Migranti. Ora la Libia promette di rispettare i diritti umani Stampa

di Leo Lancari

 

Il Manifesto, 25 giugno 2020

 

Il ministro Di Maio: "Tripoli apre alle nostre richieste di modifica del Memorandum". Per ora siamo ancora nella fase del "sembra", accompagnata dalla sottolineatura che "dobbiamo approfondire bene i contenuti della proposta" ma per il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, tornato ieri da una missione a Tripoli, il documento ricevuto dal premier libico Fayez al Serraj rappresenta un successo: "Il presidente Serraj ha consegnato la proposta libica di modifica del Memorandum d'intesa del 2017 in materia migratoria riformulata dall'Italia", dice il titolare della Farnesina appena sbarcato all'aeroporto di Ciampino. "Da una prima lettura sembra vada nella giusta direzione recependo la volontà italiana di rafforzare la piena tutela dei diritti umani".

Il Memorandum è l'accordo siglato nel 2017 dall'allora governo Gentiloni con il Paese nordafricano per fermare i barconi carichi di migranti in fuga dalla Libia, operazioni rese possibili finanziando ed equipaggiando la cosiddetta Guardia costiera libica. Migranti che poi vengono riportati indietro e rinchiusi nei centri di detenzione gestiti da Tripoli dove finiscono per subire violenze e torture.

Trascorsi i previsti tre anni di durata, al momento del rinnovo lo scorso mese di febbraio l'Italia anziché disdire l'accordo ha chiesto che venisse permesso l'ingresso di Unhcr e Oim nei centri di detenzione a tutela delle persone che vi sono richiuse. Nel documento di sette pagine consegnato ieri da Serraj a Di Maio, non si farebbe cenno alle due organizzazioni dell'Onu ma le autorità libiche garantirebbero il rispetto dei diritti umani: "La Libia - assicurerebbe infatti uno dei passaggi - si impegna nell'assistere i migranti salvati nelle sue acque, a vigilare sul pieno rispetto delle convenzioni internazionali attribuendo loro protezione internazionale così come stabilito dalla Nazioni unite". Resta da vedere che garanzie possa davvero offrire un Paese che non ha mai firmato la Convenzione di Ginevra e il cui governo sopravvive grazie all'aiuto offerto dalla Turchia.

Il 2 luglio si riunirà la commissione italo-libica che ha il compito di formalizzare le modifiche. Nel frattempo, per quanto si tratti di due provvedimenti indipendenti l'uno dall'altro, il Memorandum finisce inevitabilmente per intrecciarsi con la discussione sul decreto missioni all'esame delle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato riunite dove proprio oggi è atteso Di Maio. Sarà l'occasione per esaminare i costi delle missioni internazionali, compresa quella in Libia cresciuti fino a toccare i 10 milioni di euro.

Nel decreto è prevista l'addestramento della Guardia costiera, ma anche la missione a terra con 200 uomini e un ospedale militare nella città di Misurata. Eventuali forniture di mezzi alla Guardia costiera fanno invece parte del Memorandum e vengono rese operative dal governo attraverso specifici decreti.

L'ultimo, per la fornitura di 12 motovedette servite a bloccare e riportare indietro i migranti, venne firmato dal primo governo Conte. "Si sono violati diritti umani con il sostegno e i finanziamenti dei nostri governi", ha commentato ieri il dem Matteo Orfini. "Oggi chi ha violato quei diritti dice che non lo farà più. Capiamoci subito: non si pensi di confermare con questa fragile scusa il finanziamento alla Guardia costiera libica".