Scioglimenti per mafia, ai Commissari servono più strumenti Stampa

di Michele Di Bari*

 

Il Sole 24 Ore, 24 giugno 2019

 

Ai Prefetti della Repubblica non spetta interpretare, ma applicare le norme anche quando i loro effetti provocano diffuse critiche. Non potrebbe essere altrimenti poiché se non fosse così ci si troverebbe di fronte ad altrettante diffuse illegalità.

Allora è necessario chiedersi se oggi gli istituti sui quali poggiano essenzialmente le leve di prevenzione antimafia, affidate ai prefetti, come le proposte di scioglimento dei consigli comunali e le interdittive, vadano modificati Non sono mancati disegni o proposte di legge in Parlamento. Anche recenti decisioni del Tar Lazio di annullamento dei provvedimenti di scioglimento di alcuni consigli comunali hanno innescato diverse prese di posizione che per certi versi possono rivelarsi proficue al dibattito.

Occorre partire dalla complessità del procedimento di scioglimento del consiglio comunale, fondato su accertamenti progressivi che passano attraverso dettagliate notizie delle forze di polizia, dalle risultanze dell'accesso agli atti del Comune, dallo scrutinio in seno al Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza, a cui partecipa anche il Procuratore della Repubblica, fino ad arrivare, ove proposto dal prefetto, all'approvazione in consiglio dei ministri del provvedimento di scioglimento, adottato con Dpr.

È evidente che l'articolato e rigido sistema di cautele, posto a presidio del consiglio comunale, ne consolida lo spirito democratico dell'istituzione. D'altra parte è anche vero che il rigore del procedimento e delle sue fasi ben circoscritte non impedisce che nell'immediatezza, in presenza di una conclamata situazione, fatti salvi i presupposti di legge, possa essere proposto lo scioglimento del consiglio comunale con maggiore celerità, senza la nomina della commissione di accesso agli atti del Comune.

Ma anche la mancanza di concreti e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità di tipo mafioso rende agevole la proposta di archiviazione del procedimento. Un istituto che conserva una sua imprescindibile attualità sul quale, come detto, i provvedimenti di annullamento hanno nuovamente aperto il dibattito. E ciò purtroppo avviene ciclicamente quando uno scioglimento di un consiglio comunale desta clamore, oppure ci si ritrova dinanzi a una sentenza di annullamento.

Su quest'ultimo punto, a dire il vero, la percentuale di provvedimenti di accoglimento dei relativi ricorsi è bassissima in primo grado, per poi quasi scomparire in appello. Quindi, si tratta di un istituto che a legislazione vigente conservale caratteristiche di una legge ben strutturata, di un robusto presidio di legalità in territori martoriati e vulnerabili dove lo Stato con pervicacia intende esserci.

Ed oggi che le infiltrazioni mafiose nei gangli dell'amministrazione comunale assumono sempre più il volto raffinato della forza calma, delle intese che si perfezionano non più nei boschi, ma nei comodi studi professionali, non si può abbassare la guardia. Certamente è una sfida che esige rigore e lungimiranza, ma non per questo bisogna rassegnarsi.

L'esperienza maturata, soprattutto negli ultimi anni, può guidare un processo di cambiamento. Si immagini che spesso i commissari già all'atto di insediamento sono nell'impossibilità di adottare anche i provvedimenti di ordinaria amministrazione, rendendosi conseguentemente necessario ipotizzare un nuovo assetto capace di consentire ai commissari di poter svolgere la loro attività a tempo pieno, con maggiori possibilità di incidere su posizioni giuridiche e economiche del personale comunale.

Nelle materie dei lavori pubblici, dell'urbanistica e della contabilità si avverte il bisogno che i commissari possano svolgere la loro azione con speditezza ed efficacia. C'è la necessità cioè di provocare una cesura rispetto all'attività dell'amministrazione sciolta per conferire una più incisiva credibilità e autorevolezza all'istituto di cui all'articolo 143 del Tuel.

 

*Capo del Dipartimento per le Libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'Interno