Siracusa: la protesta degli agenti penitenziari trova la solidarietà dell'on. Sofia Amoddio (Pd) Stampa

Libertà, 9 gennaio 2015

 

"Esprimo la mia solidarietà ai Sindacati di Polizia penitenziaria che stanno manifestando non solo per il mancato inserimento in busta paga degli accrediti dei servizi dei mesi precedenti, ma per le problematiche condizioni in cui, giornalmente, prestano il loro servizio".

Così l'on. Sofia Amoddio deputato nazionale del Partito Democratico relativamente al sottodimensionamento dell'organico nel carcere di Siracusa, argomento di una interrogazione parlamentare presentata il mese scorso al Ministro della Giustizia.

"Tra pensionamenti e trasferimenti, il personale degli agenti di polizia penitenziaria in pianta organica si è abbassata di troppe unità. L'entrata in vigore della "sorveglianza dinamica" che dispone l'apertura delle celle dalla mattina al pomeriggio, permettendo ai detenuti di potersi muovere liberamente negli spazi comuni, ha in parte ovviato alle gravi carenze di organico del personale di polizia penitenziaria perché permette un controllo esterno ma, in caso di emergenza, l'intervento degli agenti diventa più complicato.

"La sorveglianza dinamica - dice l'on. Amoddio - come avviene nelle carceri del nord Italia, dovrebbe essere supportata da un rete di telecamere di sorveglianza che a Cavadonna risulta obsoleta ed insufficiente. Nel carcere di Siracusa il rapporto è di due agenti per centoventi detenuti, numeri impietosi che giustificano le lamentele dei sindacati".

Come si ricorderà nelle settimane scorse proprio nel carcere di contrada Cavadonna si era registrato un episodio particolarmente preoccupante. Quasi un centinaio di detenuti, durante il periodo di cosiddetta vigilanza dinamica, sono venuti a contatto, scatenando una maxi rissa sedata a fatica dagli agenti di polizia penitenziaria, che ha provocato il ferimento di alcuni detenuti e l'arrivo degli ispettori nella casa circondariale siracusana, per comprendere fino in fondo che cosa sia realmente accaduto. Il sindacato attribuisce la responsabilità proprio alla vigilanza dinamica, che non è possibile applicare in assenza di supporti tecnologici.

"Quello della polizia penitenziaria - conclude Sofia Amoddio - è un lavoro molto difficile, delicato ed usurante. Per questo continuerò a seguire questa battaglia nelle sedi istituzionali perché sono fermamente convinta che la protesta dei sindacati sia giusta e che lo Stato debba intervenire per garantire un congruo numero di agenti e standard di sicurezza".