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Benefici e misure alternative
Giustizia: l'Italia si scopre meno cattiva, da 150 anni mai così pochi omicidi PDF Stampa E-mail
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di Vladimiro Polchi

 

La Repubblica, 9 dicembre 2013

 

Calo record nel 2013. Inghilterra, Francia e Danimarca stanno peggio.

L'Italia può dire addio a un altro suo record, ma stavolta c'è da rallegrarsi: nel 2013 il nostro Paese registra il tasso di omicidi più basso degli ultimi 150 anni. Per le strade di casa nostra non si spara più come una volta: oggi l'Italia ha meno morti ammazzati di Gran Bretagna, Francia, Danimarca e Belgio.

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Giustizia: Sentenza Consulta; dopo una lunga pena la pericolosità sociale va rivalutata PDF Stampa E-mail
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di Patrizia Maciocchi

 

Italia Oggi, 9 dicembre 2013

 

Per la Corte costituzionale se il periodo di detenzione è lungo occorre una nuova verifica al termine del carcere. Sotto esame anche le contestazioni che dilatano i termini di custodia cautelare. La pericolosità sociale di una persona detenuta per un lungo periodo non può essere data per scontata, ma va verificata, al termine della detenzione dallo stesso organo che ha adottato la misura di prevenzione.

La Corte costituzionale con la sentenza 291 depositata ieri, spezza una lancia contro le presunzioni verso chi ha passato molto tempo in prigione. Con una seconda decisione (293 sempre depositata ieri) i giudici delle leggi, hanno spostato la loro attenzione sul meccanismo di garanzia della retrodatazione nelle contestazioni a catena, teso a impedire che i ritardi nelle ordinanze cautelari riguardanti i singoli reati finiscano per dilatare i termini della custodia cautelare. In quest'ultimo caso a finire sotto la scure della Consulta è stato l'articolo 309 del Cpp, per la parte in cui pone dei limiti al giudice del riesame di fare verifiche sulla retrodatazione. Secondo il codice di rito la pronuncia in sede di riesame è possibile solo se sono rispettate due condizioni: per effetto della retrodatazione il termine è interamente scaduto al momento dell'emissione del secondo provvedimento cautelare e se tutti gli elementi per la retrodatazione risultano dall'ordinanza cautelare.

Il contrasto con l'articolo 3 della Costituzione, contro la disparità di trattamento, c'è proprio nella seconda condizione, comunque avvallata da due sentenze delle sezioni unite della Cassazione (45246 e 4527 del 2012).

La Corte Costituzionale, precisa che la limitazione non pone il diretto interessato al di fuori di ogni tutela lasciandogli comunque una doppia via: richiesta di riesame e di revoca. Strumenti diversi che presentano vantaggi e svantaggi, ma per questo non sono equivalenti. Anche perché nel conteggio dei pro e dei contro, per ammissione delle Sezioni unite, la bilancia pende in senso favorevole all'imputato dalla parte del riesame. Il discrimine colpisce soggetti in situazioni identiche ed è fondato su fattori puramente casuali. Finisce per essere "beneficiato" chi "incappa" nel giudice della tutela più scrupoloso, che motiva l'ordinanza restrittiva nel modo più dettagliato. Né per impedire la pronuncia del riesame regge la considerazione della difficile gestibilità di una tematica complessa, non compatibile con i tempi brevissimi. La Consulta ricorda che il tribunale del riesame si esprime regolarmente su questioni, come la verifica dei requisiti della validità dei provvedimenti restrittivi, altrettanto complesse dell'accertamento della contestazione a catena Con la sentenza 291, perdono invece pezzi, la legge 1423 del 1956 sulle misure di prevenzione nei confronti delle persone socialmente pericolose e il codice antimafia. Sono, infatti, illegittimi gli articoli 12 della legge e l'articolo 15 del codice, per la parte in cui non consentono di rivalutare, anche d'ufficio, la pericolosità sociale allo stesso organo che ha disposto la

misura personale quando questa resta sospesa, perché il diretto interessato è sottoposto a un lungo periodo di prevenzione. Una verifica che deve avvenire a pena scontata e quindi nel momento in cui la misura deve essere eseguita La Consulta sottolinea la funzione rieducativa della pena, sulla quale certo non si può scommettere ad occhi chiusi ma che non va neppure esclusa a priori. "Il problema della legittimità costituzionale di norme basate su presunzioni di persistenza nel tempo della pericolosità sociale di un determinato soggetto, accertata giudizialmente in un momento anteriore, si è posto in rapporto alla materia parallela delle misure di sicurezza". Con numerose sentenze la Consulta si è espressa per l'esigenza di superare qualunque presunzione legale attraverso la verifica al momento dell'applicazione della misura. Un diverso trattamento per quanto riguarda le misure di prevenzione è in contrasto con l'articolo 3 della Carta. Al giudice resta la facoltà di escludere la necessità della verifica solo nei casi di breve detenzione.

