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Rovigo: Orlando inaugura il nuovo carcere "un'idea più evoluta dell'esecuzione penale" PDF Stampa
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Ansa, 1 marzo 2016, 1 marzo 2016

 

Inaugurato ieri mattina il nuovo carcere di Rovigo, dai ministri Andrea Orlando e Graziano Delrio e dal presidente della Regione Veneto, Zaia. La nuova Casa circondariale, dove i detenuti saranno trasferiti solo nei prossimi mesi, perché mancano agenti, è stata definita una "cattedrale nel deserto". "Per la verità - ha commentato il ministro Orlando - oggi la cattedrale è stata aperta, quindi intorno non ci sarà più il deserto.
Si tratta di una struttura molto innovativa, che finalmente comincia a funzionare e corrisponde ad un'idea più evoluta di esecuzione della pena e spero che, piano piano, possa essere lo standard al quale si adegua anche il nostro sistema penitenziario". La costruzione è iniziata ancora 9 anni fa, con l'allora ministro di Grazia e giustizia Clemente Mastella. Il costo è di 30 milioni. Una settantina i detenuti che saranno trasferiti dal vecchio penitenziario di Rovigo, ma la capienza potrebbe salire fino ad oltre 200.
Orlando ha sottolineato che quello di Rovigo è il primo carcere da lui inaugurato da quando è ministro. Una cerimonia che "cade in un momento particolare - ha osservato Orlando - perché il prossimo mese, dopo un anno di lavoro, si concluderanno gli Stati generali dell'Esecuzione penale che hanno coinvolto 200 esperti, 18 tavoli, per riflettere sugli aspetti dell'esecuzione della pena". "Per questo - ha proseguito - è importante capire gli ampi spazi a disposizione dei detenuti in questo nuovo carcere. Siamo un Paese che spende 3 miliardi di euro all'anno per l'esecuzione della pena, più di tutti gli altri in Europa e siamo il Paese con il più alto tasso di recidiva di tutta Europa. Significa che qualcosa non funziona.
Il carcere non deve essere visto solo in maniera afflittiva. Il carcere non deve essere la struttura passiva che è oggi, al detenuto non viene chiesta nessuna assunzione di responsabilità". "Ma non si poteva discutere di tutto questo - ha evidenziato - se non avessimo risolto il problema del sovraffollamento. Quando ci siamo insediati c'erano 64mila detenuti e 45mila posti disponibili. Ora abbiamo risolto il problema. Come? Cambiando il rapporto tra esecuzione penale interna ed esterna. Adesso c'è un rapporto di 1:1 prima era 4:1. Dobbiamo lasciarci alle spalle il periodo dei commissari straordinari".
Da mio insediamento 4 mila posti in più - "Dal mio insediamento ad oggi abbiamo realizzato 4.000 posti in più senza inaugurare un nuovo carcere, semplicemente facendo manutenzione sui raggi dei penitenziari non utilizzati". Lo ha detto il ministro della giustizia, Andrea Orlando, durante l'inaugurazione del nuovo carcere di Rovigo. "Credo che si debba andare avanti su questa strada - ha aggiunto - creare il nuovo solo per superare strutture fatiscenti (vedi San Vito al Tagliamento e Pordenone). Un carcere che accoglie delinquenti e restituisce delinquenti non garantisce sicurezza". "Si tratta di costruire - ha spiegato - un sistema che guardi più lontano, le strutture contano, come questo carcere. A Rovigo i problemi di personale saranno affrontati e risolti. Ma più in generale bisogna consolidare la rete che si è costituita attorno al carcere, parlo di attività di volontariato che possono essere occasione di produzione di valori e bene".
Consolo: rispettate scadenze - "Gli incontri di novembre, in collaborazione con il provveditorato alle opere pubbliche sono stati proficui, ci siamo dati delle scadenze che abbiamo osservato". Lo ha osservato oggi a Rovigo Santi Consolo, capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria intervenendo all'inaugurazione del nuovo penitenziario. "Questa struttura di eccellenza si può proiettare nel territorio per uno sviluppo e progresso, è un segno di civiltà. L'area si sviluppa su 95 mila metri quadrati ed è destinata ad ospitare 207 detenuti. Una logica moderna, Venti sono gli alloggi per i dipendenti della polizia penitenziaria con aree ricreative per il benessere di chi lavora. Settantadue unità di polizia penitenziaria in questo istituto saranno presto saranno trasferite".
Il presidente del Veneto, Luca Zaia, facendo riferimento all'inaugurazione del carcere ha detto: "Finalmente, questa era un'incompiuta, un grande segnale di civiltà. Rousseau avrebbe detto il contrario: quando si apre una scuola si chiude un carcere. Spero si risolvano le partite del personale e poter quindi dare un senso ad un investimento da 30 milioni di euro. In Veneto abbiamo attualmente 2.227 reclusi, il 55% dei quali sono stranieri. Porto il pensiero dei cittadini, non faccio parte della categoria degli amministratori che dicono che tutte le colpe e le disgrazie sono dei magistrati. Credo che i magistrati debbano applicare delle leggi fatte male e a volte molto permissive. Inasprimento delle pene e la certezza della pena, questo ci chiedono i cittadini. Al ministro Orlando mi rivolgo perché pensi al tribunale di Bassano, è una grossa partita, si tratta dell'ottavo tribunale del Veneto la cui ristrutturazione è costata 20milioni di euro, bisogna dare risposta ad un'area produttiva e valutare opportunità di dare ossigeno a Bassano".
Zaia: carceri sovraffollate? Costruiamone di nuove - Pesante protesta, l'altra notte, dei detenuti delle carceri di Belluno, per i problemi di sovraffollamento: sono state incendiate anche alcune celle. "Se ci sono problemi di sovraffollamento, la soluzione non è svuotare le carceri, magari attraverso l'indulto, bensì costruirne di nuove, come si è fatto qui a Rovigo", ha dichiarato il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, a margine dell'inaugurazione della nuova casa circondariale a Rovigo, alla presenza anche dei ministri Orlando e Delrio. "Se interpellassimo i veneti, quasi tutti sarebbero d'accordo su questa linea, anziché sulle misure di depenalizzazione, magari solo per alleggerire il numero di presenze in carcere", ha concluso Zaia.

