Csm, la necessità di cambiare il sistema elettorale Stampa

di Edmondo Bruti Liberati

 

Corriere della Sera, 25 giugno 2019

 

Va ridotto il peso degli apparati allargando la possibilità di scelta di chi continua a far riferimento a una o altra corrente. Il monito di Mattarella "voltare pagina nella vita del Csm" potrà trovare attuazione se i magistrati italiani sapranno muoversi sul percorso indicato dallo stesso Presidente: modifica dei comportamenti e rigore deontologico.

Il sistema elettorale in vigore, che si proponeva di scardinare il sistema delle correnti, ha ottenuto l'effetto opposto. Il sorteggio è il sistema proposto nel 1972 dall'on. Almirante, ma con modifica costituzionale; i tentativi di costruirne oggi declinazioni variamente mitigate evidenziano il limite insuperabile. La elettività dei componenti, posta in Costituzione, mira a far vivere il Csm ai magistrati come organo di cui portano la responsabilità.

Si fonda anche sulla esigenza di valorizzare l'attitudine per una funzione, che richiede, oltre a tutte le qualità del buon magistrato, anche una ulteriore: la capacità di misurarsi con la organizzazione di un sistema complesso come quello della giustizia. I sistemi maggioritari, nelle elezioni politiche generali, favoriscono la aggregazione di maggioranze stabili in prospettiva di governabilità: esattamente l'opposto si deve auspicare per il Csm.

Puntare, con collegi ristretti, su un rapporto più diretto tra elettori ed eletti, può paradossalmente costituire un incentivo alle deviazioni che abbiamo visto. Si avrebbe un Csm di "notabili", attenti alle esigenze localistiche del "collegio" e, nell'inevitabile confronto con gli altri eletti per la formazione di maggioranze, una volta svincolati da ogni riferimento a impostazioni generali sulla organizzazione giudiziaria, ancora più sensibili al demone dell'esercizio del potere e delle pratiche di accordi occulti.

Il sistema elettorale del Csm è stato il terreno sul quale il sistema politico, dietro la bandiera del contrasto al "correntismo", ha perseguito in realtà l'obbiettivo di recuperare momenti di influenza della politica sull'organo di governo autonomo della magistratura. In tutti i Paesi europei operano associazioni di magistrati, espressione di un diritto di libertà. Raccomandazione (2012) 12 del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa: "I giudici devono essere liberi di formare o aderire a organizzazioni professionali che abbiano come obbiettivo di difendere la loro indipendenza, proteggere i loro interessi e promuovere lo stato di diritto" (art. 25). In Francia, Spagna, Belgio e Germania, senza che ciò desti alcuno scandalo, sono attive diverse associazioni di magistrati, che concorrono alle elezioni dei Consigli superiori o Consigli di giustizia.

Nel nostro Paese l'Associazione Nazionale Magistrati è in realtà una federazione di associazioni, le "correnti". All'Anm è iscritta la quasi totalità dei magistrati e le elezioni interne vedono una partecipazione elevatissima. Pur a fronte di aspetti degenerativi, non si deve dimenticare che il pluralismo che si manifesta con le diverse correnti ha operato negli anni come controspinta alla chiusura della corporazione.

Le clamorose vicende che hanno investito il Csm (più precisamente alcuni componenti ed alcuni esponenti di alcune correnti) indicano come le peggiori derive sono conseguenza di ambigui occulti rapporti tra "notabili" che si muovono del tutto trasversalmente rispetto a quello che dovrebbe essere l'aperto e trasparente confronto nelle sedi proprie.

Non si possono sopprimere le "correnti" finché hanno un radicamento; il sistema elettorale deve mirare a ridurre il peso degli apparati allargando le possibilità di scelta degli elettori che continuino a fare riferimento ad una o altra corrente. Qualunque riforma deve misurarsi con principi fondamentali: la libertà di opinione e di associazione e il contributo che i corpi intermedi apportano alla vita di un ordinamento democratico, in tutte le sue articolazioni.