Riforma del Csm, Cartabia snobba la commissione e manda Sisto Stampa

di Paolo Comi


Il Riformista, 4 dicembre 2021

 

La riforma "epocale" che dovrebbe porre fine al mercato delle nomine e alla lottizzazione degli incarichi delle toghe sta diventando una farsa. Il rischio, sempre più concreto, è che alla fine ci sarà solo un maquillage, neppure ben riuscito.

Dopo vari rinvii, ieri sembrava infatti essere arrivato il giorno tanto atteso, con la convocazione dei componenti della Commissione giustizia della Camera per discutere con il governo, come indicato nell'ordine del giorno, della riforma dell'ordinamento giudiziario, dei magistrati in politica e dell'Organo di autogoverno della magistratura. Il testo di questa riforma "epocale" era stato presentato dall'allora Guardasigilli Alfonso Bonafede all'indomani dello scoppio del Palamaragate a maggio del 2019.

Al posto della ministra della Giustizia Marta Cartabia si è però materializzato, a mani vuote, il sottosegretario di via Arenula Francesco Paolo Sisto di Forza Italia. La discussione si è svolta in un clima surreale: non avendo depositato il governo dopo tutti questi mesi gli emendamenti al testo Bonafede, i rappresentanti dei partiti non hanno potuto far altro che ripetere i loro. Con una sostanziale perdita di tempo, essendo le posizioni dei partiti sul punto note da tempo. Il primo ad intervenire è stato Pierantonio Zanettin, capogruppo di Forza Italia, che ha stigmatizzato il ritardo con viene affronta la discussione su materie molto delicate come queste pur a fronte dei richiami a fare presto da parte del capo dello Stato Sergio Mattarella. Si rischia di non fare in tempo, ripetono tutti, ad iniziare dal vicepresidente del Csm David Ermini che aveva addirittura indicato come data ultima per il voto in Aula la fine del mese scorso.

Con l'inizio della sessione di Bilancio e con l'elezione del capo dello Stato alle porte non ci sono più molte date in calendario. Soprattutto in considerazione del fatto che si tratta di un disegno di legge per il quale saranno poi necessari dei decreti delegati, da approvare prima della prossima estate, quando sono già in programma le elezioni per il rinnovo del Csm. "Non vorremmo che il governo volesse metterci con le spalle al muro", hanno detto a microfoni spenti alcuni parlamentari presenti. Per evitare discussioni con la variegata maggioranza che sostiene l'esecutivo, il governo starebbe pensando, ipotizzano diversi deputati, di arrivare sotto la scadenza temporale prevista per la presentazione degli emendamenti. La ministra si affiderebbe allora al lavoro della Commissione Luciani, che non cambia alcunché, prima del voto, con la fiducia, in Aula. Uno scenario da brividi. Va detto comunque non ci sono precedenti nella storia della Repubblica di voti di fiducia su argomenti come quello del sistema elettorale dei componenti di un Organo di rilevanza costituzionale.

Ma visto che il governo Draghi non può presentarsi a Bruxelles, per incassare i fondi del Recovery, senza la tanto attesa riforma della magistratura e del Csm, può succedere di tutto. "Io vorrei ricordare che non è solo il sistema elettorale del Csm in discussione. Nel ddl ci sono argomenti importantissimi. Penso alla carriera dei magistrati, agli incarichi, al sistema disciplinare, al ruolo degli avvocati nelle valutazioni di professionalità delle toghe", aggiunge Zanettin. "Sul rapporto toghe e politica, poi, serve mettere un punto. La toga che ha fatto il parlamentare, ad esempio, allo scadere del mandato non deve più tornare in magistratura. Potrà andare al ministero, all'Avvocatura dello Stato, ma non tornare in una Procura o in un Tribunale", ricorda il parlamentare azzurro, invitando il governo a risolvere una volta per tutte la questione delle porte girevoli in magistratura.

Sul sistema elettorale, anche alla luce del successo alle recenti elezioni per l'Anm di Articolo 101, il gruppo di magistrati contro le correnti (vedasi il Riformista di ieri, ndr) Zanettin è tornato sulla necessità del sorteggio temperato per arginare lo strapotere correntizio. Dello stesso avviso la rappresentante della Lega Ingrid Bisa. L'ultimo a prendere ieri la parola prima dell'interruzione dei lavori è stato il pentastellato Mattia Ferraresi. La discussione proseguirà la prossima settimana. Si spera con maggiore fortuna.