Un viaggio nelle carceri, tra paradosso e umanità Stampa

di Alessandro Zaccuri


Avvenire, 20 agosto 2019

 

Il Meeting di Rimini guarda da sempre al carcere. Laboratori, dibattiti, il racconto di esperienze formidabili come quella delle Apac, le prigioni senza sbarre sperimentate con successo in Brasile. E di carcere si parla anche quest'anno, attraverso la testimonianza di don Nicolò Ceccolini, cappellano dell'istituto minorile romano di Casal del Marmo, e attraverso le immagini di "Viaggio in Italia", il film che ricostruisce gli incontri tra i giudici della Corte costituzionale e i detenuti di Rebibbia, di San Vittore, di Marassi, di tante altre realtà italiane.

Realizzato da Fabio Cavalli per Rai Cinema, il documentario è stato proiettato ieri al Meeting alla presenza di Marta Cartabia e FrancescoViganò: giudici costituzionali entrambi, entrambi profondamente toccati da questo inconsueto pellegrinaggio.

"Il carcere è l'espressione di un paradosso - ha sostenuto Viganò -. Per assicurare la massima protezione dei diritti della persona, si pratica la massima costrizione di diritti nei confronti di altre persone. Il risultato è una comunità altrettanto paradossale, ma ricchissima di umanità". "Abbiamo intrapreso questo viaggio, prima nelle scuole e poi nelle carceri, per far conoscere la Corte, istituzione repubblicana tanto fondamentale quanto poco nota ai cittadini - ha affermato Marta Cartabia. Ma questi incontri hanno cambiato molto anche noi giudici, rendendo più partecipe il nostro sguardo. Ecco perché, da qualche tempo, le sentenze della Corte in materia carceraria sono contraddistinte da una particolare sensibilità".

"Già nella sua genesi la Costituzione rappresenta una scommessa sul cambiamento, un investimento sul futuro - le ha fatto eco Viganò. Un atteggiamento che dev'essere coltivato, a maggior ragione tra le mura di un carcere". A far germogliare il seme della speranza sono gli operatori, gli educatori, i tanti volontari il cui impegno fa da sfondo alle sequenze di Viaggio in Italia. "La bellezza del carcere - ha concluso Marta Cartabia - sta in un'umanità dolente, ferita, spogliata di tutto, ma che non rinuncia a rinascere".