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Carceri: restiamo umani PDF Stampa
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Ristretti Orizzonti, 13 marzo 2020


Dal carcere di Padova, la voce di un detenuto, Giuliano Napoli.

 

A distanza di qualche ora dalle rivolte e nella tregua che sembra essersi stabilizzata nelle carceri italiane mi sembra doveroso scrivere qualcosa dal punto di vista di un detenuto, quale sono, e rimanendo nell'ambito di quello che è il mio percorso con la redazione di Ristretti Orizzonti, che si occupa soprattutto d'informazione, a partire da dentro il carcere di Padova, esprimere qualche considerazione mi sembra il minimo in base a tutto quello che mi è stato possibile vedere e sentire attraverso i canali di comunicazione come televisione e radio. 

Tutto è partito da Salerno, le agenzie di stampa hanno divulgato la notizia in maniera giusta informando l'opinione pubblica di quello che stava accadendo nelle carceri. Mi ha colpito il modo critico con il quale il ministro della Giustizia si è rivolto al mondo dell'informazione, facendo pensare che vi sia una sorta di responsabilità da parte dei media per aver contribuito alla divulgazione delle notizie e di conseguenza all'escalation che ha portato molte carceri a disordini e proteste, come per cercare un colpevole a tutti i costi senza considerare le colpe dovute proprio all'inefficienza del ministero stesso, alla sottovalutazione della gravità della situazione e alla mancanza di una regia seria e preparata che affrontasse l'emergenza in modo efficace.

Le notizie a riguardo delle carceri sono apparse nelle tv solo dopo che i detenuti hanno alzato la voce e non per spaccare tutto, atti questi, che sono da condannare anche da parte di noi stessi detenuti che pensiamo e crediamo nelle proteste pacifiche come quella in cui credevamo anche noi qui a Padova, per lo meno nella maggior parte dei ristretti.

Qui la situazione si è placata dopo gli incontri avuti con la direzione e i magistrati di sorveglianza ai quali abbiamo chiesto rassicurazioni sui preparativi che stavano mettendo in atto nell'ipotesi che il coronavirus venga a contatto con i detenuti; abbiamo chiesto degli interventi che compensassero la chiusura dei colloqui con i familiari, che in un primo momento non sono stati molto efficaci, per esempio si dovevano fare le richieste per avere le telefonate in più e solo in seguito hanno avuto la "delicatezza" di liberare le telefonate in automatico, ma subito dopo si è presentato un altro problema, che è quello dei detenuti non abbienti che anche avendo la possibilità tecnica di chiamare tutti i giorni non hanno le risorse economiche, che non sono state stanziate in maniera urgente come avrebbe dovuto essere, ancora oggi l'amministrazione non riesce a far fronte al problema e anche per questo l'associazione Granello di senape ha messo a disposizione gratuitamente il servizio "Mai dire mail" per chi non ha risorse e altre realtà (cooperative e associazioni) hanno stanziato un piccolo fondo a cui i detenuti possono attingere per avere qualche soldo per chiamare a casa.

Non è stato sin da subito garantito l'approvvigionamento di generi alimentari dall'esterno, i familiari accorsi all'istituto per depositare cibo e soldi sono stati all'inizio rimandati a casa e tutto questo ha contribuito ad alimentare il malessere tra le sbarre ma non fino a far scatenare l'inferno come in altre situazioni in altre carceri.

Io personalmente ho avuto modo di confrontarmi con la direzione e con l'Ufficio comando, e devo dire che il direttore si è dimostrato sin da subito aperto a capire quelle che potevano essere le azioni da fare nell'immediatezza sbloccando l'ufficio del rilascio pacchi, "il magazzino" intasato dai pacchi ricevuti dall'esterno e che all'inizio non consegnava ai detenuti non si sa per quale motivo, in parole povere se i generi alimentari erano stati acquistati dall'alimentare sotto casa non entravano, se invece erano stati acquistati da marchi conosciuti tipo Fiorucci o Negroni passavano. Queste sono alcune delle piccole cose che in queste situazioni iniziano a creare disordini e ad aggiungere un forte senso di frustrazione e impossibilità di capire cosa sta succedendo, sia dentro che fuori dal carcere, l'impatto con l'isolamento assoluto e totale ha giocato un brutto scherzo che ha aumentato il senso di incertezza e paura, fattori insiti già di per sé nel contesto penitenziario.

Tanto c'è da fare adesso, ma a parer mio bisogna prima di tutto riprendere tutto il lavoro fatto negli Stati Generali sulla riforma penitenziaria e approvare subito il nuovo Ordinamento penitenziario che era stato elaborato in quella sede, che se fosse stato approvato a suo tempo oggi non piangeremmo per 12/14 morti e 40 feriti, un disastro che doveva e poteva essere evitato.

 

 

 

 

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