Giustizia: al Csm è guerra tra correnti per le nuove nomine Stampa

di Liana Milella

 

La Repubblica, 27 settembre 2015

 

Raccontano al Csm che il vice presidente Giovanni Legnini, dopo l'ennesima, estenuante riunione su una delle centinaia di nomine da fare per i vertici degli uffici giudiziari italiani, sia esploso in un annuncio - minaccia: "Se non la smettete con i vostri equilibri correntizi mi metto a votare anche io e ve li mando all'aria".

Abitualmente la seconda carica del Consiglio non vota, salvo casi rari, per mantenere un ruolo sopra le parti. C'è pure chi fornisce della battuta una versione più hard, in cui si parla esplicitamente di "giochetti".

Ovviamente Legnini, sentito sul punto, smentisce categoricamente. Ma palazzo dei Marescialli, ormai da mesi e in vista di nomine importanti come, nell'ordine, i vertici della Cassazione, la procura di Milano, il tribunale di Firenze, rigurgita di polemiche. Come quella fatta dal consigliere Aldo Morgigni, ex Magistratura indipendente e ora con Pier Camillo Davigo in Autonomia e indipendenza, che ha minacciato di bloccare i lavori e di rivolgersi al presidente Sergio Mattarella contro i pacchetti di nomine concordati tra Mi, Area (il cartello di sinistra tra Magistratura democratica e Movimento giustizia) e i tre laici della destra.

Alleanza politicamente anomala, che emargina e inquieta i centristi di Unicost. Artefice dell'operazione viene considerato l'attuale sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri, ex Csm, record man di preferenze quando si candidò, sfiorato da inchieste ma mai indagato, che nonostante il distacco in politica continuerebbe a incidere sulla strategia della sua corrente. L'obiettivo, in queste ore, sarebbe portare alla presidenza della quinta commissione, che nomina i capi degli uffici, la forzista Elisabetta Alberti Casellati.

Due anni fa manifestava sotto il palazzo di giustizia di Milano per i processi di Berlusconi, ora vota con Md. Scherzi della politica, come quello del Pd sulle intercettazioni. Ma tant'è. La partita delle nomine è importante. E quelle appena fatte lasciano l'amaro in bocca. Sfuggenti, per non dire anomale, certe esclusioni. Singolari i cambi di fronte dei gruppi nel passaggio tra commissione e plenum.

Evidenti i famosi "pacchetti", per cui se ci sono da scegliere, tanto per fare un caso, cinque procuratori generali, va rispettato un equilibrio tra le correnti, della serie uno a me e uno a te. Qualche esempio. 30 luglio, si sceglie il presidente del tribunale di Milano. Votato da tutti vince Roberto Bichi, che regge una sezione civile. Solo il laico Pd Giuseppe Fanfani propone Claudio Castelli, vice capo dei gip, responsabile dell'innovazione del tribunale, toga storica di Md. Ma proprio Md, con Mi e i laici di centrodestra punta su Bichi. Unicost vorrebbe Marina Tavassi, che Schifani propose per la Consob. Rinunciano Castelli e Tavassi, vince Bichi. L'unanimità copre pure lo scontro sulla procura generale di Milano che il 17 giugno viene affidata a Roberto Alfonso. ex procuratore di Bologna.

Sconfitto Francesco Greco, pm esperto di crimini economici e storico componente del pool Mani pulite. Chi ne fece parte non ha fortuna. Il 14maggio,sempreall'unanimità, Pier Camillo Davigo viene battuto da Arturo Soprano, presidente di una sezione penale a Milano, per il vertice della procura generale di Torino. In quel caso Claudio Galoppi, uomo di Ferri al Csm, pare abbia detto: "Se votate per Davigo, noi contesteremo ogni nomina".

Galoppi del resto non perdona. Lui, lecchese, è stato relatore per la scelta del presidente del tribunale di Lecco. Ovviamente il 12 marzo vince uno di Mi, Ersilio Sechi, sconfitta Ezia Maccora di Md, gip a Bergamo ed ex Csm. Singolare la gara per la procura di Santa Maria Capua Vetere: 2 luglio, vince Maria Antonietta Troncone proposta da Unicost, sconfitto Fausto Zuccarelli di Mi, prima appoggiato ma poi abbandonato da Mi, ma soprattutto perde Lucia Lotti, Md, che bene ha fatto alla procura di Gela. Che succederà per la procura di Milano?

Il 16 novembre lascia Edmondo Bruti Liberati. In gara Ilda Boccassini, Alberto Nobili ,ma pure Greco e Davigo. A fine anno il presidente della Cassazione, in corsa Giuseppe Maria Berruti, capo del Massimario, il presidente della Corte d'appello di Milano Giovanni Canzio, notissime toghe di piazza Cavour come Renato Rordorf e Franco Ippolito. Sarà per tutto questo che Legnini continua incontrarsi con Mattarella?