Riforma del Csm nel limbo, ddl penale ai preliminari: Parlamento avvitato sulla giustizia Stampa

di Errico Novi

 

Il Dubbio, 18 settembre 2020

 

È un po' come per i Tribunali: il film riparte, ma col rallentatore inserito. La giustizia sacrificata al tempo del Covid rischia di trovare un corrispettivo in Parlamento: diversi dei provvedimenti messi a punto dal governo, e in particolare dal ministro Alfonso Bonafede, scontano l'ingolfamento delle Camere dovuto all'emergenza, ma anche le tensioni nell'alleanza giallorossa.

Non sorprende, certo, che il fenomeno appaia con chiarezza in prossimità del voto di domenica. Il ddl sul Csm per esempio: varato in Consiglio dei ministri su iniziativa del guardasigilli a inizio agosto, non solo non ha compiuto un passo in Parlamento, ma pare imprigionato nel limbo: il dipartimento Rapporti col Parlamento non ha ancora stabilito se assegnarlo alla Camera o al Senato. Nel primo caso si troverebbe una pista d'atterraggio più agevole: la commissione Giustizia di Montecitorio è presieduta da un sergente di ferro del M5S, Mario Perantoni.

Il quale ha appena concordato nell'ufficio di presidenza il sospirato calcio d'inizio per un testo che giace a Montecitorio da assai più tempo: la riforma del processo penale. Giovedì prossimo si partirà con le audizioni "istituzionali", quelle su cui sono tutti d'accordo: il Cnf, l'Anm, la Procura nazionale Antimafia, il presidente della Cassazione, l'Unione Camere penali. D'altra parte la sfilata dei big di avvocatura e magistratura crea anche allarme.

Soprattutto con Ucpi e Cnf, affioreranno in tutta la loro evidenza le tensioni legate alla prescrizione, che il ddl penale pretenderebbe di aggiustare col lodo Conte bis. Di fatto, si aprirà il vaso di pandora, e ripartirà l'offensiva di Matteo Renzi, solo in apparenza dissolta nell'accantonamento del lodo Annibali.

Ddl Csm, tema troppo caldo - Proprio i rischi sul processo penale suggeriscono prudenza sulla riforma del Csm. Che pure due giorni fa Bonafede ha rilanciato, in particolare per la parte che punta a "impedire il rientro in magistratura delle toghe entrate in politica: una scelta che compromette l'immagine di terzietà". Quel capitolo del ddl trova tutti d'accordo.

Ma il centrodestra è pronto a sparare i fuochi d'artificio per introdurre il "sorteggio temperato" nell'elezione dei togati a Palazzo dei Marescialli. E certo, mettersi a discutere di materie simili nel pieno del processo disciplinare a Palamara sarebbe un harakiri. Ma neppure sarebbe una passeggiata di salute, per la maggioranza, l'assegnazione del ddl su Csm e ordinamento giudiziario al dirimpettaio di Perantoni, il presidente della commissione Giustizia Andrea Ostellari. Il quale si distingue dal collega pentastellato per un connotato non irrilevante: è un leghista, intransigente, e renderebbe la vita difficile alla maggioranza.

Il rebus toghe onorarie - A Palazzo Madama si proverà ad accelerare sull'altra riforma del processo, quella relativa al civile: sul dossier però le perplessità del mondo forense sono forti quanto quelle sulla prescrizione. Oltretutto i senatori hanno tra le mani ancora un'altra delicatissima partita: la riforma della magistratura onoraria. Un dossier in apparenza di seconda fascia catapultato in cima all'agenda delle priorità, soprattutto per impegno di spesa previsto, dalla sentenza della Corte Ue dello scorso 16 luglio. I giudici di Lussemburgo hanno aperto il varco al diritto, per i giudici di pace, a tutele analoghe a quelle dei magistrati ordinari: le ferie innanzitutto.

A via Arenula sono perfettamente consapevoli che su quel versante si dovranno ottenere coperture consistenti, a meno di voler andare deliberatamente a sbattere contro la procedura d'infrazione. Le spine legate alle toghe onorarie contribuiscono a spiegare la difficoltà su un altro ddl, messo da Bonafede sul tavolo del Parlamento da più di un anno: è il testo sulle spese di giustizia, che estende la platea di chi può ottenere il patrocinio a spese dello Stato e assicura agli avvocati una procedura più agevole per ottenere la liquidazione degli onorari.

Vincola anche il giudice a rispettare, nel definire il compenso, le soglie previste dal decreto sui parametri forensi. Un provvedimento a cui l'avvocatura tiene molto, e che non a caso è stato messo a punto dal guardasigilli d'intesa col Cnf.

Il Covid aveva costretto la commissione Giustizia della Camera a relegare la legge nel girone dei "sacrificati". "Ma adesso ci si rende conto che dopo quel minimo di sostegno offerto ai professionisti, e in particolare alla classe forense, con i bonus da 600 e 1.000 euro, si deve ritornare a interventi più strutturali", spiega al Dubbio il relatore del ddl, Carmelo Miceli del Pd, "certamente si tratta di un testo in grado di offrire risposte serie".

Il punto è che prima di chiuderlo in freezer, la commissione aveva ipotizzato alcuni interventi estensivi, sia rispetto al contenuto della legge sia per il suo costo. Enrico Costa, che da poco ha lasciato Forza Italia per Azione di Carlo Calenda, ha messo a punto per esempio un emendamento che istituirebbe il principio della soccombenza dello Stato nei confronti del cittadino processato e assolto. Un'ipotesi di grande significato sul piano delle garanzie e che la maggioranza non respinge in toto: ma servirebbero appunto ulteriori coperture.

Da una parte le audizioni sul ddl penale di giovedì prossimo costituiscono il segnale che il Parlamento dovrà prima o poi accettare i rischi della sfida. Concluse quelle più autorevoli, andranno concordate le audizioni dei soggetti non istituzionali, e lì il clima finirà per arroventarsi.

D'altra parte, su tutte le materie legate alla giustizia, e in particolare all'attività degli avvocati, bisognose spesso di forti impegni economici, sarà il governo nel suo insieme a doversi decidere. E a chiarire una volta per tutte se i professionisti e la giustizia meritano di essere inseriti tra le priorità, anche nell'uso del Recovery fund. O se invece ci si vuole ancora una volta crogiolare nell'illusione che il sistema dei diritti possa provvedere miracolosamente a sé stesso.