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Treviso. Detenuto impiccato in cella a Santa Bona, è giallo PDF Stampa
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di Alberto Zorzi


Corriere del Veneto, 22 febbraio 2020

 

Trovato con una felpa attorno al collo, ci sarebbero dei lividi sul corpo. Lunedì mattina un detenuto è stato trovato impiccato nella sua cella, è stata aperta un'indagine. Marco Antonio Fasan, 38 anni, è stato trovato impiccato con la propria felpa nel carcere di Santa Bona lunedì mattina. Fasan era da solo in cella in seguito a un litigio con altri detenuti in una sorta di isolamento temporaneo. L'uomo aveva da poco perso il padre a cui era affezionato, ma l'ex moglie chiede che venga fatta chiarezza sulla dinamica della morte. Il corpo di Fasan infatti presenterebbe dei lividi che richiedono accertamenti.

Un mese fa aveva perso il padre, che per lui era una figura importantissima. Gli era stato sempre vicino nonostante le sue sbandate e quella vita tormentata che nell'ultimo decennio l'aveva portato più volte in carcere per spaccio e piccole rapine, per le quasi stava finendo di scontare l'ultimo anno dietro le sbarre.

E questo sicuramente era stato un evento che l'ha destabilizzato dal punto di vista emotivo. Poi c'erano quei rapporti sempre più difficili con alcuni detenuti del carcere di Santa Bona a Treviso, che pare fossero culminati proprio lo scorso lunedì mattina in una lite e nella successiva "punizione" in una cella di "isolamento", se così si può definire. Quella stessa dove un'ora dopo Marco Antonio Fasan è stato trovato impiccato con la propria felpa.

È l'ennesima tragedia nelle carceri italiana, un suicidio su cui ora la compagna del 38enne di origine cilena, ma adottato da piccolo da una famiglia veneziana, chiede che venga fatta chiarezza, anche perché sul corpo ci sarebbero stati alcuni lividi.

"Non accusiamo nessuno - dice per suo conto l'avvocato Mauro Serpico, che era il legale di Fasan Però chiediamo che venga accertato che cosa è successo". Il pm Mara De Donà ha già deciso di disporre l'autopsia per verificare la causa della morte e lunedì incaricherà il medico legale Alberto Furlanetto. L'avvocato Serpico sta ancora valutando se nominare un proprio consulente da affiancare a quello della procura.

Fasan, 38 anni, era nato in Cile, ma è cresciuto a Venezia, dove il padre aveva diverse proprietà immobiliari. Negli ultimi anni però si era trasferito con lui a Tarzo, nel Trevigiano. Negli ultimi giorni aveva chiamato il suo legale per parlare anche del futuro di questo patrimonio, che gli sarebbe arrivato in eredità.

"Sembrava aver iniziato a metabolizzare lo choc per la morte del padre, mi aveva detto che avrei dovuto aiutarlo a trovare il modo per gestirlo racconta ancora Serpico - Non sembrava una persona che di lì a pochi giorni si sarebbe tolta la vita, anche perché stavamo lavorando per poter ottenere a breve una detenzione domiciliare".

La morte dell'uomo che lo aveva accudito l'aveva provato. Anche perché nei giorni precedenti il decesso, quando era gravemente malato, aveva chiesto un permesso per poterlo vedere, che gli era però stato negato. Era potuto uscire dal carcere solo per tre ore in occasione dei funerali. Resta il fatto che i famigliari vogliono capire che cosa sia successo, anche perché ci sono degli aspetti che non tornano. Il legale ha chiesto di poter vedere le foto del ritrovamento del cadavere, anche perché la stanza dove era stato messo da solo non dovrebbe avere molti elementi a cui appendersi per tentare di impiccarsi, tanto più con una felpa. Qualcuno ha parlato di un "gesto dimostrativo finito male". Ma ora è tutto nelle mani della procura.

Fasan era finito coinvolto già più di dieci anni fa in un traffico di ecstasy, da cui uscito con un patteggiamento a due anni. Era stato di nuovo arrestato nel 2014 per aver rapinato una coppia di bengalesi, che avevano reagito al furto di una felpa dal loro banchetto. L'anno dopo, con un'amica, aveva rapinato un uomo per strada a Venezia, cercando di portargli via la borsa: preso, aveva patteggiato un anno e 4 mesi.

 

 

 

 

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