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Pescara: detenuto 33enne si impicca, era in carcere per il furto di un telefonino PDF Stampa
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Il Centro, 14 agosto 2019


Si è tolto la vita in carcere, presumibilmente quando gli altri detenuti dormivano. E il corpo è stato scoperto solo ieri mattina. Non c'è stato niente da fare per un 33enne bulgaro, in Italia senza fissa dimora, che era stato trasferito un paio di mesi fa nel carcere di Pescara da Roma e aveva problemi di tossicodipendenza.

L'uomo, assistito dall'avvocato Luca Pellegrini, era stato arrestato a maggio dopo aver messo a segno con un complice il furto di un cellulare, strappato al proprietario all'esterno della stazione ferroviaria Ostiense, a Roma. Quella notte era stato subito notato dai carabinieri che avevano assistito alla sua fuga su un ciclomotore, insieme a un complice, un uomo algerino, che lo aspettava sul mezzo, e poi i militari lo avevano bloccato. L'arresto era stato convalidato e nei confronti del 33enne era stata disposta la misura della custodia cautelare in carcere, così come per l'altro arrestato.

L'uomo, che aveva precedenti specifici, in passato aveva messo a segno in maniera ripetuta reati contro il patrimonio perché puntava a procurarsi il denaro necessario ad acquistare la droga. E proprio di recente aveva annunciato al difensore il suo progetto di seguire un percorso in una comunità di recupero. Dal carcere sarebbe uscito l'anno prossimo ma l'altra notte ha deciso di farla finita all'interno della cella.

 

 

 

 

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