Giustizia, l'obiettivo è ambizioso ma se non ora, quando? Stampa

di Marino Longoni


Italia Oggi, 29 novembre 2021

 

Tutti i governi degli ultimi vent'anni hanno tentato di accorciare i tempi della giustizia, scontrandosi però con le lobby di avvocati e magistrati. Ma questa volta ci sono di mezzo i fondi del Recovery plan e le opposizioni potrebbero non riuscire a far deragliare una riforma che è una delle priorità richieste da Bruxelles.

L'obiettivo è ambizioso: ridurre del 40% la durata del processo civile, entro il 2026. Praticamente tutti i governi degli ultimi vent'anni hanno tentato di accorciare i tempi della giustizia, scontrandosi però con le potenti lobby di avvocati e magistrati, sempre molto attente a tutelare i propri interessi. Ma questa volta ci sono di mezzo i fondi del Recovery plan e le opposizioni potrebbero non riuscire a far deragliare una riforma che è una delle priorità richieste da Bruxelles.

Uno dei pilastri fondamentali del progetto Cartabia è l'ufficio del processo, cioè uno staff di giovani laureati assunti a tempo determinato (sono previste oltre 21 mila assunzioni finanziate con i fondi anti-Covid). In Italia gli avvocati hanno sollevato qualche perplessità: temono che ai giovani laureati in giurisprudenza si possa chiedere anche di redigere bozze di sentenze, con il rischio di peggiorare la qualità della giurisprudenza.

Ma la ministra Cartabia tira dritto e proprio la settimana scorsa è stata in Usa per illustrare la sua riforma, in questa parte ispirata ai clerks of court anglosassone. Più positive altre professioni, come i notai, che saranno destinatari di nuove competenze, in particolare in materia di giurisdizione volontaria. Professionisti chiamati in causa anche in materia di esecuzione forzata: si semplifica infatti il pignoramento presso terzi e determinate operazioni potranno essere delegate a commercialisti o avvocati sotto il controllo del giudice dell'esecuzione. Tra le novità assolute c'è anche la vendita privata, cioè la possibilità che l'immobile pignorato venga venduto dallo stesso debitore a prezzo non inferiore a quello di mercato.

Un altro pilastro della riforma sono i riti alternativi (adr, alternative dispute resolution), che puntano alla composizione delle controversie al di fuori delle aule di giustizia: mediazione civile, negoziazione assistita, arbitrato. Non è una novità assoluta, ma ora la riforma offre incentivi anche fiscali per il ricorso alla risoluzione stragiudiziale. Si stabilisce, per esempio, che l'attività istruttoria compiuta in sede stragiudiziale può essere utilizzata in giudizio se la composizione negoziata dovesse fallire. Oppure si rende detraibile il compenso del legale che presta assistenza nella fase delle trattative. In più si è previsto il gratuito patrocinio anche per la fase di negoziazione. Insomma, un passo avanti deciso su un terreno finora affrontato piuttosto timidamente.

Altro merito riconosciuto da tutti, l'addio al doppio binario del rito Fornero sui licenziamenti, che scompare dopo 9 anni, nei quali non aveva dato buona prova, rivelandosi piuttosto una inutile complicazione, sostituito con unico procedimento con corsia preferenziale per la questione della reintegra dei lavoratori. Il tutto per non tenere troppo tempo lavoratori e datori di lavoro in un limbo, in attesa di sapere se ci sarà la restituzione del posto di lavoro.

In realtà quella approvata nei giorni scorsi dal parlamento è solo una legge delega: ora il governo ha un anno di tempo per emanare i decreti attuativi. E questo sarà un passaggio decisivo, per esempio, su molti termini processuali, dove la legge delega rimanda al dlgs. Quindi il volto definitivo della riforma dipenderà anche da scelte di dettaglio che ancora devono essere fatte.