Giustizia, lo scontro non va in prescrizione Stampa

di Andrea Fabozzi

 

Il Manifesto, 21 novembre 2019

 

Passano giorni e i vertici, si avvicina il 1 gennaio 2020, ma la maggioranza non trova un accordo sul processo penale. Le proposte di Bonafede danno per acquisito il danno sulla durata dei processi provocato dalla riforma. Alleati ai ferri corti. Il Pd: qualche passo in avanti, ma non ci siamo ancora. La maggioranza è ancora impantanata sulla prescrizione e nemmeno il vertice notturno di martedì con Conte è servito a sbloccare l'annunciatissima riforma del processo penale.

La prescrizione è l'istituto giuridico che cancella un reato penale dopo che per un certo numero di anni lo stato non è riuscito a giudicare definitivamente il presunto colpevole. Più grave il reato, più lunga la prescrizione. Dal prossimo primo gennaio - mancano dunque quaranta giorni - troverà applicazione la riforma della prescrizione che i 5 Stelle e la Lega avevano approvato all'inizio di quest'anno nella legge anti corruzione cosiddetta "spazza-corrotti".

Prevede che la prescrizione smetta di decorrere, in pratica venga cancellata come istituto, dopo la sentenza di primo grado, che sia di proscioglimento o di condanna. Anche la precedente maggioranza gialloverde sapeva che cancellare la prescrizione avrebbe esposto tutti i processi a una durata infinita: i tribunali, infatti, usano il calendario delle prescrizioni per stabilire delle priorità negli affollatissimi ruoli delle udienze. Senza più la tagliola della prescrizione, i processi potranno trascinarsi all'infinito. E gli imputati saranno in eterno presunti colpevoli o presunti innocenti, a seconda dell'esito del giudizio di primo grado.

Proprio per questo la maggioranza 5 Stelle-Lega aveva rinviato l'applicazione della riforma della prescrizione di un anno, al 1 gennaio 2020 appunto, dando tempo al ministro della giustizia di preparare una riforma del processo penale che, accelerando la definizione dei giudizi, avrebbe potuto tamponare i guasti provocati dalla cancellazioni della prescrizione. Ma - un po' come nel caso della riforma costituzionale che ha tagliato i parlamentari - i 5 Stelle si sono preoccupati di approvare la loro legge bandiera, lasciando poi a dopo (e ad altri) il compito di rimediare ai pesantissimi effetti collaterali.

Dal Conte uno al Conte due il ministro della giustizia è rimasto lo stesso, ma Alfonso Bonafede non è riuscito né prima né dopo - dunque per 538 giorni, gli ha ricordato ieri il deputato di Forza Italia Enrico Costa - a portare la sua riforma del processo penale in Consiglio dei ministri (se non una volta, inutilmente, quando l'alleanza con la Lega stava precipitando). E oltretutto si tratta di una legge delega, che dunque andrà approvata dal parlamento e poi tradotta in pratica con i decreti dal governo.

adesso tutti gli alleati dei 5 Stelle, Pd e Italia viva e anche Leu, fanno muro, perché chiedono a Bonafede di fermare la cancellazione della prescrizione fino a che non si sarà trovato il modo per accelerare davvero i processi. C'è anche un disegno di legge a firma proprio di Costa che il Pd minaccia altrimenti di votare. Bonafede, che dopo l'inutile vertice notturno di mercoledì con Conte ieri ha risposto al question time alla camera, dice che lui si è "dato il timing" e che adesso "devono darselo anche le altre forze della maggioranza".

Alle quali ha proposto due rimedi che sembrano al contrario dare per acquisito il danno dell'allungamento dei processi: la possibilità per gli assolti in primo grado di chiedere una corsia preferenziale per l'appello (penalizzando gli altri) e la possibilità per chi inevitabilmente dovrà rinunciare alla costituzionale "ragionevole durata del processo" di chiedere, alla fine, un indennizzo. Il Pd ha parlato di "passi in avanti" ma ha detto che "ancora non ci siamo".

La proposta dei dem è di rinviare di 6 mesi la cancellazione della prescrizione. Oppure di stabilire da subito le durate massime dei vari gradi di giudizio. Come aveva fatto la riforma Orlando, che Bonafede ha cancellato.