Giustizia: "su prescrizione interventi incoerenti", penalisti proclamano stato di agitazione Stampa

Public Policy, 13 marzo 2015

 

Nei "disparati e disomogenei interventi di riforma del sistema penale, sostanziale e processuale, non è possibile cogliere alcun disegno politicamente coerente e rispondente alle reali esigenze da noi da tempo segnalate. Appaiono inaccettabili le modalità attraverso le quali tali riforme si fanno strada solo in virtù dell'emergere mediatico di singoli casi giudiziari, nella cui eco appare di volta in volta assolutamente imprescindibile abolire o allungare i termini di prescrizione, triplicare le pene edittali di questo o quel reato, abolire o ridurre i mezzi impugnazione".

Così l'Unione Camere penali delibera lo stato di agitazione "sui temi della riforma della prescrizione e del sistema penale processuale e sostanziale, riservandosi le necessarie ulteriori iniziative". Nella delibera, indirizzata alle più alte cariche dello Stato, i penalisti sottolineano come la riforma della prescrizione, "promossa mediaticamente da una serie di indagini sulla corruzione, è stata in un primo momento rappresentata come necessario pendant della riforma dei più gravi reati contro la Pa, e dunque parte di un complessivo disegno di moralizzazione e di ripristino della legalità, per poi mutarsi, sotto l'urto di esplicite e pressanti richieste provenienti dalla magistratura associata, in una esigenza che riguardava indistintamente tutti i reati".

Tale necessità di "allungamento indiscriminato dei termini di prescrizione con riferimento a tutte le fasi processuali - fa notare l'Ucpi - viene rappresentata come oramai insopprimibile e non più procrastinabile, come se la riforma della prescrizione fosse la palingenesi di tutti i mali della giustizia". E in questo contesto, ribadiscono i penalisti, finisce con il prevalere una "sorta di demagogia dell'urgenza che induce il Parlamento e il governo a prendere decisioni improvvide in questa delicatissima materia, sebbene alcun dato statistico segnali la esistenza di una qualche reale emergenza".

Modificare la prescrizione, allungandone indiscriminatamente i termini, "non solo non risolve il problema - spiega ancora l'Ucpi - ma aggrava ulteriormente la patologia in atto. L'ipotizzato allungamento dei termini di prescrizione avrà la evidente conseguenza di allargare sempre più la distanza temporale dal fatto al giudicato, per cui non solo gli imputati, ma anche le persone offese dovranno attendere tempi lunghissimi prima di vedere risolta la propria posizione processuale, con danni umani, psicologici, patrimoniali e di immagine assai rilevanti.

E con riferimento ai fatti di corruzione, secondo le diverse ipotesi di riforma, la sentenza definitiva potrà giungere anche dopo venti anni dal fatto, e dunque dopo che gli autori del fatto saranno divenuti persone totalmente diverse e del tutto estranee al contesto sociale all'interno del quale hanno agito, con l'effetto perverso, in caso di assoluzione, di rovinare irreparabilmente la vita delle persone, se non anche di condizionarne la carriera politica".

E sebbene la Relazione al ddl esordisca con un richiamo esplicito alla "esigenza di recuperare il processo penale ad una durata ragionevole" come "condizione essenziale" e di "tipo oggettivo" dell'attuazione del "giusto processo", le proposte modifiche della prescrizione, si rileva nella delibera, finiscono decisamente con il "mortificare tali declamati obiettivi".