"Riforma delle carceri: commissioni tante, fatti zero" Stampa

di Angela Stella

 

Il Riformista, 2 dicembre 2021

 

Parla il presidente dell'Unione camere penali italiane Gian Domenico Caiazza. Alla vigilia della due giorni sulla riforma penitenziaria, il leader dei penalisti accusa: "Troppi tentennamenti. Si prende tempo istituendo commissioni ministeriali, ma il lavoro degli Stati generali e della commissione Giostra è un prodotto chiavi in mano".

Venerdì 3 e sabato 4 dicembre l'Unione delle Camere Penali italiane, attraverso il suo Osservatorio carcere, ha organizzato un evento a Roma dal titolo "Riforma penitenziaria: dove eravamo rimasti? - L'urgenza di un intervento". Ne parliamo con il presidente Gian Domenico Caiazza.

 

Perché questa due giorni di dibattito?

Essa nasce dalla necessità che noi avvertiamo di rilanciare i temi del carcere e dell'esecuzione penale, per lasciarci alle spalle la stagione politica del Governo giallo-verde, populista e giustizialista, che ha letteralmente bruciato in piazza il lavoro degli Stati Generali dell'Esecuzione penale e della Commissione di Glauco Giostra, che pure sarà ospite ovviamente del nostro evento. Al tempo stesso però non dimentichiamo che nelle piazze quel lavoro straordinario fu abbandonato irresponsabilmente dal Governo Gentiloni. Abbiamo voluto pertanto rimettere insieme intorno ad un tavolo fisicamente molti dei principali protagonisti di quella stagione di studio sulle carceri, che hanno accolto con entusiasmo il nostro invito.

 

Avete sottotitolato l'evento "L'urgenza di un intervento". Il carcere non ha più bisogno di commissioni e belle parole, ma di azioni immediate?

Certamente, la scelta del titolo non è casuale. Il lavoro teorico e di scrittura della riforma di cui ha bisogno il sistema penitenziario è già pronto da anni. Quanto elaborato dagli Stati Generali e della Commissione Giostra è pronto per essere applicato. Noi conosciamo la sensibilità della Ministra Cartabia sui temi del carcere, però ci siamo interrogati sulla necessità di una nuova commissione istituita presso il Ministero quando si aveva già un prodotto di altissimo livello chiavi in mano. Forse la Ministra ha dovuto prendere atto di equilibri politici all'interno della maggioranza.

 

Nella due giorni non è presente nessun politico, tranne il Sottosegretario Francesco Paolo Sisto...

Esattamente. Noi abbiamo voluto dare spazio solo al Governo con la presenza dell'onorevole Sisto, che è vicino e sempre attento alle posizioni dell'Unione. Con lui ci vogliamo confrontare ma allo stesso tempo abbiamo scelto di evitare inutili passerelle dei politici. Il nostro obiettivo è rilanciare un progetto di riforma già esistente, dialogando con l'Accademia, con i magistrati di sorveglianza, con il Garante dei detenuti.

 

Il Garante Palma qualche settimana fa ha sottolineato che "oggi sono detenute in carcere per scontare una pena inferiore a un anno ben 1.211 persone, altre 5.967 per una pena da uno a tre anni"...

Quello delle pene brevi è sicuramente un problema che va affrontato e ha rappresentato uno degli snodi principali della Commissione Giostra che aveva proposto anche delle soluzioni a partire da quello che ci disse la Corte europea dei diritti dell'uomo, nella famosa sentenza Torreggiani: "L'applicazione della custodia cautelare e la sua durata dovrebbe essere ridotte al minimo compatibile con gli interessi della giustizia", inducendo gli Stati a favorire un uso più ampio possibile delle alternative alla custodia cautelare. Purtroppo quello delle misure alternative al carcere è un tema che soffre molto di niet politici.

 

Da destra a sinistra, il carcere non suscita interesse nella classe politica?

Sì, è così. Il carcere è un tema scomodo in termini di consenso politico. Anche la sinistra tergiversa gravemente su questi temi. In particolare il Partito democratico, pur avendo il merito di aver lanciato gli Stati Generali, porta su di sé la grossa responsabilità di aver affossato quell'enorme lavoro e non ha ancora riacquisito la determinazione per fare ammenda. Appunto, si prende tempo con le commissioni invece di proporre, soprattutto da parte di chi potrebbe rivendicare la paternità di quello sforzo culturale, politico e tecnico, di attingere dal lavoro già fatto. Evidentemente anche la partnership con il Movimento Cinque Stelle condiziona l'agire politico del Pd.

 

La seconda sessione è intitolata "Sorveglianza e Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria: uffici da riformare?". Qual è il significato di questo panel?

Si tratta di una novità rispetto anche alla Commissione Giostra. Le criticità sono due. Si parla tanto di riforma, ma non si sono mai toccati questi due uffici. Sulla sorveglianza c'è un grosso carico di lavoro e a causa di questo essa non riesce a svolgere un compito fondamentale: quello di entrare in carcere per valutare e sorvegliare la situazione, come previsto dall'articolo 69 dell'ordinamento penitenziario, con particolare riguardo alla attuazione del trattamento rieducativo. Inoltre all'interno del Dap dovrebbe essere a nostro avviso rafforzata la presenza di figure professionali più orientate verso la rieducazione che verso la punizione.

 

Non si ha traccia della posizione del Governo sulla riforma del Csm e dell'ordinamento giudiziario...

Ci si continua a focalizzare sul tema del nuovo sistema di voto del Csm. Immaginare che il problema della crisi di credibilità della magistratura si risolva intervenendo esclusivamente sul sistema elettorale è qualcosa che si avvicina alla irresponsabilità. Come spesso abbiamo evidenziato gli aspetti dirimenti sono altri: responsabilità professionale, magistrati fuori ruolo, consigli giudiziari. Non avere consapevolezza che occorra una riforma strutturale del sistema significa non aver capito, o far finta di non volere capire, la gravità della situazione. Invece ho molto apprezzato le parole del vice presidente Emani che ha detto in una recente intervista che "la valutazione di professionalità dovrebbe prevedere controlli sulla qualità e sulla tenuta dei provvedimenti".