Catello Maresca: "No all'indultino mascherato. Il Cura Italia scarcera i mafiosi" Stampa

di Leandro Del Gaudio


Il Mattino, 10 maggio 2020

 

Non ha dubbi il magistrato napoletano Catello Maresca, a proposito degli effetti del cosiddetto cura Italia applicato alle carceri: "Grazie a questo impianto normativo, stanno uscendo anche i mafiosi: si tratta di una sorta di indulto mascherato che offre anche ai condannati per mafia la possibilità di tornare a casa con almeno un anno e mezzo di anticipo rispetto al fine pena".

 

Cosa la spinge a pensare che il Cura Italia sia un assist ai mafiosi? Non trova che sia stato chiarito che il Cura Italia non valga per chi sta scontando reati per fatti di mafia?

"Le rispondo con un esempio pubblicato dal suo giornale. Prendiamo il provvedimento adottato dai giudici del Tribunale di Sorveglianza di Torino, in favore di Antonio Noviello (condannato a 9 anni e 4 mesi), un caso che rischia di fare da apripista: condannato come esponente dei casalesi, si ritrova a casa con un anno e mezzo di anticipo. La sua posizione è simile a quella di tanti altri detenuti che possono aspirare a lasciare le celle, approfittando degli sconti del Cura Italia".

 

Su cosa fa leva la sua convinzione?

"Leggiamo il provvedimento dei giudici di Sorveglianza di Torino, il cui lavoro - lo dico con sincerità piena - va sempre rispettato. Ebbene, scrivono i giudici: "Rilevato che l'istanza è ammissibile poiché la pena residua è inferiore a 18 mesi di reclusione e le condanne relative a reati ostativi risultano interamente espiate". Più chiaro di così".

 

Ci può spiegare in cosa consiste il ragionamento dei magistrati?

"Detto in modo più semplice, ci sono detenuti che stanno scontando condanne cumulate per più reati, per diverse tipologie di fatti: quelli di mafia, consumati in nome e per conto di un clan; e reati comuni, consumati individualmente, magari al di fuori di una logica di asservimento al boss di turno. In questo senso, si reputano già scontate le pene legate ai reati "ostativi", quelli di mafia, mentre si condonano quelle pene consumate da delinquente comune".

 

Pensa che il caso di Noviello possa rappresentare un unicum? O immagina che ci possano essere altre posizioni di questo tipo?

"Per me Noviello è un caso da manuale, che rischia di essere seguito da altri detenuti che hanno questo profilo e non è detto che, tra cumuli e continuazioni, non ci siano tanti altri provvedimenti di questo tipo adottati dai Tribunali di mezza Italia".

 

Poteva essere un fatto difficile da prevedere, vista la necessità di evitare un impatto drammatico del virus nelle carceri...

"Capisco le condizioni di emergenza, ma questo epilogo era largamente prevedibile, alla luce di quanto è avvenuto in Italia, con i vari indulti e indultini".

 

A cosa fa riferimento?

"In Italia è già accaduto in tantissimi casi. Guardi che è storia recente. Parlo dell'indulto del 2005-2006 e quello del 2010, quando abbiamo registrato la stessa traiettoria di scarcerazioni: sconti ai detenuti comuni; poi via via hanno lasciato la cella anche i mafiosi, sempre grazie allo scorporo delle pene o alla detenzione in continuazione con altri reati".

 

Cosa fare in questa condizione?

"Ho una proposta. Se stanno pensando a un decreto legge, è venuto il momento di inserire una modifica del Cura Italia, per tamponare altre scarcerazioni, alla luce delle richieste che potranno essere prodotte nelle prossime settimane".