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Rebibbia, la tragedia dell'ossessione carceraria

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di Stefano Anastasia*

 

Il Dubbio, 19 settembre 2018

 

Riforma penitenziaria. Maternità, salute, droga: i nodi dimenticati. Era in carcere da poco più di 20 giorni, nel "nido" di Rebibbia con i suoi due bambini. Ora è in isolamento, guardata a vista, protetta dalle altre detenute e da se stessa. La sua bambina è morta, il più grande speriamo di no.

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Lei non era una detenuta

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di Patrizio Gonnella*

 

comune-info.net, 19 settembre 2018

 

Come sarà classificata la povera bimba morta, pare uccisa dalla propria mamma, nel carcere romano di Rebibbia? Di certo non verrà conteggiata tra i detenuti morti nel 2018. Lei non era una detenuta. Era prigioniera, suo malgrado. Era innocente. Come innocenti sono tutti i bambini del mondo. Di tutto questo sarebbe importante discutere. Di come non riusciamo a liberarci del carcere al punto che non si riesce a trovare una soluzione neanche per qualche decina di bambini innocenti. Ogni altra interpretazione è fuorviante ed apre a strumentalizzazioni.

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Lo scandalo dei bambini che vivono in carcere

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di Antonio Crispino

 

Corriere della Sera, 19 settembre 2018

 

Hanno da zero a sei anni ma sono già detenuti. Nelle carceri italiane ci sono 60 bambini detenuti. L'ingresso in carcere dei bambini è una scelta della donna. Che però, quasi sempre, non ha una vera opzione Escono solo il sabato con i volontari. Nelle carceri italiane ci sono 60 bambini detenuti. Hanno da pochi mesi a sei anni e vivono dietro le sbarre. Condividono la reclusione delle madri, anche se il regime carcerario a cui sono sottoposti è attenuato rispetto al resto della popolazione carceraria. Non hanno fatto niente (e cosa potrebbero mai fare?), eccetto nascere al momento sbagliato, in prossimità di un arresto o una condanna.

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Il dramma di Rebibbia e quei 62 bambini in carcere con le madri detenute

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di Federica Olivo

 

huffingtonpost.it, 19 settembre 2018

 

Una legge del 2011 aveva previsto la nascita di "case famiglia protette" per madri condannate. A 7 anni dall'entrata in vigore, però, ne esiste solo una. Di lei si sa solo che era una bambina, che aveva quattro mesi e che ha trascorso le ultime settimane della sua brevissima vita nel carcere di Rebibbia, insieme alla mamma e al fratellino di venti mesi. Ed è stata proprio la madre, una donna poco più che trentenne - in carcere dal 27 agosto con l'accusa di traffico internazionale di stupefacenti - a prendere lei e il fratello e a scaraventarli giù per le scale, nella sezione nido dell'istituto penitenziario. Per la bimba non c'è stato nulla da fare. Ha perso la vita nello schianto. Il fratellino è ancora vivo, ma le sue condizioni sono gravissime.

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Non esistono schemi per giudicare una detenuta che uccide suo figlio

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di Antonio Pechiar

 

Il Fatto Quotidiano, 19 settembre 2018

 

Mentre scriviamo la tragedia si è consumata da poco. Quasi nulla è chiaro. Tanto meno la fine, quel che tutti vorremmo sapere: ce la farà il figlioletto di due anni a sopravvivere? Per il fratellino di quattro mesi, purtroppo, non c'è più nulla da fare. Una donna di nazionalità tedesca, detenuta nel carcere femminile di Rebibbia a Roma, avrebbe scaraventato i suoi due figli dalle scale del reparto nido dell'istituto dove loro vivevano con lei. Sono 62 i bambini sotto i tre anni che in Italia abitano in una cella assieme alla loro madre detenuta. Tra questi, 16 stavano a Rebibbia con le loro 13 mamme.

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