Ogni attacco alla funzione difensiva si traduce in un attacco alla stessa idea di libertà Stampa

di Beniamino Migliucci (Presidente dell'Ucpi)

 

camerepenali.it, 1 marzo 2016

 

Abbiamo già assistito, ciclicamente, ad attacchi generalizzati nei confronti della funzione difensiva e degli avvocati. Continuiamo a pensare, forse illudendoci, che in uno Stato democratico e liberale l'avvocato non sia un ostacolo alla giustizia, e che ogni attacco alla funzione difensiva si traduca in un attacco alla stessa idea di libertà.


La confusione, creata ad arte, tra difesa degli imputati e difesa dai reati, serve infatti ad accreditare l'idea che gli avvocati, e la funzione che svolgono, siano del tutto inutili se non dannosi. Con buona pace anche dei principi della nostra Costituzione, che insegna come la difesa sia un diritto inviolabile e come il processo debba essere strumento di verifica della responsabilità delle persone, innocenti sino a prova contraria, nel contraddittorio tra le parti, e davanti a un giudice terzo. Richiami inutili, fuori moda. La tentazione di prendersela con l'avvocatura è rispuntata impetuosa in questi giorni. Prima il Procuratore Dott. Gratteri ha sostenuto, in un'intervista, che gli avvocati fossero normale strumento di trasmissione di messaggi di morte, di richieste di mazzette, e di minacce ai testimoni per conto dei mafiosi, poi il giornalista Gramellini, in un editoriale su "La Stampa", ha affermato che "l'avvocato difensore dei colpevoli è mestiere infame che costringe a qualsiasi genere di arrampicata sui muri ospitali della legislazione italiana".
Ad onor del vero, il Dott. Gratteri ha precisato che non intendeva offendere l'onorabilità degli avvocati e della funzione, e che si era trattato di una esemplificazione poco felice. Abbiamo preso atto della puntualizzazione, anche se prendere ad esempio casi singoli, connotando di negatività una intera professione, rappresenta pur sempre un errore: sarebbe come dire, viceversa, che se si scopre un magistrato corrotto è corrotta l'intera magistratura.
Gramellini è andato oltre, "l'avvocato difensore dei colpevoli" non sarebbe per lui più una professione ma un "mestiere", e per di più "infame". Inutile ricordare, anche a Gramellini, che l'avvocato assiste chi, fino a prova contraria, è innocente e che anche difendere colui che un equo processo dimostrerà poi essere colpevole non è affatto una infamia, ma un diritto che non ci stancheremo mai di difendere da chi, invece, desidererebbe evidentemente processi sommari auspicando l'avvento di uno Stato autoritario, nel quale inquirenti e magistrati potrebbero certamente bastare per ristabilire l'ordine violato, magari senza il rispetto di quelle fastidiose leggi poste a garanzia di tutti. Continuiamo a pensare, forse illudendoci, che in uno Stato democratico e liberale l'avvocato non sia un ostacolo alla giustizia, e che ogni attacco alla funzione difensiva si traduca in un attacco alla stessa idea di libertà.