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Reggio Calabria. Grave carenza di infermieri nel carcere di Arghillà PDF Stampa
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reggiotoday.it, 20 gennaio 2020


Vincenzo Marrari, coordinatore regionale Cgs Nursind Calabria, afferma che "vi è anche una situazione di emergenza per la mancata sostituzione di tre unità, cessate per varie motivazioni". Un altro nuovo record negativo per l' Asp 5 di Reggio Calabria, con il quasi totale azzeramento del personale infermieristico dedicato all' assistenza all' interno del penitenziario di Arghillà. La denuncia arriva dal NurSind, che da sempre si schiera a tutela degli infermieri di tutta Italia.

"Ci viene riferito dai nostri iscritti - afferma Vincenzo Marrari, coordinatore regionale Cgs Nursind Calabria - che oltre alla storica carenza cronica di personale infermieristico da quando il penitenziario fu aperto nel 2013, attualmente, vi è una situazione di emergenza per la mancata sostituzione di tre unità cessate per varie motivazioni. Si continua a garantire un livello di assistenza accettabile, non di livello, si opera con dei contingenti miseri a fronte di un utenza composta da circa 350 detenuti".

"Il personale attivo, sono solo 4 gli infermieri, - spiegano ancora dal Nursind - è spesso chiamato a saltare i riposi, perché se cosi non fosse, si fermerebbe ogni attività. Tutto questo è causa certamente di stress psicofisico e continuo avvicinamento al limite orario settimanale, e, il Burn Out, ci risulta fra l' altro una delle recenti cause che ha portato alcune colleghe ad astensione dall' attività lavorativa da alcuni mesi, e mai più sostituite anch'esse".

Secondo il sindacato delle professioni infermieristiche siamo arrivati al paradosso. "alla metà del 2019 gli sforzi di dirigenti e coordinatori avevano consentito un integrazione di personale quasi sufficiente ad iniziare una turnazione H 24 per gli infermieri, ma, progressivamente con il tempo, le mancate sostituzioni di personale assente legittimamente per varie motivazioni (gravidanza, inidoneità, L. 104) ci portano ad oggi, dove, la sola presenza di 3 - 4 infermieri non riesce nemmeno a garantire la copertura di assistenza per le 12 ore giornaliere.

Appare assai difficile continuare a garantire le cure necessarie alla popolazione detenuta, in un contesto che, di fatto, per varie problematiche è già 'pesantè laddove si uniscono anche le carenze di personale di polizia penitenziaria ed il sovraffollamento di detenuti a fronte della regolare capienza di circa 300 utenti. Una situazione infernale insomma".

"Chi pensa che l'attività degli infermieri nel penitenziario - continua Marrari - sia solo quella di preparare e consegnare terapia si sbaglia di grosso. I nostri infermieri si sostituiscono al personale amministrativo (anch'esso da sempre assente) per la parte burocratica, svolgono le attività del Ser.T. per la somministrazione di terapia sostitutiva poiché lo stesso non ha il personale dedicato, coadiuvano con gli specialisti ambulatoriali, e, non da meno sono in prima linea sempre a sostenere con parole di conforto chi ha commesso errori nella propria vita. Non dimentichiamo che, il penitenziario di Arghillà rimane fra i pochi se non l'unico delle carceri italiane in cui la presenza di personale infermieristico non vi è per 24 ore al giorno".

Per il coordinatore Marrari "questo nostro monito al fine di sensibilizzare le istituzioni poiché, probabilmente, la commissione straordinaria, che non ci ascolta, è solo impegnata a fare quadrare i conti forse dimenticando che la sanità deve erogare salute, in questo caso, anche alle persone ristrette".

 

 

 

 

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