di Chiara Sgreccia
Il Domani, 4 ottobre 2026
La rivolta di Pisa ha riportato l’attenzione su un sistema in crisi: quasi 66 mila persone recluse per 46 mila posti disponibili. Dalle leggi dei primi anni duemila a oggi, l’inasprimento delle pene produce sovraffollamento. Ma non protegge la collettività. Prima un uomo fa vedere un piccolo dispositivo elettronico. Parla in albanese, dice che è una microspia che è stata trovata nella sua cella. Poi mostra materassi e brande ammassati per creare barricate, i detenuti che si muovono per i corridoi a luci spente, gli agenti della penitenziaria che provano a mediare.
di Rosario Di Raimondo
La Repubblica, 4 ottobre 2026
Cappellano del carcere di Busto Arsizio, dà lavoro ai carcerati e ha scritto un libro intitolato: “Nessuno nasce innocente”. L’appuntamento è alle due del pomeriggio ma il telefono squilla a vuoto. Richiama lui, poco dopo: “Scusami, domani scarcerano un ragazzo e non sa dove andare a sbattere la testa. Ero al telefono col sindaco”. Ecco il biglietto da visita di don David Maria Riboldi, 44 anni, cappellano del carcere di Busto Arsizio. Ma descriverlo così sarebbe riduttivo: oltre a dir messa, guida una cooperativa che dà lavoro ai detenuti, scrive sui giornali, partecipa ai convegni, rimbrotta i politici. I penitenziari, dice, sono “una realtà orrenda e dannosa”, e “non c’è sicurezza senza bellezza”. E senza lavoro. Se fosse ministro, come prima misura metterebbe un telefono nella cella di ogni detenuto per farlo sentire meno solo. “Nessuno nasce innocente”, ripete, e questo è il titolo del suo libro-intervista firmato con il giornalista Marco Linari.
sardiniapost.it, 4 ottobre 2026
I dati dell’Ufficio Statistica indicano per Cagliari - Uta 652 posti disponibili: in realtà sono stati aggiunti i 92 del 41bis. “Il Ministero della Giustizia non solo ‘scarica’ sull’isola una fetta notevole dei detenuti della massima sicurezza ma addirittura vuole nascondere il sovraffollamento in Sardegna indicando un numero superiore di posti rispetto a quelli realmente disponibili, emblematici i casi di Cagliari-Uta e Nuoro”. Lo sostiene Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme”, facendo osservare che nel più importante carcere dell’isola, nel resoconto mensile dell’Ufficio Statistica, risultano non più 561 posti ma 652.
di Alessandra Codeluppi
Il Resto del Carlino, 4 ottobre 2026
“Era un bravo ragazzo, poi l’arrivo dei problemi”. I genitori e la sorella ieri sorretti dall’affetto della comunità in San Domenico. La garante Bertolini: “È morto sotto la tutela dello Stato, serve più personale”. Nella chiesa di San Domenico si sono riuniti parenti, amici, vicini di casa, conoscenti italiani e stranieri. C’erano i cristiani copti ortodossi come la famiglia dello scomparso Mena Istafanous, ma anche cattolici e musulmani. Al di là delle origini e delle fedi religiose, ieri pomeriggio il dolore di tutti parlava la stessa lingua. Per ore vi è stato un mesto via vai nell’edificio religioso a pochi passi della questura, per abbracciare i genitori del 26enne autore dell’aggressione avvenuta una settimana fa nel distributore di benzina e che venerdì sera si è tolto la vitain carcere. Il padre Maher, in Italia da molti anni, la madre Hanan, la figlia Martina, di 23 anni, sono stati sorretti dall’affetto di tante persone. Per lui ieri sera è stata celebrata anche una messa secondo il culto seguito dalla famiglia.
di Graziella Di Mambro
Latina Oggi, 4 ottobre 2026
Era andato in giro a torso nudo: questa la colpa del dj aggredito nel carcere di Rebibbia. Lo riporta l’ordinanza a carico di 5 detenuti che col pestaggio ne provocarono la morte. È stata una maledetta maglietta non indossata a condannare a morte Francesco Valeriano. Le cinque persone individuate come gli autori del pestaggio avvenuto nel carcere di Rebibbia costato la vita al dj di Formia hanno effettuato una spedizione punitiva perché qualche giorno prima Francesco se ne era andato in giro per il braccio in cui era recluso a torso nudo.