 
Giustizia: una umiliante débâcle del sistema giudiziario italiano PDF Stampa E-mail
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di Rita Bernardini (Radicali Italiani)

 

Notizie Radicali, 18 novembre 2013

 

La segretaria di Radicali Italiani ha partecipato a una sessione della Quinta Conferenza Mondiale Science for Peace della Fondazione Umberto Veronesi ("Sistemi Giudiziari e carcerari in Europa"). Pubblichiamo di seguito la sua relazione sulla situazione italiana.

La débâcle del sistema giudiziario italiano ha raggiunto proporzioni tali da minare le fondamenta dell'irrinunciabile principio democratico dello "stato di diritto". A dirlo è stato il Consiglio dei Ministri del Consiglio d'Europa in una risoluzione del 2 dicembre 2010 a seguito della quale l'Italia veniva sottoposta ad "osservazione speciale" per i tempi eccessivi dell'amministrazione della Giustizia. Il confronto con gli altri stati europei è umiliante per il nostro Paese: dall'analisi che la Corte europea dei diritti dell'uomo ha compiuto sulle proprie decisioni nel cinquantennio 1959-2009 risulta che per l'eccessiva durata dei procedimenti civili e penali l'Italia ha riportato 1.095 condanne, la Francia 278, la Germania 54 e la Spagna 11.Quanto alla violazione dei diritti dei propri cittadini riscontrate dalla Corte di Strasburgo, nel 2012 lo Stato italiano è stato condannato a versare indennizzi per 120 milioni di euro, la cifra più alta mai pagata da uno dei 47 Stati membri del Consiglio d'Europa. Inoltre, in una classifica rovesciata, l'Italia è prima per le sentenze emesse dalla Corte di Strasburgo e non eseguite: ben 2.569 rispetto alle 1.780 della Turchia e alle 1.087 della Russia. Non va meglio, il nostro Paese, per i "trattamenti inumani e degradanti" negli istituti penitenziari. Secondo i dati "ufficiali" in ogni 100 posti vengono dislocati 147 detenuti. Ma, se si tiene conto dei reparti chiusi per ristrutturazioni, delle celle inagibili e di quelle inutilizzate per mancanza di personale, il sovraffollamento è più che emergenziale: in 100 posti, le nostre istituzioni accalcano ben 178 detenuti. Tra i 47 Stati membri del Consiglio d'Europa solo 5 hanno superato la soglia dei 130 detenuti per 100 posti disponibili: Cipro, Ungheria, Italia, Grecia e Serbia. L'Italia è anche al terzo posto per numero assoluto di detenuti in attesa di giudizio, dopo Ucraina e Turchia.

Secondo un recente rapporto del Servizio Studi del Senato italiano (maggio 2013), che limita il confronto ad "alcuni Paesi europei che si ritengono più significativamente comparabili con l'esperienza italiana, per popolazione, territorio e appartenenza all'Europa continentale", l'Italia destina alla "giustizia" (senza le carceri) la stessa percentuale di PIL, cioè lo 0,4 per cento, di Germania e Spagna e molto di più della Francia che si attesta allo 0,2 per cento del Pil. Se poi consideriamo l'amministrazione penitenziaria, la nostra percentuale di Pil è dello 0,2 per cento, che è identica a quella di Spagna e Francia e doppia rispetto a quella della Germania (0,1 per cento). Questa débâcle del sistema giudiziario italiano, dunque, non è nemmeno giustificabile con minori stanziamenti che l'Italia destina al "sistema giustizia" rispetto ad altri Stati Europei.

 
Giustizia: Erri De Luca, Magistratura Democratica... e il virus pacifico PDF Stampa E-mail
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di Alessandra Ballerini

 

La Repubblica, 18 novembre 2013

 

C'è una polemica di questi giorni che mi coinvolge particolarmente. Sia perché conosco, direttamente o indirettamente una gran parte dei protagonisti, sia perché alcuni di loro e il tema sotteso alla polemica mi sono molto cari. La libertà di opinione è uno dei fondamenti della nostra democrazia e pensare che illustri magistrati, giornalisti e intellettuali possono averne timore tanto da essere tentati di ricorrere alla censura, mi rattrista e preoccupa. Oggetto del contendere è un breve e appassionato brano del poeta Erri De Luca, scritto per Magistratura Democratica. Si tratta di un testo scritto e messo in stampa prima delle interviste dello scrittore circa la lotta No Tav e dunque estranea ai diverbi tra il poeta e il magistrato ex democratico Caselli. Il testo di De Luca racconta col suo tipico e inarrivabile trasporto il mito di Euridice che "alla lettera significa trovare Giustizia. Orfeo va oltre il confine dei vivi per riportarla sulla terra"; il poeta ricorda "ho conosciuto e fatto parte di una generazione politica appassionata di giustizia perciò innamorata di lei al punto da imbracciare le armi per ottenerla. Orfeo scende impugnando il suo strumento e il suo canto solista. La mia generazione è scesa in coro dentro la rivolta di piazza. Non dichiaro qui le sue ragioni: per gli sconfitti nelle aule dei tribunali speciali quelle ragioni erano delle circostanze aggravanti, usate contro di loro. C'è nella formazione di un carattere rivoluzionario il lievito delle commozioni. Il loro accumulo forma una valanga. Rivoluzionario non è un ribelle, che sfoga un suo temperamento, è invece un'alleanza stretta con uguali con lo scopo di ottenere giustizia, liberare Euridice. Innamorati di lei, accettammo l'urto frontale con i poteri costituiti... Ci furono azioni micidiali e clamorose ma senza futuro. Quella parte di Orfeo credette di essere seguito da Euridice, ma quando si voltò nel buio delle celle dell'isolamento, lei non c'era".

