Carceri, i braccialetti elettronici non bastano per l'emergenza coronavirus Stampa

di Liana Milella


La Repubblica, 25 marzo 2020

 

I dispositivi previsti anche dal decreto Bonafede sono solo 2.500. E non possono entrare in funzione tutti insieme, ma solo 200-300 a settimana. Il braccialetto elettronico. Un altro dei paradossi italiani. Anche in tempi di Coronavirus. Perché tutti ne parlano. A destra come a sinistra. Soprattutto dopo le rivolte in 27 penitenziari italiani che, due settimane fa, hanno prodotto danni materiali per 35 milioni di euro.

Nonché, purtroppo, 13 morti per overdose da farmaci rubati nelle infermerie e il carcere di Modena del tutto inagibile.

Ma dalle cronache ecco spuntare, come sempre negli ultimi vent'anni, la soluzione del braccialetto elettronico per consentire comunque il controllo di un detenuto posto ai domiciliari. Anche il decreto del Guardasigilli Alfonso Bonafede ne parla e li propone come una soluzione per far uscire, ma solo fino al 30 giugno, chi deve scontare ancora 18 mesi. Ma i numeri bloccano i sogni. Perché, dal Viminale, le prime indiscrezioni inviate in via Arenula parlano di soli 2.500 braccialetti disponibili. Che però non possono entrare in funzione tutti assieme, ma solo tra i 200 e i 300 alla settimana. E con questa cifra devono fare i conti tutti, anche chi chiede misure drastiche per far calare la popolazione carceraria.

Dopo le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella - inviate dalle pagine del Gazzettino ai detenuti di Venezia, Padova e Vicenza - "serve il massimo impegno in questa situazione difficile" - è ripartita la querelle sulle misure più idonee per alleggerire la popolazione carceraria che, come dice a Repubblica il Garante dei detenuti Mauro Palma, in questo momento è di 58.810 detenuti. Di cui finora solo 17 sono risultati positivi al Coronavirus, mentre 200 si trovano in isolamento sanitario.

Il Pd, con il vice segretario Andrea Orlando e il responsabile Giustizia Walter Verini, sollecita misure di alleggerimento della popolazione carceraria. La Lega, con l'ex sottosegretario Jacopo Morrone, già si dichiara contraria. Il ministro della Giustizia Bonafede insiste sulle misure per garantire la sicurezza sanitaria nelle carceri - dalle mascherine alle tende per il triage - che sono state già prese e vengono via via potenziate.

I Radicali chiedono a Mattarella di pensare alle possibili grazie da concedere. I magistrati, come la presidente del tribunale di tribunale di sorveglianza di Milano Giovanna Di Rosa, insiste sulla necessità di "tirare fuori un domicilio per i detenuti che non ce l'hanno, ma meritano questa opportunità, senza pensare ai braccialetti elettronici che non servono". Mentre un magistrato in pensione come Francesco Maisto, per anni giudice di sorveglianza e oggi Garante dei detenuti di Milano, preannuncia il rischio che 200 detenuti di Bollate ammessi al lavoro esterno possano iniziare uno sciopero della fame dopo il blocco dei permessi.

Ma proprio il basso numero dei braccialetti rende la situazione complicata. Bonafede sta lavorando al question time che domani lo vedrà impegnato alla Camera sull'emergenza carcere. Mentre Renzi continua a chiedere le dimissioni del capo del Dap Francesco Basentini. Che in questo momento però non sono in agenda.

Resta il problema delle scarcerazioni possibili. Che potrebbero essere inserite nel decreto durante la sua conversione. Una strada, quella di alleggerire la popolazione carceraria di 5-6mila persone che garantirebbe non solo i detenuti (più spazi fisici per ciascuno), ma anche tutto il personale che lavora nelle prigioni, nonché i parenti quando potranno ricominciare i colloqui. Che oggi sono sostituiti da contatti telefonici molto più numerosi grazie ai circa 3mila cellulari in arrivo.

Restano le strade per agire sul sovraffollamento di cui ormai si discute da due settimane. In primis la cosiddetta "liberazione anticipata speciale", una sorta di riduzione della pena, e non di esecuzione della stessa presso il domicilio. Oggi, se non hai commesso reati gravi e se ti comporti bene in carcere, ottieni 45 giorni di sconto ogni sei mesi di pena effettiva scontata.

I giorni di abbuono potrebbero aumentare, passando ad esempio da 45 a 60. Poi i domiciliari per chi ha un residuo pena minimo. Infine la misura già in atto, ma solo fino al 30 giugno, che potrebbe essere prorogata nel tempo, per cui chi è in semilibertà non torna a dormire in carcere. Ovviamente si tratterebbe per ora di misure "a tempo" che però potrebbero rendere le carceri più vivibili.