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Pene sempre più severe, detenuti sempre più vecchi PDF Stampa
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di Gaetano Campione


Gazzetta del Mezzogiorno, 12 ottobre 2019

 

In 10 anni le condanne più severe sono aumentate del 50 per cento, mentre quelle più lievi sono diminuite del 30 per cento. E i detenuti con meno di 40 anni sono divenuti una minoranza. A monitorare la situazione ci pensa l'associazione Antigone che da sempre analizza i flussi di dati attraverso un interessante rapporto, su scala nazionale, che mette in luce ombre e luci del sistema carcerario.

Il concetto è che le pene si fanno più severe e la popolazione detenuta invecchia: in 10 anni, infatti, le condanne più severe sono aumentate del 50 per cento, mentre quelle più lievi sono diminuite del 30 per cento. E i detenuti con meno di 40 anni sono divenuti una minoranza.

Quindi, crescono il numero complessivo dei detenuti (a fine giugno erano 60mila 522 a fronte dei 50mila 496 posti disponibili in 190 strutture penitenziarie) ed aumenta il sovraffollamento, il più alto nell'area dell'Unione europea (sfiora il 120 per cento), con la Puglia, maglia nera nella classifica italiana. La nostra regione ospita 3.834 detenuti a fronte di una capienza di 2.139. Il tutto - fa notare Antigone - con una criminalità da anni in calo, 15 per cento in meno il numero dei reati, come annunciano le statistiche governative: "È superfluo dire che in tutto questo, qualcosa non torna".

Patrizio Gonnella, è il presidente nazionale dell'associazione: "L'aumento del sovraffollamento, aldilà dei luoghi comuni agitati da alcune parti politiche, non è dovuto ad un aumento della criminalità, in particolare quella straniera. Infatti, da una parte, il numero dei reati è in costante calo e anche gli ingressi in carcere sono in conseguente diminuzione. Il numero più alto si spiega con l'aumento della durata delle pene, frutto anche di politiche legislative degli ultimi anni. Gli stranieri in carcere, ad esempio, dal 2010 sono diminuiti del 3,68 per cento. Se nel 2003 ogni 100 stranieri residenti regolarmente in Italia l'1,16 per cento degli stessi finiva in carcere, oggi la percentuale è scesa dello 0,36 per cento".

Il problema più urgente è legato alla vivibilità delle strutture carcerarie. Un peggioramento della qualità della vita che si traduce in un aumento dei suicidi, 27 nei primi sei mesi dell'anno, 67 quelli segnalati nel 2018, con 10mila368 atti di autolesionismo e 1.197 tentati suicidi. Con Taranto (268 detenuti in più rispetto al limite stabilito) in cima al tragico elenco, dove 4 persone si sono tolte la vita l'anno scorso.

Piero Rossi, Garante regionale dei detenuti, ha detto recentemente a radio Radicale: "La situazione è grave. Dove ci dovrebbe essere una persona detenuta, ce ne sono quasi due. L'emergenza sovraffollamento amplifica le situazioni di disagio collettivo, può costituire un grave pericolo per l'incolumità delle persone, a cominciare dalla popolazione detenuta. Siamo molto impegnati a trovare soluzioni di riduzione del danno. Io ho invocato anche iniziative di natura straordinaria".

 

 

 

 

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