"Svuota-carceri un flop, in cella solo per i reati più gravi", la proposta di Catello Maresca Stampa

di Viviana Lanza

 

Il Riformista, 3 dicembre 2020

 

Il Covid avanza e le carceri restano sovraffollate. I provvedimenti finora varati dal Governo si sono rivelati inefficaci e la funzione rieducativa della reclusione continua a essere sacrificata sull'altare dell'emergenza sanitaria. Eppure una diversa modalità di espiazione della pena è possibile.

Ne è convinto anche Catello Maresca, attuale sostituto alla Procura generale di Napoli dopo una lunga esperienza da pm nella Direzione distrettuale antimafia, docente di Diritto e procedura della legislazione antimafia all'università della Campania Luigi Vanvitelli e corteggiato dalla politica come possibile candidato sindaco della città.

Su questi ultimi rumors Maresca preferisce glissare: "Li vivo da magistrato che fa il suo lavoro tutti i giorni e prova a dare un contributo su temi che sono prossimi alla sua professione e al suo impegno in questo momento. Se un domani il mio impegno sarà in altri luoghi, risponderò ad altro tipo di istanze; per ora mi fa piacere rispondere a queste".

 

Parliamo di carcere, allora...

"Il Recovery Fund potrebbe essere un'occasione formidabile per destinare al comparto della reclusione risorse che possano tradursi in un carcere più umano, dove l'unica privazione ammessa è quella della libertà e non, come accade ancora in alcune strutture carcerarie, anche quella della dignità: ci sono condizioni che riguardano le detenute, per esempio, che sono davvero al limite del trattamento disumana e degradante. Dignità nell'esecuzione della pena, quindi, ed efficacia nell'individuazione di percorsi di riabilitazione dei detenuti sono le linee programmatiche che uno Stato serio deve essere capace di declinare e realizzare in concreto".

 

A leggere le statistiche, la realtà è ben diversa: in Campania ci sono 6.648 detenuti, un terzo dei quali recluso per reati per cui sarebbero possibili le cosiddette misure alternative, e circa la metà è in attesa di giudizio...

"È il momento di fare una riflessione seria e profonda sull'attualità della funzione della pena e sulla modalità di espiazione a partire dal carcere. Oggi il paradigma ancora applicato è quello vecchio del carcere inteso come prima istanza, tant'è che le altre misure vengono definite "alternative" come a dire che c'è il carcere e poi ci sono le altre. Credo che invece bisognerebbe partire proprio da questo valore: non esiste una misura primaria o, meglio, può esistere solo per categorie di reati di particolare allarme sociale. Penso ai reati di criminalità organizzata, ai delitti contro la persona, ai reati previsti dal Codice rosso che sono reati che vanno trattati con la massima attenzione possibile e rispetto ai quali il carcere è naturalmente il primo livello di garanzia che deve essere assicurato, mentre per tutti gli altri reati bisognerebbe cercare di contemperare misure diverse. Prima che dal Legislatore, però, la riflessione profonda deve partire dalla dottrina che è più avanguardista e capace di elaborare nuove modalità di espiazione della pena che riescano a soddisfare adeguatamente l'esigenza di prevenzione generale e speciale e l'esigenza di rieducazione. Perché spesso il carcere, in determinate condizioni, diventa addirittura criminogeno, un luogo dove si cementano alleanze tra clan e dove rancore e malanimo nei confronti dello Stato si sviluppano e si traducono in un'ulteriore propensione a delinquere".

 

Pensa a un nuovo modello di pena?

"Sì, occorre costruire un nuovo modello nel nostro ordinamento che tenga conto anche di un'esigenza di punizione che passi attraverso il risarcimento del danno, il ristoro economico. Ho una mia idea per i reati contro la pubblica amministrazione: la vera punizione dovrebbe essere il pagamento dell'equivalente sottratto e la possibilità di non esercitare più le funzioni rispetto alle quali il reato è avvenuto".

 

Intanto l'emergenza Covid sta sollevando nuove criticità...

"Ci troviamo in una situazione di assoluta emergenza, e come tutte le emergenze va trattata con provvedimenti eccezionali. Da marzo ad oggi mi sarei aspettato grossi interventi in termini trattamentali; i provvedimenti adottati finora sono svuota-carceri solo sulla carta, i numeri sono implacabili e danno la percezione immediata del fallimento dei provvedimenti normativi. Non si può pensare che, in una regione con un alto numero di detenuti come la Campania, la deflazione della platea carceraria sia rappresentata da meno di dieci soggetti scarcerati. È chiaro che la norma ha fallito e bisogna pensare a nuove soluzioni".

 

Si parla di 20mila scarcerazioni per decongestionare le carceri italiane...

"È un numero possibile, ma il vero problema è che ad oggi mancano i dati iniziali essenziali sulla popolazione carceraria. L'ho detto anche alla Commissione Giustizia del Senato che mi ha chiamato a esprimere un parere tecnico sull'ultimo provvedimento svuota-carceri. Senza quei dati è impossibile avere un minimo di prognosi di efficacia".