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Caso Cerciello Rega. I diritti civili e il rischio di copiare (male) i populisti PDF Stampa
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di Luca Bottura


La Repubblica, 2 agosto 2019

 

Mentre la Lega guadagna il consenso di 4 italiani su 10, il Movimento Cinque Stelle si avvita veloce verso l'impatto al suolo, l'opinione pubblica nemmeno percepisce, ove anche esistesse, una proposta politica e culturale alternativa, il Pd danza sul proprio ombelico dedicandosi a lotte intestine.

Che, com'è noto, tendono a produrre residui organici fastidiosi. L'ultima riguarda la visita del deputato Scalfarotto agli americani in carcere per l'omicidio del carabiniere, che il Ministro ombra per Twitter, Carlo Calenda, ha commentato con l'abituale pacatezza: "Spero sia il sole. Stiamo raggiungendo vertici di stupidità mai toccati nella politica contemporanea".

Un post scritto con la mazza da baseball che apre a una riflessione di fondo su cosa accidenti voglia essere il Pd, per modi e proposta politica. Anche e soprattutto perché Zingaretti ha subito ritenuto di precisare che Scalfarotto era andato a titolo personale, Emanuele Fiano si è dissociato dal collega pressoché in diretta, e il reprobo ha dovuto infine chinare il capo in una sorta di mesto autodafé.

È questo il ruolo del Pd? Rinculare contrito quando, per una volta, un proprio esponente ha preso un'iniziativa senza inseguire il senso comune? Continuare a essere la copia perdente dell'originale populista? Perseguire a tentoni il consenso delle classi sociali che un tempo rappresentava?

Oppure riaffermare due principi di civiltà, l'habeas corpus da opporre alla sacertà, anche con atti concreti, come la visita di Scalfarotto? Mica c'è andato in gita, a Regina Coeli. Ha fruito delle sue prerogative di deputato dopo che uno degli arrestati era stato violato nella dignità personale. Cosa che non può e non deve capitare neppure al peggiore dei delinquenti.

Che il leader della corrente "moderata" del Pd, seguito a ruota del suo segretario, dedichi i propri commenti di getto alla cosiddetta pancia del Paese, attiene alla famosa ricerca del fu voto, appunto, moderato. Il quale nel frattempo è diventato un gorgoglio indistinto e vendicativo, mentre il consenso progressista si disperde nei rivoli dell'astensione, almeno quello che non transitò ai Cinque Stelle per poi finire in pasto alla Lega.

A Matteo Renzi e al suo governo, anche i critici più acerrimi riconoscono i risultati raccolti nell'ambito dei diritti civili. Un Partito democratico che abbandoni pure quell'ultima trincea, è destinato a rintanarsi nel vaniloquio delle dirette Facebook a suon di "quando c'eravamo noi sì che il Pil correva".

Meglio avere qualcosa da dire e dirlo chiaro e forte. Un'idea di Paese nel quale anche i rei vanno trattati con civiltà, come ha suggerito Piero Grasso, uno che interrogò, garantendone i diritti, chi aveva progettato il suo omicidio. Per questo Scalfarotto ha fatto benissimo a varcare quei cancelli. Perché prima dei voti, va ricostruito un immaginario di normalità. Non negoziabile. Alternativo. E, in potenza, vincente. Perché l'unica idea da copiare a Salvini è la perseveranza.

 

 

 

 

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