Ergastolo ai boss e bavaglio ai pm: la palla in tribuna Stampa

di Antonella Mascali


Il Fatto Quotidiano, 14 ottobre 2021

 

Il centrodestra e i renziani hanno fatto saltare in commissione Giustizia della Camera il voto sul testo base della nuova legge ergastolo ostativo-benefici penitenziari per mafiosi e terroristi, che il Parlamento, su imposizione della Corte costituzionale, deve modificare entro sette mesi. Se ne riparlerà nelle prossime settimane, sulla "riva destra" della maggioranza ha prevalso la logica elettorale: nessuna concessione al M5S, che "non deve toccare palla", tantomeno sul fronte giustizia. La Commissione, su proposta del presidente Mario Perantoni, M5S, avrebbe dovuto votare come testo base quello che ha come primo firmatario Vittorio Ferraresi, altro 5S, dato che, a detta dei diversi magistrati antimafia auditi in Commissione, è quello più "strutturato", in modo da evitare che con la nuova legge ci sia un "liberi tutti" per mafiosi irriducibili che, con quella attuale, invece, non hanno diritto alla libertà condizionata.

Ieri, però, il centrodestra e i renziani si sono messi di traverso, non vogliono un testo con il "timbro" M5S e quindi i pentastellati, che avevano dalla loro parte il Pd (il testo in Commissione firmato dalla deputata dem Bruno Bossio, come già scritto, non ha avuto seguito nel partito) e anche Leu, hanno dovuto prendere atto che non c'erano i numeri; al presidente Perantoni, che resterà relatore della legge, non è rimasto che decidere di convocare un "comitato ristretto" con membri di tutti i partiti per trovare la quadra su un testo unico, che rappresenti la Commissione. Sullo sbarramento, nei fatti anti-M5S, è intervenuto l'ex ministro della Giustizia Alfonso Bonafede: "Il mancato recepimento della nostra proposta come testo base per la legge rappresenta una inspiegabile battuta d'arresto nel cammino della legge sull'ergastolo ostativo. Noi ci siamo e continueremo a lavorare per una legge così importante, ma in questa occasione sarebbe stato giusto mettere da parte tutte le strategie politiche ed essere uniti sulla proposta che porta la firma di Ferraresi". In una nota, i deputati M5S in Commissione, ribadiscono che questa legge è "una battaglia fondamentale antimafia" e si dicono "profondamente stupiti" che "Italia Viva e il centrodestra abbiano scelto di non sostenere la nostra proposta di legge, ritenendola troppo restrittiva".

Il Parlamento deve approvare una legge entro maggio 2022 che scongiuri le scarcerazioni di capimafia, perché la Corte costituzionale ad aprile ha "sdoganato" pure la libertà condizionata, dopo 26 anni di carcere, per i boss con ergastolo ostativo che non hanno mai collaborato. Ha, però, deciso che sia il Parlamento, entro un anno, a normare. Nel 2019, invece, ha dato il via libera essa stessa ai permessi premio, con dei paletti di cui devono tenere conto i giudici di Sorveglianza chiamati a decidere.

Ieri, in Commissione è saltato anche un altro voto, quello in merito al parere sul ddl del governo sulla presunzione di innocenza, che imbavaglia i pm e i giornalisti, prevedendo che i procuratori possano parlare con i cronisti solo con comunicati e "in casi eccezionali" in conferenza stampa, impedendo così, con la scusa del recepimento di una direttiva Ue, che i cittadini vengano a conoscenza di inchieste che riguardino politici e altre figure istituzionali, di rilievo sociale.

Ma questo bavaglio è insufficiente per il relatore in Commissione Enrico Costa, di Azione, che non vuole neppure le conferenze stampa dei procuratori e che, per dire, si sappiano i nomi dei pm titolari di indagini. Ferraresi si è espresso contro e ha chiesto, invece, delle modifiche al testo già restrittivo del governo, per garantire il diritto all'informazione e ai giudici il libero convincimento quando scrivono un provvedimento. Alfredo Bazoli, Pd, dal canto suo, ha proposto un parere favorevole secco "per stare col governo e con la maggioranza". A quel punto si sono iscritti a parlare tutti i deputati M5S e il presidente Perantoni, grazie anche a un "provvidenziale" inizio dei lavori dell'Aula, ha rinviato il voto di una settimana.

"M5S quando vede che il voto non ha l'esito che desidera lo impedisce" ha commentato un Costa furioso, Perantoni ammette il problema politico: "È stato un rinvio dovuto sia a ragioni tecniche, cioè l'inizio dei lavori d'Aula, sia per evitare una conta che avrebbe spaccato la maggioranza".