di Stefano Arduini
vita.it, 4 settembre 2026
Mentre il governo festeggia il record di durata, il sovraffollamento nelle carceri italiane tocca il 142,1%, il livello più alto mai registrato. La legge sulla detenzione in comunità per i tossicodipendenti resta sottofinanziata, e il numero dei bambini reclusi insieme alle madri è più che raddoppiato in un anno. Il governo Meloni ha appena stabilito il record di durata della storia repubblicana: 1.413 giorni in carica, un traguardo che il centrodestra rivendica come segno di stabilità. C’è un terreno, però, su cui questa stabilità diventa indigesta: quello della legalità nelle carceri italiane. E qui i numeri raccontano una storia diversa da quella che il governo racconta di sé. Al 31 agosto 2026 i detenuti nelle carceri italiane erano 65.661, 868 in più rispetto a luglio. Il sovraffollamento ha toccato il 142,1%, il livello più alto mai registrato.
di Franco Corleone
L’Espresso, 4 settembre 2026
L’entrata in vigore il 21 agosto della legge 140/2026, sulla introduzione della misura alternativa della detenzione domiciliare per condannati tossicodipendenti o alcoldipendenti, è stata l’occasione per una orgia di articoli e commenti come se si trattasse di una misura di umanità e di liberazione di tante persone deboli e fragili dall’inferno del carcere sovraffollato. Si tratta invece di una mistificazione. Pochi hanno capito il tassello di una originale operazione della macchina della propaganda di stile “goebbelsiano” del governo. Il problema del carcere è rappresentato dalla presenza di troppe pene brevi e dalla detenzione sociale senza prospettive, invece il governo, usando demagogia buonista, ha inventato una legge per persone con condanne pesanti e pene alte (addirittura fino a otto anni di pena residua) per i cosiddetti detenuti tossicodipendenti.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 4 settembre 2026
L’Italia ha violato l’articolo 3 e l’articolo 7 della Convenzione per tutto il periodo antecedente alla riforma dell’ergastolo ostativo, entrata in vigore il 31 ottobre 2022. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha depositato ieri la sentenza che riguarda quattro ergastolani italiani, tutti reclusi da oltre trent’anni per reati di mafia commessi tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta. La causa si chiama Asciutto e altri contro l’Italia e riunisce quattro ricorsi presentati tra il 2016 e il 2020. La Prima Sezione di Strasburgo, presieduta da Ivana Jelić, ha deciso all’unanimità. Dopo il 31 ottobre 2022, invece, la violazione dell’articolo 3 cessa. Tra i quattro c’è anche S. Araniti, seguito dall’avvocata Giovanna Beatrice Araniti, la cui vicenda giudiziaria segue un percorso leggermente diverso da quello degli altri tre.
di Luca Cereda
Famiglia Cristiana, 4 settembre 2026
Don David Riboldi, cappellano a Busto Arsizio, racconta cosa accade dietro le sbarre e perché lavoro, relazioni e dignità sono anche strumenti di sicurezza. C’è un momento, entrando in un carcere, in cui il numero smette di essere un numero. Non sono più 65.661 detenuti, come quelli presenti nelle carceri italiane al 31 agosto. Non sono più il 142,1 per cento di sovraffollamento, né i 19.468 posti che mancano rispetto alla capienza effettivamente disponibile. Diventano persone. Volti. Attese. Richieste rimaste senza risposta. Famiglie che aspettano una telefonata. Agenti che fanno doppi turni. Educatori che devono dividere il proprio tempo tra centinaia di detenuti.
di Errico Novi
Il Dubbio, 4 settembre 2026
Persino il più rigorista dei “giudiziari” di governo, Andrea Delmastro, fissò una priorità, nelle interviste pre-elettorali del 2022: il “ritorno alla prescrizione sostanziale”, perché “non è più tollerabile il paradigma dell’imputato in servizio permanente effettivo”. Era il preambolo di un piano giustizia che, per la maggioranza di centrodestra, avrebbe dovuto coniugare certezza della pena e garanzie nel processo, ma senza che le seconde si riducessero a un optional. Poi le cose sono andate un po’ diversamente. Non un tradimento assoluto delle intenzioni anche buone inserite nel programma, questo no: sarebbe oggettivamente falso. Ma certo, la costante dei quattro anni di governo Meloni si può sintetizzare, sul versante giustizia, in modo piuttosto semplice: concretezza e pragmatismo sui provvedimenti “rigoristi”, sugli innumerevoli decreti e ddl sicurezza che hanno scandito i semestri della legislatura, a fronte di una notevole maggior fatica nel portare a casa le misure garantiste, con una seconda parte del quadriennio straziata dai rinvii e dall’inconcludenza, soprattutto su alcune leggi che sembravano già in tasca.
