Intercettazioni, scontro Lega-M5s sulla riforma Stampa

di Errico Novi

 

Il Dubbio, 18 giugno 2019

 

Alla vertice sulla giustizia mancano poche ore. Domani il guardasigilli Alfonso Bonafede e la plenipotenziaria della Lega Giulia Bongiorno tireranno le somme sia sulla riforma del processo e che sulle nuove regole per il Csm. Ma un tema è destinato a restare fuori dal discorso: quello che, negli auspici di Salvini e della ministra alla Pa, dovrebbe impedire la pubblicazione delle intercettazioni- gossip. Bonafede è netto: è giusto che finisca sui giornali "ciò che ha rilevanza pubblica". D'altronde l'ultimo tentativo di mettere ordine, il decreto Orlando, è stato di nuovo congelato proprio con un provvedimento caro a Salvini, il decreto Sicurezza bis.

Al vertice di domani sulla giustizia, tra Movimento 5 Stelle e Lega ci si riuscirà a intendere su altre questioni. Come l'eliminazione dei "tempi morti" nel processo e, soprattutto, nelle indagini. Ma sulle intercettazioni i margini di intesa sono praticamente nulli. Lo ha ribadito il ministro Alfonso Bonafede nell'intervista rilasciata al Fatto quotidiano di ieri: "Il diritto all'informazione non può essere limitato", ed è perciò giusto che sui giornali finisca "ciò che ha rilevanza pubblica".

Tradotto: non verrà punito il cronista che citi atti giudiziari anche segreti. Non ci sarà alcuna sanzione ulteriore. Il guardasigilli non intende insomma rafforzare quanto previsto all'articolo 684 del codice penale: la "pubblicazione arbitraria di atti giudiziari" è sì un illecito penale, ma può essere "oblata" col versamento di appena 129 euro. Norma praticamente disapplicata, vista l'irrilevanza, e risalente al Codice Rocco, a quando cioè non solo non esisteva internet, ma neppure la tv, almeno in Italia. Resteranno dunque irrisolte le perplessità della Lega.

Che ci sono eccome. Già una settimana fa il vicepremier Matteo Salvini aveva definito "incivile leggere sui giornali le intercettazioni: lo dico adesso che riguardano i magistrati". Due giorni fa Giulia Bongiorno, che nella Lega ha il controllo totale sul dossier giustizia, ha invocato "sanzioni per chi pubblica trascrizioni gossip".

Ma la risposta negativa di Bonafede è netta. La sua posizione si basa su principi del diritto europeo (che però paiono insufficienti a evitare le devastazioni del processo mediatico) secondo cui rispetto alla privacy deve prevalere l'interesse dei cittadini a conoscere fatti di grande rilievo. Partita chiusa? Probabile. Domani lo si saprà con certezza. Al vertice decisivo, con il guardasigilli e la sua collega responsabile della Pubblica amministrazione, ci sarà sicuramente Salvini. E il premier Giuseppe Conte.

Che sulla giustizia avrà un ruolo da mediatore, ma il quale ancora ieri ha chiesto che "la riforma sia ponderata bene: non possiamo certo intervenire per reazioni emotive". Impossibile che si scongeli all'improvviso proprio un dossier come quello sugli "ascolti": basti pensare alle volte in cui è stata differita l'entrata in vigore dell'ultimo tentativo di mettere ordine nella materia, la riforma di Orlando (per i codici, il decreto legislativo 216 del 2017).

In quel testo c'erano norme che in teoria limitavano proprio le "trascrizioni gossip" additate da Bongiorno, ma che creavano anche un'enorme serie di problemi agli stessi difensori. Non si è riusciti finora ad accordarsi sulla parte di quel testo da mettere in salvo. Anzi, l'ultima volta se n'è posticipata l'entrata in vigore al 31 dicembre 2019 - con un provvedimento caro proprio a Salvini, come il decreto Sicurezza bis. Tutto lascia pensare che quella riforma sia destinata a restare virtuale, almeno con l'attuale maggioranza.

Nel frattempo, come più volte rivendicato in queste ore dal ministro della Giustizia e da Luigi Di Maio, ha avuto un impatto enorme l'estensione dell'uso dei trojan ai reati contro la Pa. Se ne ha ora una prova con il caso Palamara: se sappiamo tutto dei suoi colloqui con i togati del Csm o della sua cena con Luca Lotti e Cosimo Ferri è perché nella "spazza corrotti" è stata inserita una micidiale integrazione all'articolo 266 del codice di procedura penale, dove sono definiti i limiti all'uso delle intercettazioni: ebbene, è lì che si è ampliato l'uso dei trojan, ben al di là di quanto avrebbe fatto l'eternamente differita riforma Orlando.

Il fatto che i pur parziali correttivi previsti dall'ex guardasigilli siano stati congelati fino a fine anno fa intendere come sulle intercettazioni i margini per la stessa Lega siano affievoliti. Difficile spingersi troppo in là con una battaglia che agli occhi dell'opinione pubblica, per ora appare come un tentativo di mettere la mordacchia ai pm e il bavaglio alla stampa. Difficile anche che abbia respiro l'idea, cero più realistica, di Bongiorno, relativa alle trascrizioni gossip: dopo le parole di Bonafede, pare impossibile che si rafforzino le sanzioni per chi pubblica atti segreti. Sono più chiare e praticabili invece le idee sul Csm: inserire per esempio il "sorteggio parziale" per individuare i magistrati candidabili a Palazzo dei Marescialli, una rosa "casuale" che limiterebbe il controllo delle correnti, insieme con la restrizione dei collegi annunciata da Bonafede.

Vero che adesso gli equilibri in plenum favoriscono il gruppo fondato da Piercamillo Davigo, Autonomia & indipendenza, non sgradito al M5s, ma è vero pure che sul dossier vigila il presidente della Repubblica, posto dalla Costituzione anche al vertice del Csm: non è da escludere una sua moral suasion, qualora le modifiche al sistema elettorale del Csm si arenassero. Tra gli interventi praticabili a breve, c'è il ripristino del divieto di assumere incarchi di vertice negli uffici giudiziari (o incarichi fuori ruolo) per i magistrati appena reduci da un quadriennio a Palazzo dei Marescialli.

Proprio il nuovo presidente dell'Anm Luca Poniz ha ricordato ieri che "una manina cancellò nottetempo" quella regola sacrosanta. Una cosa è certa: grazie a quel colpo di bianchetto, finito nella legge di Bilancio per il 2018, Luca Palamara avrebbe potuto essere nominato sia procuratore aggiunto a Roma che garante della privacy. A impedirlo, nel frattempo, è stata solo l'indagine-tsunami di Perugia. E intanto il capo dello Stato Mattarella annuncia la propria presenza al plenum straordinario del Csm di Venerdì.