Il dito e la luna la scritta sul 41bis Stampa

di Michele Passione e Gabriele Terranova

 

La Repubblica, 27 giugno 2019

 

 

Sui muri si scrive, da sempre; c'è chi lo fa per arte, chi per dichiarare il suo amore, altri lo fanno per manifestare opinioni politiche, o anche stati d'animo. Una cittadina fiorentina si indigna per la scritta 41bis è tortura, e invitando il Sindaco alla rimozione (e non solo!) ritiene che questo sia "lo slogan privilegiato dalla Mafia".

Noi non siamo mafiosi, e pensiamo che la Mafia sia una cosa schifosa. Solo che il 41bis da situazione di emergenza (così si chiama) è diventata routine, e si applica anche ai presunti innocenti. Solo che prevede 22 ore in cella ogni giorno, anche per decenni, pur consentendo l'uscita con altre tre persone all'aria (dunque, perché solo due ore?

Per coerenza bisognerebbe tenerli chiusi sempre). Solo che prevede che non ci si possa scambiare oggetti neanche in quelle due ore (ma se si vuole comunicare qualcosa ce lo si dice a voce, mica si scrive un messaggio di morte su una fetta di pandoro). Solo che il 13 giugno la Cedu ha condannato l'Italia per violazione dell'art. 3 (divieto di tortura) per i condannati all'ergastolo ostativo, la pena che quasi sempre scontano i detenuti al 41bis.

Se uno scrivesse carcere è tortura (e si scrive) nessuno storcerebbe il naso, ma se lo si fa sul regime più duro ci si indigna. Le regole e i limiti (ragionevoli) debbono valere per tutti, perché questo prevede lo stato di Diritto. Altrimenti, basterebbe un bel muro; si fa prima e si risparmia. Vuoi mettere?