Trento. Primo "ok" all'incredibile norma che toglie la casa Itea alle famiglie dei condannati Stampa

di Davide Leveghi

 

ildolomiti.it, 21 novembre 2019

 

Il capogruppo della Lega, Mara Dalzocchio: "Tuteliamo gli onesti". Le opposizioni: "Inqualificabile e vergognoso". E' stato approvato in Quarta Commissione il Ddl che contiene il discusso articolo sulla modifica dei requisiti di ingresso e permanenza nelle case Itea. Una norma che appare illogica, disumana e anche incostituzionale, visto che non riconosce la responsabilità individuale ma riversa sul nucleo familiare le colpe di un suo componente, aggiungendo disagi e sofferenza.

C'era una volta lo Stato di diritto. Potrebbe essere questo l'inizio della "favola" - più somigliante a un incubo, a dir la verità - concernente la storia dell'articolo 14 del disegno di legge 36/XVI approvato oggi dalla Quarta commissione con cui si introducono misure di restrizione all'accesso e alla permanenza all'interno degli alloggi Itea. Ddl che attende ora di passare in Consiglio per la votazione.

La "favola", se letta, fa accapponare la pelle.

Alla proposta di "implementare i requisiti soggettivi richiesti per l'accesso agli alloggi di edilizia residenziale pubblica", infatti, si lega la possibilità non solo di escludere la relativa domanda a coloro che, negli ultimi dieci anni, sono stati condannati per delitti non colposi per i quali la legge prevede la pena detentiva non inferiore a cinque anni nonché per i reati particolarmente gravi quali i delitti contro l'incolumità pubblica", ma pure di ampliare la misura all'intero nucleo familiare del richiedente l'alloggio.

Ma non solo. "La modifica normativa interessa anche coloro che sono già inseriti all'interno di alloggi di edilizia pubblica". Tradotto in soldoni, chi occupa un appartamento Itea potrebbe essere sfrattato laddove un componente del nucleo familiare venisse riconosciuto colpevole di una dei suddetti reati: "riduzione in schiavitù, pornografia minorile, sfruttamento della prostituzione minorile, violenza sessuale, furto, rapina, delitti concernenti le sostanze stupefacenti o psicotrope, delitti commessi per finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine costituzionale" o qualsiasi condanna superiore ai 5 anni.

A leggere "delitti di eversione dell'ordine costituzionale", a questo punto, verrebbe pure da sorridere - seppur amaro - visto che la stessa Costituzione contiene all'articolo 27 una chiara contraddizione con il contenuto dell'articolo proposto dalla Giunta leghista. "La responsabilità penale è personale", "le pene devono tendere alla rieducazione del condannato", tutti principi esclusi da una misura che non solo riversa sull'intero nucleo familiare, già scosso dall'incarcerazione di un suo componente, le colpe del singolo, ma che pure se ne frega alla grande dell'estinzione del "debito con la società" scontato dal soggetto scarcerato, lasciandogli appiccata la stigma di delinquente e impedendogli di ottenere l'aiuto pubblico attraverso l'accesso all'edilizia popolare per ripartire.

Come se non fosse abbastanza l'articolo 14 prevede che la famiglia colpita possa essere sfrattata pure in virtù di crimini con pene inferiori ai 5 anni, come lo spaccio o il furto, almeno fino a quando non vengono rilevate le attenuanti e il fatto considerato di lieve entità. In sintesi: in attesa di capire se tuo figlio, il padre o la madre siano dei criminali, statevene fuori di casa.

Nonostante le palesi illogicità e incostituzionalità dell'articolo 14 del Ddl, in Commissione gli esponenti leghisti l'hanno difeso a spada tratta. "Il regolamento attuale prevede già che un nucleo possa perdere l'alloggio per il mancato pagamento dell'affitto o la mancanza osservanza del regolamento condominiale - ha affermato la capogruppo della Lega in Consiglio provinciale Mara Dalzocchio - quindi l'articolo si colloca in questo solco. Gli immobili Itea sono stati costruiti con i soldi pubblici e quindi si deve richiedere un comportamento corretto. L'articolo può scuotere le coscienze ma va anche a tutela del vicinato, perché c'è il rischio di un uso illecito o immorale degli alloggi".

E dopo aver mescolato piani che nulla che hanno a che fare l'uno con l'altro, la consigliera del Carroccio ha continuato: "Sui diritti di chi ha commesso reati devono prevalere quelli delle persone oneste, magari dei padri o delle madri separati, che non riescono ad avere una cosa o che ne hanno una di una sola stanza. Chi sceglie di delinquere ne deve pagare le conseguenze". Poco importa che a farlo siano pure i famigliari, automaticamente trasformati in molestia per il vicinato. Chi vorrebbe vivere, d'altronde, accanto a una famiglia con un figlio o un genitore criminale?!

Argomento ribadito dall'assessora alle politiche sociali - o meglio, alle politiche sociali? - Stefania Segnana, che non solo ha affermato che la norma sia stata introdotta a seguito "delle molte segnalazioni" ma che pure ha sostenuto che sia stata "fatta per dare serenità ai condomini".

Di diverso avviso le opposizioni, che per bocca di Lucia Coppola (Futura), Luca Zeni (Pd) e Paola Demagri (Patt), hanno espresso una netta contrarietà. Se la prima ha bollato come "incostituzionale, inqualificabile e insopportabile" l'articolo, auspicando di evitarsi la vergogna di vederlo arrivare in Consiglio provinciale, gli altri due hanno fatto notare come questo finisca per ripercuotersi inevitabilmente su persone deboli, come ad esempio le vittime di maltrattamenti - quale genialata sfrattare una donna, magari con figli, dopo che il marito è stato condannato per averli maltrattati!

E non a caso qualche perplessità arriva pure dai banchi della maggioranza. "Anche se l'ho votato - ha dichiarato il consigliere Claudio Cia (Agire) - ho dei dubbi più che politici di coscienza, perché una famiglia che si trova di fronte al dramma di un familiare nei guai per la giustizia diventa così doppiamente disgraziata. Si potrebbe capire se ci fosse una connivenza o complicità della famiglia ma in questo modo si rischia di mettere in campo un esercizio muscolare e poco concreto". Il rischio? Trasformare il Trentino in "una fabbrica di problemi sociali".

D'altronde questa proposta con primo firmatario il presidente di Giunta Maurizio Fugatti "puzza" oltre che di incostituzionalità anche di "Legge del taglione". Aprendo un libro di storia giuridica bisogna infatti risalire al Codice di Hammurabi di più di 3700 anni fa, in cui veniva sancita la possibilità di punire persone appartenenti alla stessa famiglia per colpe attribuite ad un soggetto terzo. Un principio superato dalla Bibbia - nel Deuteronomio si proibisce la punizione dei figli al posto dei genitori - e ampiamente trasgredito in tempi di guerra, come quando i nazifascisti colpivano i familiari dei partigiani che non si consegnavano alle autorità.