Giustizia: l'Italia prima in Europa per sentenze Corte Strasburgo inapplicate Stampa

Ansa, 27 settembre 2015

 

Il Consiglio d'Europa denuncia "problema strutturale del Paese". L'Italia è al vertice della classifica dei Paesi del Consiglio d'Europa che non applicano le sentenze della Corte europea dei diritti umani. All'inizio di quest'anno erano 2.622 le decisioni della Corte non rispettate.

Un numero altissimo in confronto al totale delle sentenze non applicate da tutti i 47 Stati membri del Consiglio d'Europa, che ammonta a quasi 11mila. Ma anche un numero che allarma l'Assemblea parlamentare dell'organizzazione paneuropea che discuterà la questione mercoledì prossimo, visto che fotografa problemi, spesso di natura strutturale, che il Paese non è riuscito a risolvere. Nel caso dell'Italia la questione tocca potenzialmente tutti i cittadini, visto che la maggior parte delle sentenze della Corte di Strasburgo rimaste inapplicate riguarda "l'endemica" questione dell'eccessiva durata dei processi.

Ma nella compilazione dei problemi che l'Italia deve affrontare, contenuta nel rapporto del senatore olandese socialista Klaas de Vriers 'Esecuzione delle sentenze della Corte europea dei diritti umani', ci sono anche quelli legati alla violazione del diritto di proprietà (espropriazioni), e violazioni dei diritti di detenuti, malati e migranti. Nel testo l'Italia si divide la scena con altri otto paesi, Turchia, Russia, Ucraina, Romania, Grecia, Polonia, Ungheria e Bulgaria, che tutti assieme contano per l'80% delle sentenze della Corte di Strasburgo non applicate.

Nonostante le sentenze riguardino problemi a volte molto differenti, legati al contesto specifico di ciascuno Stato, secondo il parlamentare Klaas de Vriers, hanno tutti alcune caratteristiche comuni e la loro non applicazione punta a responsabilità precise delle autorità nazionali, ma anche del comitato dei ministri del Consiglio d'Europa che ha il compito di vegliare sull'esecuzioni delle decisioni dei giudici di Strasburgo. Le sentenze non applicate riguardano questioni legate a problemi strutturali, oppure politicamente sensibili o che richiedono investimenti anche ingenti, ma che possono avere anche tutte e tre le caratteristiche.

Questo spiega la lentezza con cui i Paesi si mettono alla ricerca di possibili soluzioni, ma anche la mancanza di volontà politica a farlo che, denuncia il rapporto, si trasforma in vero e proprio ostracismo. Per questo si chiamano le autorità, Governi e Parlamenti, ad assumersi le loro responsabilità nel dare risposte tempestive alle sentenze della Corte. Ma si invita anche il Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa ad assumere un ruolo più attivo e a pensare a sanzioni per gli Stati che non si conformino in tempi ragionevoli.