L'emergenza nazionale Stampa

di Michela Allegri


Il Messaggero, 10 marzo 2020

 

Un'insurrezione praticamente sincronizzata, da Milano a Roma, da Modena a Palermo, Padova fino a Parma, Foggia e a Matera. Sono state 22 le carceri in rivolta, 7 i morti per overdose di psicofarmaci o soffocamento. I danni sono ingentissimi, tra istituti penitenziari distrutti e decine di detenuti evasi.

"Amnistia e indulto" per il coronavirus sono le richieste dei reclusi, che hanno protestato, almeno in apparenza, contro le restrizioni imposte dal governo per combattere l'emergenza, in particolare quelle sui permessi premio e nei colloqui con i parenti. Ma il sospetto è che si tratti di una sommossa studiata nei dettagli e non di un atto estemporaneo.

Una sollevazione violenta diretta dalla criminalità organizzata e dai clan, che potrebbero avere approfittato dell'emergenza in cui è sprofondato il Paese per creare disordini per alzare il tiro. Gli investigatori considerano anomala la tempistica: prigioni in rivolta in tutta l'Italia nelle stesse ore. Con una precisione quasi chirurgica e una diffusione a macchia d'olio delle violenze. Le rivolte sono iniziate domenica e ieri sono diventate ancora più intense. Hanno travolto alcune delle prigioni più grandi d'Italia, come San Vittore a Milano, Rebibbia a Roma, Ucciardone a Palermo. A Foggia molti reclusi sono riusciti ad evadere: in 34 mancano all'appello. Mercoledì il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, riferirà in Parlamento.

A Foggia gli evasi hanno rapinato un meccanico nella zona del Villaggio Artigiani. Il panico si è sparso nelle strade: molti negozi sono rimasti chiusi. Intanto il carcere è finito in mano ai rivoltosi: finestre distrutte, un cancello divelto, un incendio all'ingresso. "Vogliamo l'indulto e l'amnistia. Viviamo nell'inferno", le richieste dei detenuti. Nel penitenziario foggiano i reclusi sono 608, a fronte di una capienza ottimale di 365. Un agente ha raccontato di "scene apocalittiche".

L'ondata di rivolta ha travolto pure San Vittore, a Milano. La protesta è esplosa in mattina, con i detenuti hanno preso il III e il V raggio dopo essersi impossessati di chiavi di servizio. Hanno distrutto ambulatori, dato fuoco a carta e stracci. In 15 sono saliti sul tetto urlando: "Vogliamo la libertà". Nel pomeriggio, mentre la tensione era altissima, Alfonso Greco, segretario regionale del Sappe Lombardia, ha dichiarato: "La situazione è grave. Ho 27 anni di servizio ed è la prima volta che assisto ad una cosa del genere". A Padova una quarantina di detenuti, quasi tutti stranieri, hanno bruciato le lenzuola. Dieci agenti si sono fatti medicare in ospedale.

All'Ucciardone di Palermo i tentativi di evasione sono stati contenuti, mentre il carcere è stato circondato da agenti tenuta antisommossa. Tutte le vie di accesso sono state chiuse al traffico per ore. Scontri e violenze pure a Roma: i Vigili del fuoco e Carabinieri sono intervenuti a Rebibbia. I reclusi hanno iniziato a battere i ferri sulle sbarre del reparto G11, mentre i parenti - soprattutto donne con bambini - hanno bloccato via Tiburtina in segno di protesta.

Nel pomeriggio, poi, si sono registrati incendi e agitazioni a Regina Coeli. Ma in contemporanea il caos è dilagato anche a Torino, Alessandria, Rieti, Santa Maria Capua Vetere, Trani, Piacenza e Bologna. Al Villa Andreino, a La Spezia, alcuni sono saliti sul cornicione. Domenica la protesta più violenta si era registrata a Modena, dove 7 detenuti sono morti per overdose da psicofarmaci: durante la rivolta c'è stato infatti l'assalto all'infermeria.

Altri 18 sono stati portati in ospedale, mentre 3 guardie e 7 medici sono rimasti feriti in modo lieve. Il caos e le violenze hanno suscitato diverse reazioni allarmate nel mondo della politica. Il primo a intervenire è Bonafede: "Alcune norme previste nel decreto legge, come il limite ai colloqui fisici e la possibilità di sospendere i permessi premio e la semilibertà per i prossimi 15 giorni hanno la funzione di garantire la tutela della salute di detenuti e lavoratori".

Il ministro ha sottolineato che verrà mantenuto "un dialogo costante nei dipartimenti di competenza, sono attive task force e si assicura la costante informazione all'interno delle strutture. Ogni gesto di violenza viene condannato". Dal vicesegretario Pd ed ex ministro della Giustizia, Andrea Orlando, arriva la stoccata al Guardasigilli: "Questa emergenza è stata affrontata senza alcuna preparazione da parte del dipartimento competente. La catena di comando è fortemente indebolita". La leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, sottolinea invece la necessità di "un tavolo di emergenza nazionale e interventi immediati, se è il caso anche con l'Esercito". E chiedono la presenza dell'esercito anche i sindacati di polizia.