Treviso. Detenuti in protesta al carcere di Santa Bona Stampa

di Denis Barea


Il Gazzettino, 10 marzo 2020

 

Atto dimostrativo degli oltre 200 reclusi anche per il timore di contagio, le forze dell'ordine: "Hanno fatto suonare le celle". L'onda delle proteste dei detenuti è arrivata anche a Treviso. Poco dopo le 20 infatti i carcerati hanno iniziato a far suonare le sbarre delle celle. Due le motivazioni principali: il pericolo di contagio da coronavirus e la sospensione delle visite dei familiari proprio per evitare il diffondersi della malattia.

"Una protesta sonora programmata e pacifica" hanno sottolineato fonti di polizia e carabinieri, intervenuti per bloccare la strada di fronte alla casa circondariale di Santa Bona. Nessuno scontro, hanno tenuto a sottolineare le forze dell'ordine, ma il clima di tensione si sta facendo sempre più palpabile. Nella struttura sono accolte oltre 200 persone.

L'allarme coronavirus ha permesso che la popolazione carceraria di cogliere l'occasione per alzare la voce e chiedere benefici: dall'amnistia alla possibilità di scontare i residui di pena agli arresti domiciliari. Situazioni analoghe, ma più violente, hanno interessato le carceri di Padova, dove sono stati dati alle fiamme dei materassi, e di Venezia, dove i carcerati si sono limitati a farsi sentire.

La direzione del carcere di Treviso, proprio per evitare malumori e sommosse, alle disposizioni di sospensione delle visite dei familiari, aveva messo a punto un sistema per rendere meno pesante la detenzione sfruttando la tecnologia. La video-chat tra reclusi e famiglie è stata resa possibile grazie a un'iniziativa autonoma della direzione del carcere trevigiano, che ha deciso di mettere a disposizione una postazione da utilizzare attraverso la piattaforma Skype. Un'ora di tempo a testa, il che considerato il fatto che gli ospiti del Santa Bona sono oltre duecento, farebbe pensare che tanti non riescano in realtà ad avere contatti con i parenti.

Ma tra detenuti è arrivata una prova di maturità: si contingentano i tempi in modo da permettere a tutti quelli che lo desiderano di poter effettuare un collegamento video. Il risultato è che, mentre nelle galere di mezza Italia sono scoppiate le rivolte per la sospensione delle visite, a Treviso ci si è limitati a una dimostrazione. Tanto più che sempre la direzione ha deciso di raddoppiare i tempi della telefonata giornaliera, portandola da dieci a 20 minuti.

Videoconferenza anche per le udienze di convalida per chi è stato arrestato e si trova in custodia cautelare in carcere. L'organizzazione e il coordinamento - tenuto conto che in alcuni casi è anche necessaria la presenza di un interprete linguistico - verrà curato dall'ufficio gip. Nel frattempo i provvedimenti relativi al contingentamento dei servizi in Tribunale, dove sono state sospese tutte le udienze non urgenti, rischia di gettare nel caos gli uffici della Procura.

"In questo momento di emergenza - spiega il procuratore Michele Dalla Costa - il fatto che si stia lavorando sotto organico rende la situazione molto complicata. Da tempo viaggiamo con una pianta organica che funziona al 50% di quelle che sarebbero le necessità di personale.

La riduzione dei servizi di sportello ai cittadini se da un lato riduce la presenza dell'utenza, dall'altro ci impone una riorganizzazione dei servizi che comporta un sovraccarico di attività per il personale". "Dato che il numero di persone che possono accedere agli uffici è stato fortemente contingentato - sottolinea Dalla Costa - bisogna creare delle liste di priorità, basate su scadenze e termini delle varie pratiche.

Questo vuol dire che devono essere presi in mano decine e decine di faldoni, che si deve effettuare una catalogazione e poi creare la lista che servirà per dare i servizi richiesti alla collettività. È un lavoro gigantesco che stiamo iniziando a organizzare e che richiede uno sforzo enorme, rendendo ancora più evidenti le problematicità di un organico che resta sottodimensionato rispetto ai bisogni di questa Procura".