Il processo a Palamara può diventare una guerra per bande Stampa

di Iuri Maria Prado


Libero, 27 settembre 2020

 

È vero: il processo a Palamara non è, e non deve essere, il processo alla magistratura. Ma nemmeno dovrebbe essere il modo con cui la magistratura assolve sé stessa dalle responsabilità gravi che l'esplodere di quel caso ha reso tanto evidenti.

L'altro giorno il procuratore generale della Cassazione, Giovanni Salvi, con un suo articolo pubblicato dal Corriere della Sera ha spiegato che nel caso di Palamara si tratta di accertare se sia lecito o no che un magistrato si riunisca con politici e amministratori per decidere chi andrà a guidare l'accusa in faccende che vedono implicati proprio i partecipanti a quei conciliaboli. Tutto qui, spiega Salvi, mentre "le incolpazioni non riguardano affatto la legittimità dei rapporti tra magistrati e politici, né le spartizioni correntizie". Che sarà anche vero e basterà dal punto di vista del processo, ma non è vero e non basta dal punto di vista dell'opinione pubblica, la quale ha qualche buona ragione per credere che sessantamila chat di mastruzzi aumm aumm denuncino un sistema più che un'isolata vicenda di malcostume.

E il punto è esattamente questo: è ammissibile che sia quel sistema a governare le carriere e i movimenti di potere in un'amministrazione incaricata di questa bazzecola che è la giustizia resa in nome del popolo italiano? Ed è ammissibile che quel sistema reagisca facendo credere - perché questa è la sostanza, al di là delle giustificazioni rituali - che il coperchio si sia levato sul caso di un tipaccio disinvolto anziché su una tradizione diffusa? E infine: credono forse che non sia chiaro a tutti che le limitazioni del diritto di difesa del dottor Palamara servono poco a fare il processo contro di lui e molto a evitare quell'altro, quello che pure occorrerebbe a superamento di quel sistema diffusamente corrotto?

Checché se ne dica in contrario, questo ridicolo processo ha assunto la fisionomia bugiarda della requisitoria finalmente imbastita dalla parte sana che trionfa nell'estirpazione della cellula maligna. E se questo accade non è per colpa di quelli vi assistono, ma per responsabilità di quelli che lo celebrano.