Triveneto. Focus group-workshop sullo stress di contesto nelle carceri Stampa

di Domenico Alessandro De Rossi

 

Ristretti Orizzonti, 21 novembre 2019

 

A seguito dei tragici fatti di cronaca recente, che hanno visto ancora una volta personale della Polizia penitenziaria dare segnali di grave sofferenza, ricorrendo talvolta senza apparenti segni di preavviso anche ad atti violenti e/o autolesionistici, per iniziativa del sindacato Cgil, grazie all'attiva collaborazione del Provveditorato Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria per il Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, si sono tenute il 16,17,18 ottobre u.s., tre giornate di lavoro presso i penitenziari di Trento, Rovigo ed Udine volte a conoscere la presenza di eventuali fattori causali dello "stress di contesto nelle carceri".

Gli incontri hanno visto la partecipazione di numerosi professionisti appartenenti non solo alla Polizia Penitenziaria nelle sedi coinvolte: Trento (n. 7), Rovigo (n. 47) e Udine (n. 12) con la compilazione di n. 4 questionari anonimi e strettamente riservati alla Commissione. La decisione di avviare un percorso di conoscenza, sostenuto da metodologie scientifico/multidisciplinari, è stato motivata dalla urgenza di non ritardare ulteriormente l'individuazione dei possibili fattori che possano compromettere il benessere e l'integrità di coloro che lavorano negli istituti carcerari.

Il protocollo operativo messo a punto da uno staff di specialisti del settore si è potuto realizzare grazie alla collaborazione di operatori della Polizia Penitenziaria, dei funzionari giuridico-pedagogici e degli assistenti sociali che hanno attivamente partecipato ai focus group.

Per approfondire le cause degli elementi esogeni stressanti e potenzialmente dannosi per il benessere del personale di Polizia, attraverso indagini caratterizzate da specifiche metodologie di rilevamento, il sindacato ha richiesto il contributo del C.S.P. Centro Studi Penitenziari di Roma, gruppo multidisciplinare che si occupa del contesto penitenziario e delle sue diverse problematiche. Lo psichiatra dr. Pier Luigi Marconi per le neuroscienze, il dr. Sandro Libianchi specialista in medicina interna, responsabile medico nel carcere di Rebibbia di Roma, il prof. Domenico Alessandro De Rossi esperto di architettura penitenziaria, già consulente del Dap, hanno gentilmente messo a disposizione le loro risorse professionali garantendo l'articolato supporto scientifico destinato al rilevamento dei dati della modellistica e dei criteri di valutazione.

I professionisti sono membri di organizzazioni di alto valore scientifico ed umanitario, quali la Fidu (Federazione Italiana Diritti Umani), la Artemis Neurosciences ed il Co.N.O.S.C.I. (Coordinamento Nazionale Operatori per la Salute nelle Carceri Italiane) di cui il dr. Libianchi è presidente p.t.

Nelle tre giornate di lavoro precedenti il convegno di Padova è stato avviato un primo livello di indagine pilota circa il complesso argomento dello stress negli ambienti destinati alla detenzione. La metodologia impiegata è basata su criteri multidisciplinari con strumenti di osservazione validati a livello internazionale.

Una comparazione relativa alle eventuali criticità presenti nel contesto lavorativo e sulla loro relazione con il senso di benessere o di malessere percepito ha completato l'indagine. Nelle giornate di lavoro che hanno visto un'interessata ed attiva partecipazione del personale impegnato presso i penitenziari delle provincie coinvolte, sono state sviluppate tematiche destinate alla esplorazione del delicato rapporto malessere/benessere relazionale oltre che tecnico-ambientale, per la prevenzione dell'eventuale danno lavorativo e della valutazione diretta dello stress di contesto.

Il Provveditorato del Triveneto, unitamente ai corpi intermedi sindacali hanno saputo dimostrare in questa occasione grande sensibilità e lungimiranza in merito alla gestione delle delicate questioni delle problematiche di coloro che operano in alcuni particolari settori, quali sono quelli della complessa realtà penitenziaria. L'osservazione promossa dal Sindacato, anche se limitata per ovvi motivi organizzativi al solo "focus" del Triveneto, rappresenta oggi un innovativo approccio pilota che, ai fini della conoscenza più estesa della situazione lavorativa interessante la Polizia penitenziaria, meriterebbe una non più rinviabile estensione esplorativa per disporre di dati differenziati utili a comporre una valutazione del quadro nazionale nelle sue diverse realtà territoriali.

Visti i significativi risultati ottenuti che hanno offerto obiettivi elementi per future azioni organizzative ed operative all'interno della organizzazione nel suo complesso, fattore auspicabile è quello di poter procedere in futuro - nell'interesse del personale e del buon funzionamento dell'amministrazione tutta - ad una azione sistematica di un più vasto rilevamento, capace di offrire un quadro esaustivo della situazione penitenziaria nel Paese.