 
Belluno: a Baldenich torna la normalità dopo la rivolta, trasferiti i detenuti "bellicosi" PDF Stampa
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di Filippo Tosatto

 

Corriere delle Alpi, 1 marzo 2016

 

Il provveditore Sbriglia: "Vogliamo capire cosa ha scatenato la protesta". La protesta esplosa nella notte di sabato nel carcere di Baldenich ha indotto il ministero di Grazia e Giustizia ad avviare un'indagine che dovrà accertare le responsabilità dei detenuti autori della rivolta - lancio di bombolette di gas, distruzione di arredi, celle barricate e allagate - ma anche le eventuali "anomalie" nel comportamento del personale penitenziario, denunciate (a quanto si è appreso) da un recluso che, lamentando un trattamento ingiusto, ha acceso la scintilla della bagarre, alimentata poi da una cinquantina di detenuti.
È quanto si apprende da Enrico Sbriglia, il provveditore dell'amministrazione penitenziaria del Triveneto, che nelle ore dei tumulti ha coordinato personalmente l'intervento delle forze di sicurezza: "Gli atti compiuti non sono giustificabili in alcun modo", commenta "tuttavia, dobbiamo comprenderne il senso, capire qual è stata l'origine della protesta, verificare se vi siano stati comportamenti impropri da parte del personale di custodia. Circostanza che, in ogni caso, non legittimerebbe la condotta violenta di alcuni". Nel frattempo, tornata la normalità nei padiglioni carcerari, sono già stati assunti alcuni provvedimenti, a cominciare dal trasferimento di un gruppetto di detenuti "bellicosi" in altri istituti.
Sul caso, però, interviene anche il direttore dell'Amministrazione penitenziaria del ministero, Santi Consolo: "Da magistrato", esordisce "non mi pronuncio sulla dinamica prima di aver esaminato le prove e i rapporti sull'accaduto. Tuttavia, smentisco categoricamente che all'origine dei fatti via sia il sovraffollamento: Belluno dispone di 89 posti, quattro dei quali sono attualmente inagibili, a fronte di 94 detenuti. Un surplus pari al 110%, che non rientra nella "patologia" penitenziaria. Non è tutto. Noi garantiamo ai detenuti uno spazio medio pari a 7,6 metri quadrati più i servizi; altri Paesi europei si limitano a 4 o 5".
Nell'istituto di pena bellunese vige da tempo la "custodia aperta": le persone possono circolare liberamente negli spazi loro riservati, trascorrendo in cella soltanto le ore serali e notturne. Qualcuno ha indicato in questa "concessione" un punto debole della sicurezza... "Nulla di tutto questo", ribatte Consolo "quando la protesta è scoppiata, tutti i reclusi si trovavano all'interno delle celle. La custodia aperta non c'entra nulla, semmai occorrerà una verifica attenta, di meritevolezza, prima di riconoscere - o di rinnovare - questa chance ai detenuti, che attualmente ne usufruiscono in una percentuale del 95%".
Resta il problema degli organici, lamentato dai sindacati di categoria... "Belluno ha una dotazione sufficiente, quando è scattato l'allarme, nella notte tra sabato e domenica, sono giunti sul posto agenti da tutto il Veneto. La risposta è stata immediata, perfino sovrabbondante nelle risorse impiegate".

