Sempre più persone "vulnerabili" nelle carceri italiane Stampa

di Roberto Zichittella


Famiglia Cristiana, 18 gennaio 2020

 

Mauro Palma, Garante nazionale delle persone detenute o private della libertà personale, anticipa alcuni dei temi che affronterà in aprile nella relazione al Parlamento. Riflessioni di inizio anno da parte di Mauro Palma, Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale. La relazione al Parlamento è fissata per il 17 aprile, ma Palma sente l'urgenza di fare il punto sulle carceri italiane, in particolare sulle situazioni di vulnerabilità all' interno degli istituti di pena.

"La situazione richiede un'attenzione speciale", sottolinea Palma. Intanto i numeri. Nelle carceri italiane, al 13 gennaio 2020, ci sono 60.885 detenuti, di fronte a una capienza di 50.692. In Italia ci sono 102 detenuti ogni 100.000 abitanti, numeri in linea con quelli della Francia, ma molto superiori alla Germania, dove ci sono 78 detenuti ogni 100.000 abitanti. Esiste quindi un sovraffollamenti che può creare disagio e tensioni. Nel 2109 ci sono state 827 aggressioni fisiche al personale penitenziario e 45 aggressioni al personale amministrativo.

Il 67 per cento dei tenuti sono italiani, gli extracomunitari il 28 per cento (16.767), i comunitari (3.140). I detenuti con una condanna definitiva sono 37.229 (il 61 per cento del totale), mentre quelli in attesa del primo giudizio sono 9.843 (il 16 per cento). Le persone detenute con una pena inflitta (non residua) massima di un 1 anno sono 1.572. "Sono troppi", dice Palma, "e in genere si tratta di persone che entrano in carcere già vulnerabili, magari senza fissa dimora. Di sicuro sono persone che non sono in grado di trovarsi un buon avvocato".

Dieci dei 53 suicidi in carcere del 2019 (8 solo nel mese di dicembre) hanno coinvolto persone che in libertà erano senza fissa dimora. Palma sottolinea un altro dato: 23.024 detenuti stanno scontando una pena o un residuo di pena inferiore ai 3 anni.

"Queste persone", spiega il Garante, "sarebbero candidate a poter avere misure alternative. Misure chiaramente sanzionatorie, ma alternative al carcere. Invece questo non accade. Diminuiscono gli ingressi nelle carceri, eppure aumentano i detenuti. Questo significa che, una volta dentro, c' è una maggiore difficoltò ad uscire".

Altre persone vulnerabili sono quelle con problemi di salute mentale. Le aree a loro dedicate sono solo 32 su 191 istituti e, dove ci sono, si corre il rischio che le strutture ricalchino gli schemi dei vecchi manicomi. Sono carenti anche le strutture di accoglienza per le madri detenute. In questo momento nelle carceri italiane ci sono 48 detenute madri con 53 figli al seguito.

Palma chiede alla politica, in primo luogo agli enti locali, di intervenire sul territorio "per investire su cosa non è ancora carcere, sperando non lo diventi mai". Certe aree di disagio potrebbero così essere intercettate prima che le persone coinvolte possano entrare in carcere. Per discutere di questo Palma ha chiesto un incontro con l'Anci, l'associazione dei Comuni italiani. Infine un dato positivo e uno negativo: in Italia 926 detenuti sono iscritti a corsi universitari, ma sono altrettanti i detenuti analfabeti.