Boss, decreto legge per riportarli cella. E anche Battisti chiede di uscire Stampa

di Michela Allegri e Marco Conti


Il Messaggero, 10 maggio 2020

 

Il Consiglio dei ministri approva il decreto dopo un incontro tra Bonafede e Lamorgese. Il riacchiappa-boss è finito in tutta fretta sul tavolo del consiglio dei ministri che si è tenuto ieri sera. Una riunione straordinaria, fortemente voluta dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede a seguito delle 400 scarcerazioni decise dai magistrati di sorveglianza in un mese e mezzo. Detenzioni domiciliari, per gravi ragioni di salute in considerazione dell'emergenza coronavirus, che hanno portato fuori dalle carceri anche boss di mafia, camorra e ndrangheta, e che sono costate le dimissioni di Francesco Basentini dalla guida del Dap.

Il luogo - Lo scorso 29 aprile il primo intervento con un decreto che si è occupato dei casi futuri. Ieri sera è finito in consiglio dei ministri, dopo il vertice di maggioranza della sera prima, un nuovo decreto attraverso il quale si rivalutano le scarcerazioni effettuate. Un'accelerazione che serve al ministro Bonafede per recarsi tra martedì e mercoledì in Parlamento con "il problema risolto" a relazionare su quanto accaduto.

Per il premier Conte il Guardasigilli non si tocca, ma a breve dovrà affrontare una mozione di sfiducia presentata dal centrodestra, con Iv che non intende sciogliere la riserva se non avrà rassicurazioni sulla prescrizione. Il decreto di ieri sera è di pochi articoli in base ai quali entro 15 giorni saranno rivalutate le scarcerazioni già disposte e legate all'emergenza Coronavirus. Il magistrato dovrà prima acquisire il parere del Procuratore distrettuale antimafia del luogo in cui è stato commesso il reato e del Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo per i condannati ed internati già sottoposti al 41bis, il cosiddetto carcere duro. Solo dopo potrà valutare se persistono i presupposti per la detenzione domiciliare. Ovvero se permangono "i motivi legati all'emergenza sanitaria".

La valutazione sarà fatta "immediatamente", anche prima dei 15 giorni, nel caso in cui il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria comunichi la disponibilità di strutture penitenziarie o di reparti di medicina protetta in ospedali ordinari adeguati alle condizioni di salute del detenuto o dell'internato ammesso alla detenzione domiciliare o ad usufruire del differimento della pena. In ogni caso l'autorità giudiziaria, prima di provvedere dovrà sentire l'autorità sanitaria regionale, cioè il Presidente della Giunta della Regione, sulla situazione sanitaria locale. E acquisire dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria informazioni sull'eventuale disponibilità di strutture penitenziarie o di reparti di medicina protetta in cui il condannato o l'internato, ammesso alla detenzione domiciliare o ad usufruire del differimento della pena, può riprendere la detenzione o l'internamento senza pregiudizio.

In Bolivia - Il decreto anti-scarcerazioni arriva dopo una riunione top-secret con il ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, e nella serata in cui anche Cesare Battisti, l'ex terrorista rosso catturato un anno e mezzo fa in Bolivia dopo una lunghissima latitanza, ha chiesto di tornare a casa per il rischio Coronavirus. Perché, dice, "sono vecchio e malato, qui in carcere ho paura di essere infettato". Condannato all'ergastolo per quattro omicidi, l'ex membro di spicco dei Proletari Armati potrebbe lasciare il carcere di alta sicurezza di Oristano e tornare a casa dai parenti, agli arresti domiciliari a Cisterna di Latina. E il suo nome potrebbe aggiungersi nei prossimi giorni alla lista di boss già scarcerati.

Anche in questo caso sarà il Tribunale di Sorveglianza a decidere. Uno dei primi a commentare è stato l'ex ministro dell'Interno, Matteo Salvini: "Battisti quando ha ucciso non aveva paura però, e non chiese alle sue vittime se avevano paura". Dello Stesso avviso il presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni: "Lo Stato non si pieghi alle richieste di questo criminale. Siamo pronti a fare le barricate".

L'avvocato di Battisti, Davide Steccanella, ha invece spiegato che il suo assistito "rientra nella categoria degli over 65, è affetto da epatite B ed ha un'infezione al polmone, è a rischio per la situazione carceraria e per abbiamo fatto istanza di scarcerazione". Un colpo di scena che il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, non può permettersi. Era stato proprio lui ad annunciare la cattura del terrorista, nel gennaio 2019. Da quel giorno sono cambiate tante cose e il Guardasigilli si trova in uno dei momenti politici più difficili, dopo le polemiche per le quasi 400 scarcerazioni di mafiosi, killer, trafficanti.