Roma. La laurea dietro le sbarre, sognando un futuro e il riscatto Stampa

di Grazia Longo


La Stampa, 6 marzo 2020

 

Reclusi in carcere come "in un collegio svizzero, dove studiare fino a conseguire la laurea". È la linea dettata da un avvocato a tre suoi famosi detenuti, tutti condannati in via definitiva per omicidio. Due di loro si stanno preparando alla laurea in legge. Qualcuno potrà pensare a un contrappasso, qualcun altro a un paradosso, ma Valter Biscotti, il loro difensore, preferisce parlare di "un gesto di riscatto".

Uno dei due studenti modello è Salvatore Parolisi, l'ex caporalmaggiore che deve scontare 20 anni nella prigione di Pavia per aver ucciso, il 18 aprile 2011 nel bosco di Ripe di Civitella, in provincia di Teramo, la moglie Melania Rea. L'altro è Winston Manuel Reyes, il cameriere filippino reo confesso (nel marzo 2011) del delitto, all'Olgiata a Roma il 10 luglio 1991, della contessa Alberica Filo della Torre. A Winston, detenuto a Rebibbia, è stata inflitta una pena di 16 anni.

E c'è poi un terzo assistito dell'avvocato Biscotti che di laurea ne ha già presa una e sta per conseguirne una seconda. Si tratta di Rudy Guede, l'ivoriano condannato in concorso con ignoti (Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono stati assolti in Cassazione) per l'assassinio della studentessa Meredith Kercher il 1 novembre 2007 a Perugia. Nel carcere di Viterbo, Guede si è già laureato con 110 e lode in Scienze storiche del territorio e della cooperazione internazionale e a breve diventerà di nuovo dottore in Storia e società all'università di Roma Tre con una tesi in narrazione cinematografica. "Quando Rudy fu condannato - ricorda l'avvocato Biscotti - gli consigliai di diplomarsi e laurearsi in prigione. "Fai finta di essere chiuso in un collegio svizzero e prendi la laurea" gli dissi e lui mi ha dato ampiamente ascolto".

Il desiderio di affrancarsi studiando in prigione, del resto, è una tendenza che riguarda anche altri casi. Su poco più di 60 mila detenuti che si registrano nel nostro Paese, nel 2018 si sono laureati in 28, tutti uomini. Mentre gli iscritti all'università, nell'anno accademico 2018/2019, sono stati 796, distribuiti in 70 istituti di pena e iscritti a 30 atenei.

I dati, elaborati dal Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria), sono inseriti nel XV rapporto dell'associazione Antigone, associazione che si occupa di detenzione e giustizia penale, pubblicato a maggio 2019. La percentuale degli iscritti sul totale della popolazione carceraria è la seguente: circa l'1% del totale (60.476 gli uomini reclusi al 31 maggio, 2.648 le donne). E infatti le studentesse in carcere sono 26, gli studenti detenuti 743. Ma cosa studiano gli studenti carcerati? Un quarto degli iscritti (il 25,6%) studia discipline politico-sociologiche. Al secondo posto, con il 18,6%, si piazzano le materie umanistiche (da Lettere a lingue fino al Dams). Seguono Giurisprudenza (15,8% degli iscritti), Scienze naturali, Agraria, Storia (9,2%), Psicologia ed Economia (attorno al 6%) e infine Ingegneria e Matematica.

A due lauree punta Rudy Guede, che oggi ha 34 anni, e ha già scontato 12 dei 16 anni di reclusione che gli sono stati inflitti con il rito abbreviato. Non ha mai negato di essere presente in casa al momento dell'omicidio ma si è sempre professato innocente. "Chi lo incontra oggi - sottolinea l'avvocato - racconta di un Rudy serio ed impegnato. Credo che anche gli studi in carcere abbiano contribuito molto alla sua riabilitazione".

Oltre a Guede, anche Parolisi, a differenza di Winston, si è sempre proclamato innocente ma la Cassazione ha stabilito il contrario. "Ribadisco l'importanza della pena certa - osserva il legale - ma un condannato ha diritto di riscattarsi, studiando, come una persona costituzionalmente rinata".

Ma perché proprio il corso di Giurisprudenza? "Chi, come Salvatore, si sente innocente forse ha voluto trovare una chiave per capire quello che gli è successo. Salvatore è stato vittima di un processo mediatico pazzesco. Per chi, invece, come Winston ha confessato l'omicidio, anche se con 20 anni di ritardo, studiare legge è una sorta di catarsi".

E se Rudy Guede durante il giorno usufruisce dei permessi per lavorare in una biblioteca del centro per gli studi criminologici di Viterbo (la sera rientra in carcere), Salvatore Parolisi potrebbe ottenere a breve il permesso di uscire dalla prigione. In carcere da 8 anni e mezzo, l'ex militare, ha sempre rifiutato l'accusa di assassino - la moglie Melania fu uccisa a 28 anni con 45 coltellate, mentre la figlia di soli 18 mesi dormiva nell'auto parcheggiata poco distante - ma ha ammesso di aver tradito la moglie con la soldatessa Ludovica.

"Sono un traditore, non un assassino", ha ripetuto all'infinito. Ma la legge non gli ha creduto e gli ha anche vietato di incontrare la figlia che oggi ha quasi 11 anni. Winston Manuel Reyes, invece, pur avendo già da tempo la facoltà di usufruire dei permessi premio, preferisce scontare tutta la pena dietro le sbarre.