India. Impiccati i responsabili dello stupro che sconvolse il Paese Stampa

di Raimondo Bultrini


La Repubblica, 21 marzo 2020

 

Giustiziati gli uomini che nel dicembre 2012 aggredirono e violentarono una studentessa su un bus di Delhi. Decine di persone si sono radunate davanti al carcere di Nuova Delhi dove stamattina sono stati impiccati dopo vari rinvii i quattro uomini condannati a morte per lo stupro che sconvolse l'India la sera del 12 dicembre 2012.

Una studentessa di fisioterapia di 23 anni, Jyoti Singh, ribattezzata dai media Nirbhaya venne aggredita e violentata mentre tornava in autobus dal cinema con un amico, a sua volta ferito nel tentativo di fermare gli assalitori. La ragazza morì 17 giorni dopo in un ospedale di Singapore dove fu portata per un estremo tentativo di salvarla mentre gli autori venivano rintracciati e arrestati sull'onda montante di un'opinione pubblica sempre più infuriata per l'ennesimo stupro in un Paese dove ben pochi responsabili finivano davanti alla giustizia.

Tra loro l'autista stesso Ram Singh - trovato in cella senza vita in circostanze misteriose un anno dopo - quattro adulti e un minorenne che non poteva essere condannato a morte. L'impiccagione è stata eseguita come previsto alle 5,30, dopo che i giudici della Corte Suprema hanno respinto anche l'ultima richiesta di perdono e di grazia presentata dal più giovane del gruppo, Pawan Gupta, che sosteneva di essere minorenne all'epoca dei fatti. Allo stesso modo nell'ultimo anno erano state respinte tutte le altre istanze dei legali. Anche se la revisione dei singoli casi ha fatto slittare le esecuzioni di un mese e mezzo, i dirigenti della prigione di Tihar dove è avvenuta l'impiccagione avevano già ordinato da tempo le speciali corde necessarie al boia realizzate appositamente dai prigionieri di un altro carcere a Buxar, difficili da rompere e fabbricate in modo da non tagliare la gola dei condannati mentre sono appesi.

"Questo calvario è durato 8 anni, ma Nirbhaya ha ottenuto giustizia - ha detto la madre della ragazza Asha Devi - tutte le donne e i bambini dell'India hanno ottenuto giustizia" e ora "l'anima di mia figlia riposerà in pace". Un sentimento condiviso da molti indiani che aspettavano l'esecuzione come un monito per gli autori dei numerosi altri casi di violenza che continuano ad accadere in India. Ma la morte della studentessa di Delhi avvenne in circostanze tali da far inorridire un paese intero, e I medici che tentarono di salvarla hanno descritto le condizioni drammatiche in cui venne ricoverata Nirbhaya, con lesioni mortali agli organi vitali frutto di sevizie crudeli.

Secondo le testimonianze del giovane amico della studentessa - ferito a sua volta non mortalmente a bordo dello stesso bus - il capo della banda di balordi era senza dubbio l'autista Ram Singh, 34 anni, che secondo alcune testimonianze potrebbe essere stato ucciso in cella un anno dopo camuffando la sua morte come suicidio. Ma non ci sono prove certe e resta per ora la certezza del suo ruolo durante quella notte di orrore, spalleggiato dal fratello Mukesh, 32 anni. Entrambi vennero arrestati nel Rajasthan pochi giorni dopo l'inizio delle indagini basate su immagini registrate e testimonianze di altri impiegati del deposito di autobus privati con licenza di trasporto pubblico. I fratelli provenivano da uno degli slum a sud della capitale, la baraccopoli di Ravidas, mentre Vinay Sharma, 26 anni, era un assistente istruttore di palestra, e Pawan Gupta vendeva frutta ai mercati. Tutti sono stati condannati a morte nel 2013, sentenza confermata dalla Corte suprema nel 2017. "Dedico questo giorno a tutte le donne e i bambini di questo paese - ha voluto aggiungere la madre di Nirbhaya. Ho iniziato questa battaglia per mia figlia, ma continuerò a combattere per tutte le donne e i bambini di questo Paese".