Coronavirus, quindici giorni per rivalutare i casi dei boss scarcerati per la pandemia Stampa

di Giovanni Bianconi


Corriere della Sera, 10 maggio 2020

 

La decisione sulle scarcerazioni per motivi di salute "connessi all'emergenza Covid" dei detenuti per mafia e droga, resterà esclusiva competenza dei magistrati di sorveglianza. La decisione sulle scarcerazioni per motivi di salute "connessi all'emergenza Covid" dei detenuti per mafia e droga, resterà esclusiva competenza dei magistrati di sorveglianza.

Tuttavia, nei quindici giorni successivi alla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale del decreto-legge approvato ieri sera, 9 maggio, dal Consiglio dei ministri (appositamente convocato dal premier Giuseppe Conte), giudici e tribunali dovranno "valutare la permanenza dei motivi legati all'emergenza sanitaria, e successivamente con cadenza mensile". Questo per verificare se il mutamento della situazione può consentire il rientro in prigione o debba essere confermata la detenzione domiciliare o la sospensione della pena.

La richiesta all'Autorità sanitaria regionale - In ogni caso, prima di emettere il nuovo provvedimento, i magistrati dovranno chiedere all'Autorità sanitaria regionale se ci siano posti disponibili nelle strutture penitenziarie o nei reparti protetti degli ospedali dove "il condannato" possa "riprendere la detenzione senza pregiudizio per le sue condizioni di salute".

E ancora: "La valutazione è effettuata immediatamente" se per qualche caso specifico il Dap comunicasse una soluzione interna al circuito penitenziario in precedenza non individuata. È questo il cuore della riforma varata dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede per fronteggiare la contro-emergenza delle scarcerazioni fomentata dalla diffusione dei nomi dei circa 400 detenuti in Alta sicurezza (accusati o condannati per mafia e droga) messi agli arresti domiciliari nell'ultimo mese e mezzo.

Decreto faticosamente confezionato negli ultimi giorni - Il nuovo decreto è stato faticosamente confezionato negli ultimi giorni, dopo l'annuncio del Guardasigilli grillino che ora esulta: "Con il parere obbligatorio delle Procure abbiamo fermato l'emorragia. Oggi chiudiamo il cerchio e ribadiamo con fermezza l'impegno dello Stato nella lotta alla mafia". Il Pd e gli altri partiti della maggioranza sono stati attenti a evitare forzature che potessero anche solo dare l'impressione di intaccare i principi di autonomia e indipendenza dei magistrati; sotto l'occhio vigile del Quirinale, tanto più in una materia così delicata e sensibile come l'intreccio tra diritto alla salute e tutela della sicurezza collettiva.

Per i detenuti in attesa di giudizio (oltre la metà di quelli usciti dall'inizio della pandemia), lo stesso meccanismo sarà attivato su input dei pubblici ministeri. I quali, acquisiti gli "elementi in ordine al sopravvenuto mutamento delle condizioni o alla disponibilità di strutture penitenziarie o reparti di medicina protetta adeguate alle condizioni dell'imputato", potranno attivare il meccanismo per riportare i fascicoli all'attenzione dei giudici.

Prevista anche la possibile ripresa dei colloqui "di presenza" in carcere, a seconda delle situazioni sanitarie locali. Nella settimana segnata dalle polemiche sulle scarcerazioni e il ricambio alla guida del Dap, la situazione è cambiata con il monitoraggio in tempo reale delle richieste di arresti o detenzione domiciliari dei detenuti in Alta sicurezza.

Una sola domanda per ora accolta - Oltre 450 domande attendono di essere vagliate, ma tra quelle esaminate negli ultimi sette giorni solo una - avanzata da un detenuto legato alla criminalità pugliese - è stata accolta. Per gli altri c'è stato il rigetto o una diversa collocazione nel circuito penitenziario.

Tra i reclusi che hanno chiesto la detenzione domiciliare per i rischi connessi al Covid-19 c'è anche l'ex terrorista ergastolano Cesare Battisti (ultrasessantacinquenne affetto da epatite B, scompenso e infezione polmonare, precisa il suo avvocato Davide Steccanella), rientrato in Italia nel gennaio 2019 dopo 28 anni di latitanza. Com'era prevedibile, la sola ipotesi ha immediatamente sollevato le ire di familiari di vittime e politici. In particolare di centrodestra.