Riforma CSM: la vera riforma della giustizia Stampa

di Danilo Paolini


Avvenire, 5 dicembre 2021

 

Senza una magistratura libera dai vizi del correntismo, dal protagonismo di alcuni suoi membri e dall'appannamento della sua immagine agli occhi dei cittadini, infatti, non avremo mai un sistema in grado di fornire un buon servizio, né di infondere fiducia agli investitori stranieri. Il Csm, dunque, va riformato. E in fretta, visto che a luglio verrà rinnovato e le sue elezioni rischiano di svolgersi con il medesimo meccanismo messo sotto accusa in seguito al cosiddetto "caso Palamara".

Scriviamo cosiddetto perché si illuderebbe chi (molto distratto, molto ingenuo o molto ipocrita) pensasse che, radiato Luca Palamara dalla magistratura, siano finite in soffitta certe note dinamiche che hanno fin qui presidiato all'assegnazione di incarichi apicali negli uffici giudiziari, soprattutto (e ci sarà un perché) nelle più importanti Procure della Repubblica.

A due anni da quel terremoto, però ancora niente si è mosso. E il tempo stringe. Lo ha ricordato qualche giorno fa, con la consueta puntualità, il presidente della Repubblica e dello stesso Csm, Sergio Mattarella. La tabella di marcia prevede (ma forse prevedeva, a questo punto) di arrivare a gennaio con la legge delega approvata, per lasciare un discreto margine agli adempimenti delle fasi successive.

Tuttavia, la citata tabella risale a ottobre, mentre a inizio dicembre siamo ancora alla discussione generale in commissione, nel primo ramo del Parlamento chiamato a occuparsene. Non si stanca di far notare l'urgenza di procedere la guardasigilli Cartabia, che ha tra l'altro sottolineato un punto importante e forse mai illuminato così esplicitamente: la posta in gioco non è tanto l'autonomia della magistratura né la sua indipendenza dal potere politico, bensì "la garanzia dell'indipendenza del singolo giudice anche all'interno della stessa magistratura". Un elemento che dovrà essere determinante per immaginare il Csm di domani, perché non si può pensare di riparare tutti i guasti emersi soltanto cambiando la legge elettorale. Una riforma che voglia essere minimamente incisiva, per esempio, non potrà tralasciare il capitolo relativo ai procedimenti disciplinari. Luglio, per i tempi della nostra politica, è davvero dietro l'angolo. Ma il fallimento, su un tema come questo, non può essere un'opzione.