Com'è perdente la difesa dei confini che oblia il costituzionale diritto d'asilo Stampa

di Antonella Rampino


Il Dubbio, 6 marzo 2020

 

I Decreti Salvini, eliminando l'accoglienza e opponendosi all'integrazione, hanno ampliato la zona d'ombra nella quale vivono 600mila migranti.

Viviamo in tempi in cui è la neopresidente della Commissione europea a correre sul luogo in cui l'Europa di Ventotene muore, come ha sintetizzato efficacemente in un titolo Il Dubbio commentando lo scempio che contro i migranti inermi avviene da parte del governo ultraconservatore greco con un "ringraziamo il governo di Atene che fa da scudo ai confini europei". Scudo, ha detto proprio così. Tutti sperano che le parole di Ursula Von der Leyen siano - oltre che la manifestazione di una leadership incongrua - solo sfuggite in una situazione di emergenza.

Ma purtroppo è probabile che non sia così. Il grave è che la delfina di Angela Merkel dà voce a un malinteso diffuso, e nel suo caso a quanto pare addirittura da chi, come presidente di Commissione Ue, proprio non può consentirsi di ignorare i diritti dell'uomo, ivi compreso il diritto di asilo, che sono scritti e ribaditi in tutti i Trattati: come principi inderogabili in quelli istitutivi dell'Unione, e anche operativamente nel Trattato che regola il funzionamento del l'Unione, il Tfue che affida la difesa dei confini extra- Schenghen a precisi organismi comunitari e non agli eventuali sceriffi dei singoli Stati. Semmai, dalla presidente Von der Leyen ci si aspetterebbe che promuovesse una riflessione sull'applicazione dell'articolo 6 del Trattato di Nizza: quello che mette in mora qualunque Stato violi i principi fondanti dell'Unione (e che è stato recentemente fatto valere contro l'Ungheria di Viktor Orban per violazioni della rule of law). Ma appunto, il tema della "difesa dei confini" viene brandito qua e là, e anche da personalità da cui, per ruolo, livello sociale e cultura, proprio non ce lo si aspetta, o è per funzione dovuto proprio l'esatto contrario.

A inizio settimana sul Dubbio, Ginevra Cerrina Feroni ha lamentato che "lo Stato italiano" nel dopo- Salvini sia tornato a salvare i migranti in mare, e debba "ancora farsi carico del mantenimento, della salute, dell'identificazione e collocazione logistica". E per giunta, aggiunge, si annuncia pure una retromarcia sui "decreti sicurezza" di chi si è tanto adoperato "per difendere i confini italiani". Non vorremmo essere noi a ricordare che il decreto legislativo 300/ 99 che assegna i compiti ai ministri non prevede la difesa dei confini per quello dell'Interno (e nemmeno per altri, in verità), e tantomeno l'inequivoco articolo 10 della Costituzione italiana in materia di diritto d'asilo, oltre a numerose leggi e trattati internazionali che l'Italia ha sottoscritto, e che sono essi stessi leggi dello Stato.

Non vorremmo essere noi a ricordare che si tratta di semplici norme di civiltà, operative durante tutta la storia repubblicana, dalle quali solo l'apparizione del sovranismo e del populismo sulla scena politica italiana ha cercato di deviare, nella presa di distanza professata in ogni dove e con ogni mezzo, missive comprese, dal Capo dello Stato. Peraltro, il primo dei ricorsi per incostituzionalità dei "decreti sicurezza" è all'esame della Consulta giusto in questi giorni.

Ci limitiamo soltanto a farci venire un dubbio. Se è umano - troppo umano - l'istinto a chiudere porte e alzare muri ("Cancellare Schengen!" era stata l'immediata richiesta di Salvini, alle prime notizie del diffondersi Covid- 19), basta il semplice esercizio della razionalità per comprendere che è solo aprendo le porte della collaborazione tra le Nazioni e le comunità scientifiche, lasciando altresì libera la circolazione delle merci e delle persone non ammalate, che si può evitare il diffondersi di isterie e psicosi, continuando intanto a frenare l'espandersi dell'epidemia di un nuovo virus. Ma con un dubbio, appunto: i decreti Salvini, eliminando le strutture d'accoglienza, opponendosi per legge all'integrazione, hanno ampliato la zona d'ombra nella quale in Italia si calcola vivano circa 600mila migranti. Siamo sicuri che la loro condizione di emarginati e di clandestini, ai sensi della Bossi- Fini che proprio per questo andrebbe abolita, sia nell'interesse nazionale, nell'interesse degli italiani e non semplicemente di chi lucra posizioni di potere sulla paura?

Chiudere il mondo a chiave, buttare a mare i migranti o sparar loro addosso non si può. In situazioni complesse, non si può essere emotivi né dar sfogo alla meschinità: si può solo essere razionali. Non solo l'Italia ma l'Europa tutta dovrebbe mettersi al lavoro per un serio piano di immigrazione, a flussi controllati. Non è compassione, è interesse degli europei. Lo dicono i dati demografici, di forza lavoro, e pure di bilancio. Quanta integrazione si sarebbe potuta fare, aiutando la convivenza civile, con quei miliardi dati ad Erdogan perché tenesse in Turchia i 3 milioni e mezzo di rifugiati che oggi usa come arma di ricatto?