva scelto di rompere con il passato iniziando un percorso con la Direzione distrettuale antimafia di Napoli.










