La giustizia riparativa e il perdono: Agnese Moro, Faranda e il vescovo Stampa

di Fabrizio D'Esposito


Il Fatto Quotidiano, 22 luglio 2019

 

Non è la prima volta che si confrontano, ma il loro prossimo incontro ha una cornice ben precisa e molto significativa. Parliamo di Agnese Moro, una delle quattro figlie dello statista democristiano, e di Adriana Faranda, ex brigatista delle colonna romana che gestì l'operazione Moro nel 1978, fino al tragico epilogo del 9 maggio.

Faranda fu contraria alla sentenza di morte per lo statista dc ma ebbe un ruolo attivo nel rapimento e nella prigionia. Le due donne saranno protagoniste dell'undicesima edizione del Festival Francescano che si terrà a Bologna dal 27 al 29 settembre, organizzato dal movimento francescano dell'Emilia Romagna con la collaborazione del Comune e della Chiesa locale. E con loro ci sarà, presenza non secondaria, l'arcivescovo della città Matteo Zuppi.

Tema: la giustizia riparativa. Che cos'è? Gustavo Zagrebelsky riassunse così il concetto: "Il crimine determina una frattura nelle relazioni sociali. In una società che prenda le distanze dall'idea del capro espiatorio, non dovrebbe il diritto mirare a riparare quella frattura? Da qualche tempo si discute di giustizia riparativa, restaurativa, riconciliativa".

E l'aspetto "riconciliativo" dell'evento mette a fuoco la valenza religiosa del percorso seguito da Agnese Moro, che aveva appena 25 anni nel 1978. La donna, infatti, è giunta alla prospettiva del perdono grazie all'opera del padre gesuita Guido Bertagna che raccolse l'invito del cardinale Carlo Maria Martini sul cammino di riconciliazione tra ex terroristi pentiti e familiari delle vittime. Un perdono che scaturisce da qualcosa di duro e profondo.

Vale la pena rileggere cosa disse un anno fa Agnese Moro: "Tu puoi anche non dire una parola - e io non la dicevo - ma quei sentimenti che hai dentro, rabbia odio, si trasmettono a chi ti sta intorno e coinvolgono persone che neanche c'erano all'epoca dei fatti. Allora ti rendi conto che questo male colpisce innocenti, mentre tu finisci per dare di più a che non c'è più invece che a chi c'è. A questo punto ti nasce dentro un salutare vitale meraviglioso basta! Voi lo chiamate molto romanticamente perdono, io lo chiamo basta". Una decisione, più che un sentimento.