Venezia. Carcere, in otto in una cella. La protesta ora fa rumore Stampa

di Nicola Munaro


Il Gazzettino, 10 marzo 2020

 

Tensione a Santa Maria Maggiore per il sovraffollamento e il timore che possa contribuire a diffondere il contagio. Non una vera sommossa come successo in altri penitenziari in Italia. Quindi nessun detenuto sul tetto, nessun assedio agli agenti di custodia, niente colonne di fumo nero a solcare il cielo segnando che lì i carcerati erano in rivolta.

La tensione però - quella sì - si è diffusa domenica anche nel carcere di Santa Maria Maggiore. Per tre ore, dal tardo pomeriggio a sera, mentre da Modena a Napoli, da Milano a Roma e Foggia le carceri ribollivano lasciando in eredità morti ed evasioni, a Venezia i detenuti battevano i cancelli in ferro delle celle. Usavano pentole e arnesi di qualsiasi tipo con l'obiettivo di creare il più alto rumore possibile, facendo sentire la propria voce. Stanchi di una situazione di sovraffollamento già invivibile di per sé ma che al tempo del coronavirus rischia di creare un mix letale. Basta che Covid-19 entri nei bracci e potrebbe essere la miccia di un contagio infinito dove si vive 8 in una cella.

Tutte ragioni messe nero su bianco in un documento con cui chiedere l'introduzione di uno scivolo verso l'indulto o l'amnistia per chi ne avrebbe i requisiti a breve. L'obiettivo? Svuotare - almeno un po' - il carcere che ora ospita 268 detenuti per un massimo di 159 posti. In una casa circondariale dove ieri è stata installata una tenda per il pre-triage in caso di emergenze. Come al carcere femminile della Giudecca.

Il documento - inviato al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella; al Guardasigilli Alfonso Bonafede; al presidente del Tribunale di Sorveglianza di Venezia, Linda Arata e alla direttrice del carcere, Immacolata Mannarella - non tocca il tema della sospensione dei colloqui con familiari e avvocati (al centro delle proteste nel resto d'Italia) ma punta al nucleo dell'emergenza sanitaria.

"Preoccupati per la grave situazione che di conseguenza pregiudica la convivenza negli istituti penitenziari - scrivo i detenuti - chiediamo che al più presto" venga adottata "la concessione dell'amnistia o dell'indulto, unica soluzione per risolvere nell'immediato i problemi di sovraffollamento che in questo momento crea grandissima preoccupazione".

La commissione culturale del carcere, firmataria della lettera, mette sul piatto "la grande difficoltà che l'amministrazione penitenziaria dovrebbe sostenere nella non lontana eventualità del rischio di contagio all'interno di un istituto, in carenza di personale". "Una rivolta civile" l'ha definita il Garante dei detenuti di Venezia, Sergio Steffenoni. "Al momento non ci sono casi, ma se ci fossero sarebbe una situazione complessa da gestire".

"Ho parlato con la direttrice del carcere di Santa Maria Maggiore - spiega il deputato Pd Nicola Pellicani - dove domenica sera i detenuti hanno chiedendo l'indulto. Una misura di cui si parla da tempo, sulla quale dovremo ragionare. Ho offerto a tutti la massima collaborazione per affrontare i problemi delle case circondariali. In queste ore sono in corso incontri informativi tra detenuti e i responsabili della sanità penitenziaria".