di Glauco Giostra
Avvenire, 4 settembre 2026
Commentare un provvedimento giudiziario senza conoscere gli atti che l’hanno preceduto e la sua integrale motivazione è un esercizio di supponenza sempre; uno sbinariamento dalle rotaie costituzionali quando è opera di un esponente delle istituzioni. Ha giustamente turbato l’opinione pubblica la deprecabile vicenda che ha visto un uomo palpeggiare una ragazzina in un minimarket della periferia torinese. Ma a suscitare ancor più indignazione è stato il provvedimento con cui il gip, dopo 48 ore di detenzione, ha disposto la scarcerazione con obbligo di firma del reo confesso. Come sempre, quando il giornalista o il politico sa di poter incontrare o di poter suscitare l’indignazione popolare, si sono scatenati i titoli a caratteri cubitali tipo “I giudici liberano chi stupra” o “L’Italia paradiso degli stupratori”.
di Elisa Sola
La Stampa, 4 settembre 2026
Il Riesame fissa l’udienza per valutare il carcere. La paura nel quartiere. Minacce all’avvocata dell’indagato. Il giorno dopo il tentativo di spedizione punitiva da parte di un branco di sconosciuti, Jalal Uddin riceve i clienti con aria tesa. È mattina. Dà il resto a un uomo che paga una Corona mentre fissa il telefonino. C’è un ragazzino che su TikTok si finge giornalista e mostra le immagini del suo negozio. Dice che quello è il locale dove una ragazza di 13 anni è stata abusata. “Come si fa a fargli togliere quei video? Non sono io quell’uomo. Io ho solo la sfortuna di avere un minimarket a fianco di quello di cui parlano tutti”. La follia dei social sparge odio e informazioni false. E Jalal quell’odio lo sente sulla pelle.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 4 settembre 2026
Il ministro Carlo Nordio ha disposto l’invio di ispettori dopo che una gip di Torino non ha confermato il fermo di polizia per un uomo accusato di aver palpeggiato il seno di una minorenne. Ne parliamo con Raffaele Piccirillo, sostituto procuratore generale in Cassazione e già capo di Gabinetto con due predecessori di Nordio a via Arenula, Alfonso Bonafede e Marta Cartabia.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 4 settembre 2026
La Cassazione, sentenza n. 32649/2026, chiarisce che la non occasionalità si colloca su un piano intermedio e non basta, da sola, a integrare l’abitualità che a sua volta non può derivare da un criterio meramente quantitativo. In tema di spaccio, la nozione di abitualità della condotta quale causa ostativa al riconoscimento della lieve entità del fatto, postula una serialità di azioni tale da evidenziare una stabile propensione all’attività criminosa e si colloca su un piano distinto dalla non occasionalità, che presuppone una condotta non meramente episodica, pur senza raggiungere quel grado di reiterazione e stabilità che connota l’abitualità.
di Christian Donelli
parmatoday.it, 4 settembre 2026
La denuncia della Garante dei detenuti, Veronica Valenti. Ben Assen Adnan. È questo il nome del detenuto di 46 anni di origine tunisina morto all’Ospedale Maggiore di Parma dopo essersi impiccato nella sua cella in isolamento all’interno del carcere di via Burla di Parma. Nella giornata di giovedì 27 agosto aveva tentato il suicidio. Era stato trasportato nel reparto di Rianimazione dell’Ospedale Maggiore ma non ce l’ha fatta. È deceduto nella giornata di martedì 1° settembre. Ed è la quarta morte nelle carceri dell’Emilia-Romagna dall’inizio dell’anno. Un conteggio atroce, una vita spezzata nell’indifferenza generale. Anzi. I commenti che arrivano ad articoli di questo tipo sono sempre più violenti. Impensabili in una comunità civile. Abbiamo parlato dell’ennesimo suicidio nel carcere di via Burla con la Garante dei diritti dei detenuti del Comune di Parma Veronica Valenti.
- Sulmona (Aq). Morte in carcere, disposto l’incidente probatorio sulla documentazione sanitaria
- Firenze. Incinta al settimo mese dentro una cella a Sollicciano
- Pistoia. I problemi della Casa circondariale: “Manca ancora il medico di notte”
- Perugia. Carcere di Capanne, con l’ampliamento si potrebbe arrivare a 800 detenuti
- Lucca. “Nel carcere di San Giorgio situazione drammatica, la politica intervenga”









