Processo tributario, riforma condivisa dai protagonisti Stampa

di Maria Carla De Cesari


Il Sole 24 Ore, 22 novembre 2019

 

La riforma del processo tributario, con giudici professionali a tempo pieno e giudici onorari, potrebbe riuscire a riscuotere la condivisione di gran parte dei parlamentari. L'analisi comparativa dei progetti di legge presentati da M5S (Martinciglio), Lega (Centemero), Bartolozzi (Fi, con l'appoggio anche degli avvocati tributaristi dell'Uncat) fa emergere come molti cardini siano comuni.

La comparazione è stata condotta da Livia Salvini, ordinario di diritto tributario alla Luiss di Roma nel corso del convegno sulle prospettive della riforma, promosso, a Roma, dall'Istituto per il governo societario e dall'Accademia romana di Ragioneria Giorgio Di Giuliomaria, presieduta da Paolo Moretti, con l'Ordine degli avvocati di Roma.

L'incontro è stata l'occasione per presentare la proposta di riforma elaborata dall'Istituto per il governo societario. Il progetto si caratterizza per essere un disegno di legge delega: a differenza dei testi parlamentari la regolazione minuta avverrà sulla base dei principi direttivi con decreti legislativi, attraverso cui saranno possibili anche le correzioni, con un passaggio molto più veloce rispetto a una nuova legge. La riforma sul processo tributario non prevede modifiche costituzionali, per tutti progetti si tratta di una giurisdizione speciale affidata alla presidenza del Consiglio (non più al Mef). Si prevedono due gradi e quindi il giudizio di legittimità in Cassazione: la proposta dell'Istituto per il governo societario individua il primo grado con competenza provinciale, per il secondo si privilegia il distretto di Corte d'appello.

I giudici onorari, secondo la proposta, hanno competenza per le controversie inferiori a 3mila euro, intorno a questa cifra sono anche attestate le altre proposte. La competenza dell'organo monocratico arriva fino a 30mila euro (50mila nel progetto di FI, mentre il M5S prevede che solo l'onorario possa decidere da solo). Fin qui la proposta dell'Istituto, illustrata da Massimo Basilavecchia, ordinario di tributario a Teramo.

Le attuali commissioni tributarie - ha precisato Giancarlo Tattoli, giudice tributario di Roma - avranno il compito di esaurire i giudizi pendenti. Angelo Gargani, garante dei contribuenti del Lazio, ha sollecitato a valorizzare la collegialità. Fiorenzo Sirianni, direttore della Giustizia tributaria del Mef, ha ricordato gli investimenti del processo telematico che supera le esigenze di prossimità territoriale e ha difeso l' attribuzione al ministero dell'Economia. Pasquale Saggese, responsabile fisco della Fondazione nazionale dei commercialisti, ha posto l'accento sulla necessaria specializzazione del giudice, togato o meno, e sul ruolo dei professionisti.

Maurizio Leo, professore presso la Scuola nazionale dell'amministrazione, ha sottolineato come il contenzioso nasca troppo spesso da leggi farraginose e dal corto circuito tra legislatore e giurisdizione. Un esempio? Dopo il contenzioso e le correzioni interpretative sull'articolo 20 della legge di Registro (si tassa l'atto, non la finalità), la Cassazione qualche settimana fa ha chiamato in causa la Corte costituzionale.