Il dilemma sulle celle: nei 3 metri quadri si conta il letto? Stampa

di Luigi Ferrarella

 

Corriere della Sera, 27 febbraio 2020

 

La Corte di cassazione e i diritti dei detenuti. Nel 2009 e del 2013 l'Italia fu condannata per "trattamenti inumani". Può sembrare una barzelletta e invece è una questione tremendamente seria: nei 3 metri quadrati di spazio minimo in cella - sotto i quali per giurisprudenza europea un detenuto in carcere è considerato sottoposto a tortura, e per legge italiana va indennizzato con un rimedio risarcitorio - si deve contare o no il letto?

E la risposta cambia se il letto è a castello a due e tre piani? E il terreno occupato da quel poco di armadio o comodino, vale o no? La questione ora finirà davanti alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione su impulso della I Sezione (presidente Mazzei, estensore Cairo), di fronte da un lato all'ennesimo tentativo del ministero della Giustizia di opporsi al pagamento di un indennizzo provando a giostrare sui numeri dei metri quadrati al netto del mobilio, e dall'altro a sentenze talvolta difformi.

Sin da quando condannò l'Italia nelle sentenze Sulejmanovic nel 2009 e Torreggiani nel 2013, la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo ravvisa "trattamenti inumani e degradanti" tutte le volte che un detenuto sia recluso in una cella collettiva con meno di 3 mq. a testa.

Nel 2014 l'Italia si dotò allora per legge di un rimedio risarcitorio: chi sia stato detenuto per almeno 15 giorni nelle condizioni censurate da Strasburgo può ottenere la riduzione della pena ancora da espiare pari ad 1 giorno per ogni 10 di reclusione in quello stato, mentre se ha esaurito la pena può avere 8 euro per giorno di detenzione. L'Italia, all'epoca della sentenza Torreggiani, era arrivata ad avere 66 mila detenuti, e ora ci si sta avvicinando, visto che a novembre 2019 erano 61.000.