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Yemen. Centinaia di persone fatte sparire e torturate in carcere PDF Stampa
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nena-news.it, 1 luglio 2020


Il rapporto di un'organizzazione yemenita per i diritti umani, Mwatana, documenta oltre 1.600 casi di detenzioni arbitrarie e centinaia di torture e morti nelle prigioni segrete che le due parti in guerra gestiscono dal 2016.

Numeri impressionanti che si uniscono a quelli terribili che la guerra in Yemen consegna al mondo da cinque anni di crisi umanitaria senza precedenti: secondo l'organizzazione yemenita per i diritti umani Mwatana, entrambe le parti in guerra - il movimento Houthi e le forze governative filo-saudite - gestiscono prigioni segrete e ufficiose nel paese. È lì dentro che dal 2016 vengono fatte sparire centinaia di persone, sottoposte a brutali abusi.

Nel rapporto di 87 pagine presentato ieri, che parla di almeno undici centri di detenzione non ufficiali in Yemen, sono documentati oltre 1.600 casi di detenzioni arbitrarie, 770 casi di sparizioni forzate, 344 di tortura e almeno 66 decessi. "Torture e forme di maltrattamento crudeli, disumane e degradanti", scrive Mwatana. "Il numero e la gravità degli abusi hanno avuto un impatto sociale significativo", aggiunge l'organizzazione che spiega come intere famiglie non abbiano saputo per lunghi periodi di tempo dove i loro casi fossero detenuti.

Secondo il rapporto, intitolato "In the Darkness: Abusive Detention, Disappearance and Torture in Yemen's Unofficial Prisons", basato su 2.566 interviste a ex prigionieri, familiari, attivisti e avvocati, i responsabili delle carceri sono sia il movimento Houthi che le milizie pagate e addestrate dagli Emirati Arabi Uniti, una delle due petromonarchie (insieme all'Arabia Saudita) a controllare de facto il sud del paese, dove è presente il governo del presidente Hadi e numerosi gruppi armati separatisti in rotta costante con Riyadh.

Nello specifico gli Houthi avrebbero carceri non ufficiali nel quartier generale dei servizi segreti e a Taiz in edifici residenziali, mentre le forse emiratine gestirebbero campi nella provincia di Aden e il governo in quella di Ma'rib.

Nel settembre dello scorso anno, un comitato di esperti delle Nazioni Unite, denominato Group of Regional and International Eminent Experts on Yemen, aveva denunciato almeno 37 casi di abusi sessuali su detenute da parte delle forze emiratine in prigioni segrete nel sud dello Yemen. Alla base "600 testimonianze e numerosi documenti", spiegavano gli esperti del comitato creato nel dicembre 2017 dall'Alto Commissariato Onu per i diritti umani.

La denuncia si inserisce all'interno di una delle peggiori guerre contemporanee e in quella che l'Onu ha più volte definito la peggiore crisi umanitaria mai vista da decessi: oltre 100mila morti - di guerre, fame e malattie - tre milioni di sfollati interni, 21 milioni privi di cibo e acqua potabile a sufficienza. Risale invece alla metà di giugno la rivelazione fatta da "Mujtahidd", attivista saudita anonimo, che su Twitter ha denunciato l'esistenza di una prigione segreta gestita da Riyadh nella provincia orientale di Hadhramout, negli anni passati parzialmente occupata e gestita da al Qaeda nella Penisola Arabica, con il beneplacito delle tribù locali. "Ho ricevuto un rapporto da ex detenuti in una prigione gestita dalle forze saudite in Yemen", ha scritto in un tweet, aggiungendo che il carcere sconosciuto non è ovviamente rispettoso degli standard internazionali. Sarebbero migliaia gli yemeniti detenuti lì negli ultimi anni.

 

 

 

 

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