Video e audio hd: in 35 carceri i detenuti "vedono" i familiari Stampa

di Vincenzo R. Spagnolo


Avvenire, 25 marzo 2020

 

Testato a Bollate un sistema che permette ai reclusi colloqui virtuali coi propri cari. Il sistema si chiama "Webex": ideato dalla multinazionale Cisco, è stato adattato da un agente penitenziario esperto di computer. In funzione da metà marzo, ora è usato da mille detenuti al giorno. Seduto su una sediolina e con un computer portatile davanti, un detenuto guarda lo schermo e saluta moglie e figli, che stanno a centinaia di km di distanza.

Dopo l'impaccio iniziale, grazie all'alta qualità dell'immagine e dell'audio la conversazione in videoconferenza prende vita: attimi di serenità, nell'angoscia generale indotta dalla paura del coronavirus, detonatore delle rivolte che hanno infiammato gli istituti di pena nei giorni scorsi. Siamo nel carcere milanese di Bollate, dove anche oggi una quarantina di reclusi riuscirà a parlare coi propri cari, attraverso una piattaforma virtuale chiamata "Webex", ideata dalla multinazionale Cisco Systems.

Il sistema, sperimentato a Bollate da metà marzo grazie alla lungimiranza della direttrice del carcere Cosima Buccoliero, funziona così bene che in dieci giorni lo hanno adottato 35 fra istituti di pena e case circondariali in tutta Italia. Fra queste - oltre a Bollate, San Vittore e Opera nel Milanese, Varese e altri penitenziari lombardi - si contano ad esempio quelli di Rebibbia e Regina Coeli a Roma e altri ad Aosta, Mantova, Ferrara, Sulmona, Ascoli, Fossombrone, Viterbo, Altamura, Melfi, fino a Gela e Favignana.

Per ogni carcere si riescono a fare 30- 40 colloqui al giorno. Ed è una stima per difetto: vuol dire che quotidianamente oltre un migliaio di detenuti (su un totale di 60mila presenti negli istituti di pena) sta già riuscendo a virtualmente i familiari grazie alla piattaforma tecnologica. Un fatto importante, se si pensa che nei giorni scorsi rabbia e frustrazione sono montate anche per via della sospensione delle visite dei familiari, prevista nei nuovi protocolli di sicurezza fissati dal Guardasigilli Alfonso Bonafede per contrastare l'epidemia da Coronavirus.

Uno stop al quale ora il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria sta cercando di rimediare attraverso una maggior possibilità di telefonate e video colloqui. Lo ha ricordato anche, nei giorni scorsi, il Garante nazionale dei diritti dei detenuti Mauro Palma, in un appello rivolto ai reclusi: "Vi assicuro che si stanno ampliando tutte le possibilità di comunicazione con i vostri cari, anche dotando gli istituti di telefoni cellulari disponibili, oltre che di mezzi per la comunicazione video. Noi garanti controlleremo che queste possibilità siano effettive".

Fornita gratuitamente dalla Cisco Systems, per essere utilizzata nelle carceri la piattaforma "Webex" è stata "implementata", per dirla in gergo tecnico, da Costantino M., agente di Polizia penitenziaria col pallino dell'informatico. Al lavoro di squadra hanno contribuito Angelo Fienga, specialista della Cisco, e Lorenzo Lento, presidente della cooperativa "Universo".

Lento insegna nella Cisco Academy interna al penitenziario milanese e in vent' anni ha formato oltre un migliaio di studenti-detenuti, fornendo ai più volenterosi strumenti per cercare lavoro, una volta tornati in libertà. Fra le tante, spicca la storia di Luigi Celeste, che dopo aver scontato 9 anni per l'omicidio del padre violento, oggi è libero e lavora come responsabile della sicurezza informatica per diverse aziende.

"Siamo felici di collaborare con dirigenti e agenti della Polizia penitenziaria che operano nelle carceri italiane", spiega ad Avvenire Agostino Santoni, Ceo di Cisco Italia, "abbiamo iniziato 20 anni fa con il carcere di Bollate, facendo partire la prima Cisco Academy in un carcere a livello mondiale, iniziativa estesa ad altre carceri in Italia con una partecipazione annua ai corsi in aula di oltre 150 detenuti, alcuni dei quali sono riusciti a conseguire importanti certificazioni Cisco e hanno trovato lavori molto qualificati".

E ora, proprio nel momento in cui era più necessario, "grazie alla partnership consolidata nel tempo", prosegue Santoni, "abbiamo fatto partire in pochissimo tempo il progetto dei video colloqui, facendo usare a detenuti e loro familiari la piattaforma Webex, la stessa che usano aziende e istituzioni". Ad oggi, conclude il manager, "siamo in 35 carceri e il numero aumenta di giorno in giorno, grazie all'impegno dei dirigenti e degli agenti della Polizia penitenziaria, supportati da noi".