Uruguay: ex detenuti Guantánamo "è un altro carcere", rifiutano lavoro e corsi spagnolo Stampa

Ansa, 20 febbraio 2015

 

Si complica la vicenda dei sei ex detenuti di Guantanámo accolti dal governo uruguaiano: dopo le polemiche scatenate dall'appello lanciato da uno di loro in Argentina e l'intervento personale del presidente José Mujica, ora è la centrale sindacale Pit-Cnt che ha deciso di non occuparsi più del caso, trasferendo la sua gestione a una associazione locale.

In un'intervista televisiva Jihad Ahmad Diyab, il più noto degli ex prigionieri, si è lamentato di essere "uscito da una prigione per entrare in un'altra" e, pur ringraziando l'Uruguay per il modo in cui è stato accolto con i suoi compagni, ha sottolineato che "questo non basta", perché hanno bisogno "delle famiglie, di una casa nella quale vivere e di un lavoro che serva per cominciare a costruirci un futuro". Dal loro arrivo gli ex detenuti di Guantánamo vivono in una casa messa a loro disposizione dal Pit-Cnt, ma responsabili del sindacato hanno indicato che finora hanno rifiutato ogni offerta di lavoro e non seguono nemmeno i corsi di spagnolo organizzati per rendere più facile il loro inserimento.

E così Mujica è andato a trovare gli ex di Guantánamo, per chiedere loro di cambiare atteggiamento, e dopo l'incontro ha osservato che non sono "gente umile del deserto" ma "piuttosto gente di classe media". Poco dopo il Pit-Cnt ha annunciato che non si occuperà più di loro, e sarà il Servizio Ecumenico per la Dignità Umana, una Ong che collabora con l'Acnur, il responsabile del loro inserimento sociale, economico e culturale.