Apriti cielo! Certa pessima stampa ha immediatamente approfittato della ghiotta occasione per bollare come terroristi il poeta e i magistrati che hanno osato pubblicare il suo scritto nella loro agenda. C'è chi ha c iesto che la Agenda andasse al macero perché poteva infiammare giovani menti (di magistrati!). A nulla sono valse né la nota scritta a margine del brano in cui si condanna e rifiuta decisamente qualsiasi forma di violenza qualunque ne sia la motivazione, né la replica di Md agli attacchi in cui si spiega che "l'articolo è la rappresentazione, con il linguaggio e il punto di vista di un artista, del sentimento di giustizia di parte di una generazione, i giovani degli anni '70. Un sentimento estremo e per molti versi, secondo noi, delirante. Tuttavia un sentimento reale". Non censurabile «perché siamo talmente convinti della bontà e superiorità della nostra idea democratica e liberale di giustizia, saldamente ancorata alla legalità, che non temiamo il confronto con nessuno". Ad oggi però il tentativo di censura continua e le presentazioni dell'Agenda sono state sospese. Per dirla con le lucide parole di Luigi Manconi "I primi esponenti di Magistratura democratica, li ho conosciuti un secolo fa, nel corso della mobilitazione per l'abrogazione dei reati di opinione. Oggi come emerge anche da quest'ultima polemica, la questione non può dirsi ancora completamente risolta: e non solo nei suoi riflessi penali. Io la vedo in maniera molto semplice: se la scrittura di Erri De Luca piace (e c'è a chi piace) si pubblichino i suoi racconti. Se non piace non li si pubblichino. Le sue idee politiche, note a chiunque le volesse conoscere, non devono avere alcun peso nella valutazione." De Luca recita "Povera è una generazione nuova che non s'innamora di Euridice e non la va a cercare anche all'inferno." L'inferno sono le carceri, i Cie, le Opg, i campi rom, le celle di sicurezza. L'inferno è il luogo dove c'è legge (a volte) ma non v'è di giustizia. Portare la giustizia all'inferno, senza armi, credo sia, almeno sulla carta, l'ideale di noi tutti: avvocati, magistrati, scrittori. E augurarsi, come scritto nella Agenda, che la passione per la giustizia si diffonda come un virus allegro e pacifico, credo sia un auspicio condivisibile e non censurabile. D'altronde avere fame e sete di giustizia è biblicamente motivo di beatitudine.

 
Giustizia: in Commissione alla Camera prosegue indagine conoscitiva sull'emergenza carceri PDF Stampa E-mail
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Asca, 26 ottobre 2013

 

La Commissione Giustizia, nell'ambito della relazione da illustrare all'Assemblea, ha fatto un approfondimento dei problemi connessi alla emergenza carceraria messi in luce nel Messaggio inviato dal Capo dello Stato alle Camere. In merito è stata svolta un' audizione del prefetto Angelo Sinesio, Commissario straordinario del Governo per le infrastrutture carcerarie che già la scorsa settimana aveva illustrato al Senato il problema del sovraffollamento degli istituti penitenziari e le prospettive di realizzazione di nuove carceri. Sinesio ha ricordato che il piano per l'emergenza carceri si fonda su tre pilastri: la realizzazione di un'edilizia carceraria di nuovo tipo, l'implementazione degli organici di polizia penitenziaria e l'adozione di misure deflattive, in vista di obiettivi quali la tutela della persona umana e il miglioramento delle condizioni di permanenza dei reclusi, il miglioramento delle condizioni di lavoro presso le strutture carcerarie, la valutazione del patrimonio carcerario e l'ammodernamento generale delle infrastrutture. Il piano per realizzare nuove strutture e di adeguamento di quelle esistenti, approvato il 24 giugno 2010 dal Comitato di indirizzo e controllo, prevedeva l'impiego di risorse finanziarie per 6.753 milioni di euro per un totale di 9.150 posti detentivi. Il piano è stato oggetto di successive integrazioni fino alla rimodulazione approvata il 31 gennaio 2012, a seguito della quale si è prevista la realizzazione di strutture per un numero di posti pari a 12.324 unità da realizzare entro l'anno 2016 dei quali 750 sono già state consegnate nel 2012 e 3.962 lo saranno alla fine del 2016. Sinesio ha poi ricordato le ragioni che hanno determinato l'adozione di un Commissario straordinario ribadendo l'opportunità di puntare comunque su un solo centro di spesa.

 
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