di Antonella Mollica
Corriere Fiorentino, 4 ottobre 2026
I fatti risalgono ad agosto: l’agente, 30 anni, è anche accusato di falso. La ricostruzione dell’accaduto grazie alle telecamere dell’ospedale. Aveva sparato contro il detenuto che stava piantonando all’ospedale e aveva raccontato di essere stato aggredito dall’uomo, un 22enne originario del Marocco, che aveva attivato un estintore nel tentativo di fuggire dal pronto soccorso. Ma le immagini di videosorveglianza dell’ospedale e le indagini della Procura di Prato hanno smentito la versione dell’agente di polizia penitenziaria che è sotto inchiesta con l’accusa di tentato omicidio. Adesso il gip del tribunale di Prato ha disposto per lui l’interdizione per quattro mesi dopo la richiesta avanzata dalla Procura guidata da Luca Tescaroli che lo accusa anche di falso.
siracusa2000.com, 4 ottobre 2026
Un protocollo di prossima sottoscrizione che vede coinvolti la Casa di Reclusione di Noto, l’U.L.E.P.E. di Siracusa e la CNA di Noto finalizzato a creare un canale di collegamento tra il mondo imprenditoriale artigianale ed il mondo penitenziario. L’impegno è stato assunto nel corso di un incontro che si è tenuta nella Sala Conferenze della Casa di Reclusione di Noto alla quale sono intervenuti anche i rappresentanti di numerose cooperative sociali ed associazioni locali. Partendo dal presupposto che molti ospiti della casa di reclusione netina hanno acquisito competenze professionali nei settori della falegnameria, metallurgia, sartoria ed in materia di stampa tipografica e serigrafica, si vuole evitare che queste competenze vengano perdute.
calabriainchieste.it, 4 ottobre 2026
Con il progetto “Quando avevo la tua età”, promosso dall’ULEPE di Crotone con la Casa Circondariale, ragazze e ragazzi hanno ascoltato le storie delle persone detenute e dialogato con loro. Varcare la soglia di un carcere significa entrare in un luogo che molti conoscono soltanto attraverso racconti, notizie e immagini. Il 3 ottobre, alla Casa Circondariale di Crotone, alcuni giovani hanno potuto incontrare direttamente le persone detenute: ascoltare le loro storie, porre domande e condividere un momento di confronto.
di Fiorella Sassanelli
La Repubblica, 4 ottobre 2026
Le testimonianze al termine del Laboratorio di musicoterapia organizzato da UniBa con i circa 50 studenti del Polo universitario penitenziario: “Il nostro passaporto per la libertà”. In carcere, come nella vita libera, lo chiamano il “pugile-poeta”, perché da pugile - lo racconta lui stesso - è sempre stato solito sfoggiare una certa “dialettica per far colpo sulle donne”. Oggi quest’uomo, che ha ancora il volto di un ragazzo, è uno dei circa cinquanta studenti del Polo universitario penitenziario (Pup) che gode della particolare cura del rettore di Uniba Roberto Bellotti. Su sua iniziativa infatti, Uniba ha ampliato l’offerta del Pup, consentendo ai detenuti degli istituti di Bari, Trani, Turi, Altamura e Taranto l’accesso gratuito alla formazione universitaria anche nelle discipline scientifiche, “considerate le più spendibili - sostiene Bellotti - dopo la carcerazione, dunque utili al reinserimento in società”.
di Gabriele Nuti
La Nazione, 4 ottobre 2026
I giovani che si preparano al sacerdozio con la Famiglia del Cuore Immacolato di Maria sono rimasti sette giorni. In 300 alla processione. Obiettivo: consegnarsi all’altro, attraverso la vicinanza e il senso di carità. L’incontro in mezzo al mare. Un gruppo di seminaristi della Famiglia del Cuore Immacolato di Maria è rimasto una settimana alla Gorgona insieme ai detenuti. “L’iniziativa ha visto protagonisti la direzione della casa di reclusione Livorno Gorgona, in testa la direttrice dell’istituto Maria Grazia Gianpiccolo e la Famiglia del Cuore Immacolato di Maria, movimento ecclesiale che si ispira al messaggio rivelato a Fatima nel 1917 dalla Vergine Maria e che si manifesta attraverso le opere del Movimento presenti in Italia, Europa e Sudamerica”, si legge in una nota. L’idea è partita da padre Andrea Matteucci, responsabile regionale dei Servi del Cuore Immacolato di Maria, che svolge la sua missione pastorale a Cerretti, nel comune di Santa Maria a Monte e che ha come punto di riferimento anche l’Opera di Montignoso, nel comune di Gambassi Terme.
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