Pakistan: Nessuno Tocchi Caino; paese di ingiustizia dove piovono condanne a morte Stampa

di Domenico Letizia

 

Il Garantista, 13 maggio 2015

 

La discussione sulla violazione dei diritti umani fondamentali, nelle sede giuridiche appropriate, ha da tempo ribadito la necessità di una moratoria universale contro la pena di morte. Nonostante i numerosi progressi dovuti al lavoro di numerose organizzazioni, come "Nessuno Tocchi Caino" e il Partito Radicale Nonviolento Transpartito Transnazionale, molto resta ancora da fare e affrontare.

Il primato di esecuzioni capitali resta in Cina, Iran e Iraq ma anche altri paesi compiono violazioni quotidiane ai diritti fondamentali dei cittadini. In Pakistan la situazione resta drammatica. Grazie all'organizzazione "Nessuno Tocchi Caino" siamo in grado di fornire dati sullo stato attuale della pena capitale anche nel solo mese di aprile 2015. Il 2 aprile, sei persone sono state condannate a morte per terrorismo da un tribunale militare pakistano. Secondo il Generale Asim Saleem Bajwa, dei sette terroristi processati, sei sono stati condannati a morte, mentre uno è stato condannato all'ergastolo.

Il 7 aprile, un detenuto identificato come Sikander è stato impiccato nel carcere di Bahawalpur. Era stato condannato alla corte marziale, dopo essere stato riconosciuto colpevole di aver ucciso un collega nel 2002. Sempre nella giornata del 7 aprile, due cristiani pakistani sono stati condannati a morte per aver violato la legge sulla blasfemia in vigore nel paese. I due sono stati accusati di aver inviato messaggi di testo blasfemi in inglese.

Un caso davvero particolare poiché data la non scolarizzazione della coppia è altamente improbabile che i due abbiano potuto scrivere testi in inglese. Inoltre, gli avvocati della coppia hanno dimostrato in tribunale che i testi incriminati provengono da un numero di cellulare non in possesso alla coppia. Decisamente più indecoroso se pensiamo che uno dei componenti della coppia, Emmanuel, è paralizzato ed è costretto a vivere sia l'arresto che la condanna alla pena capitale su una sedia a rotelle. Sono accusati di aver insultato il Corano e Maometto, provocando scandalo. I pubblici ministeri hanno convinto il giudice pakistano a emettere la pena capitale dopo aver letto brani del Corano in tribunale.

Hanno anche minacciato il giudice ribadendo che se il tribunale non si fosse pronunciato in loro favore, sarebbe stato ucciso, come è successo ad altri oppositori delle leggi sulla blasfemia. L'organizzazione Rescue Christian con l'aiuto del gruppo World Vision in Progress ha provveduto agli avvocati per la coppia e stanno seguendo i pubblici ministeri nella condanna. Questa condanna arriva solo pochi giorni dopo la condanna a morte in Pakistan di un altro cristiano accusato di aver violato le leggi sulla blasfemia.

L'otto aprile, due condannati per omicidio sono stati giustiziati nel carcere di Machh e in quello di Bahawalpur. Uno dei giustiziati, Ameer Hamza era stato condannato a morte da un tribunale antiterrorismo a Sibi nel 2004 e il suo appello alla clemenza fu respinto dal Presidente Hussain il 30 Marzo. Hamza, secondo i dati che possiamo consultare, sarebbe il primo prigioniero a essere impiccato nella struttura penitenziaria di Machh negli ultimi 7 anni.

Il 21 aprile, almeno quindici persone condannate per omicidio sono state impiccate in diverse prigioni del Pakistan. Si tratta del più alto numero di esecuzioni in un solo giorno dalla revoca della moratoria sulla pena di morte nel Dicembre 2014. Tre uomini sono stati impiccati a Faisalabad.

Un altro prigioniero, Azam, è stato impiccato nella prigione distrettuale mentre un altro condannato a morte, Raja Rales, è stato impiccato nel carcere di Adiala. Doveva essere giustiziato anche un altro detenuto, Shakeel Ahmed, condannato a morte per aver ucciso la moglie nel 2000, ma il fratello ha raggiunto un accordo con la madre della vittima. Due persone, invece, sono state inviate al patibolo nel carcere di Kot Lakhpat a Lahore.

Il 22 aprile altri quattro detenuti condannati per omicidio, identificati come Zahid Hussain, Nazir Ahmed, Rizwan e Moazzam Khan, sono stati giustiziati nella provincia del Panjab. Il 23 Aprile 2015, due condannati per omicidio sono stati impiccati a Sargodha e Sahiwal, portando a 97 il numero totale di esecuzioni da quando il Pakistan ha revocato la moratoria sulla pena di morte nel dicembre 2014, dopo l'attentato e il massacro dei Talebani in una scuola di Peshwar.

Il governo pakistano ha deciso la linea dura: in un vertice anti-terrorismo presieduto dal premier Nawaz Sharif, l'esecutivo ha deciso la sospensione della moratoria sulla pena di morte decisa nel 2008, anche se solo relativamente ai reati di terrorismo, anche se attraverso i nostri dati sappiamo che la pena capitale è nuovamente utilizzata anche per reati non legati al terrorismo. Nazioni Unite, Unione europea, Amnesty International, Nessuno Tocchi Caino e Human Rights Watch, hanno chiesto inutilmente al governo di Islamabad di reintrodurre la moratoria.