 
Como: dalle borse di riciclo alla stampa 3D, i detenuti si scoprono artigiani PDF Stampa
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Il Giorno, 1 marzo 2016

 

I prodotti realizzati nel carcere del Bassone sono in vendita nei negozi della provincia. Borse, zaini, portaocchiali e portafogli, prodotti all'interno dei laboratori di sartoria e pelletteria del carcere Bassone di Como, ma anche oggettistica progettata e realizzata nell'innovativo laboratorio di stampa 3D, e ora in vendita in una serie di negozi del territorio. Una decina di esercizi commerciali a Como e provincia in questi giorni ha introdotto i prodotti della casa circondariale. È tutto realizzato a mano, da una decina di detenuti impiegati nella sartoria, a cui si aggiungono i quattro o cinque della progettazione in 3D. Le borse più pregiate sono in pelle, a cui si affianca una linea, che comprende anche i portafogli e portaocchiali, pensata per utilizzare i teli affissi sulla facciata di Villa Olmo in occasione delle ultime due grandi mostre. Un'altra gamma è realizzata utilizzando i sacchi di materiale plastico del caffè in grani, con loghi, immagini e colori molto caratteristici.
Si sono aggiunti anche i manifesti forniti dal Comune di Cernobbio, sempre nell'ottica del riciclo. Nel laboratorio stampanti vengono invece creati portamatite, portachiavi e altri oggetti. In entrambi i casi, chi lavora in questi laboratori, coordinati dalla cooperativa Impronte di libertà, ha imparato da zero ogni passaggio: utilizzo delle fustelle, taglio e cucitura per la sartoria, progettazione al computer e produzione con le due stampanti 3D. Al momento la rete dei punti vendita coinvolge l'associazione Azalai di via Aquileia a Cernobbio, il negozio Verde Sfuso di via Cavallotti a Como, e la Cooperativa Garabombo, nelle botteghe equo-solidali di Lurate Caccivio, Como, Cantù, Mariano Comense, Guanzate, Lomazzo e Lentate sul Seveso. In alcuni casi i prodotti sono già stati consegnati, in altri saranno pronti per inizio marzo.
Riuscire a creare una rete di vendita esterna è un passaggio fondamentale. Innanzitutto per dare una dimensione commerciale, e quindi di lavoro autentico, al percorso formativo che affrontano i detenuti, il cui obbiettivo è spesso quello di crearsi un'opportunità professionale da portare avanti anche a pena espiata. Inoltre il contatto con la clientela può rivelarsi utile per affinare ciò che viene prodotto, capire quali sono i gusti e lavorare in modo sempre più mirato a ottenere uno spazio di mercato.

 
Sanremo (Im): un detenuto-giardiniere al lavoro per il Comune di Taggia PDF Stampa
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sanremonews.it, 1 marzo 2016

 

Per il momento si sta scegliendo un soggetto che possa coprire il territorio di Taggia e che si dedicherà alla manutenzione delle aiuole che si trovano proprio sotto il palazzo comunale. Il detenuto potrà facilmente raggiungere per due pomeriggi a settimana in bicicletta, percorrendo la pista ciclabile. Dopo il comune di Riva Ligure, anche quello di Taggia ha affidato alcune aiuole alle cure dell'Istituto di Agraria Aicardi e dei detenuti dell'Istituto Penitenziario di Sanremo. La seconda tappa di un progetto, che potrebbe essere esteso anche ai comuni di Santo Stefano al Mare e di Saremo e che nasce dall'idea del professor Guido Calvi, per anni dirigente scolastico dell'Istituto, ed oggi volontario presso la casa circondariale sanremese.
"Il professor Calvi - spiega il Direttore del carcere Francesco Frontirrè - aveva già fatto rivivere una serra presente all'interno del nostro istituto, un'attività che aveva dato importanti risultati. È dimostrato infatti che un'esperienza lavorativa possa avere conseguenze positive sui detenuti, dando loro maggiore autonomia e diminuendo il rischio che questi possano nuovamente commettere illeciti una volta usciti dal carcere.
Il nuovo regolamento permette ai detenuti di uscire dall'istituto anche per attività di volontariato e di utilità sociale, siamo convinti che questa sia un'opportunità importante per i detenuti e che possa avere conseguenze importanti sul lungo periodo."
Il progetto è quasi a costo zero, probabilmente rispetto alla gestione delle aiuole, costerà al Comune di Taggia qualche centinaio di euro in più, giustificate però dal grande valore sociale del progetto per i detenuti, ma anche per l'intera collettività. "Sarebbe bello - prosegue il direttore - se questo potesse aiutare a migliorare l'idea che si ha del carcere dall'esterno, il timore è lecito, ma è bene conoscere e confrontarsi direttamente con questa realtà. Cambiare un po' l'atteggiamento rispetto ai detenuti può davvero essere utile, è ovvio che progetti del genere potranno esser avviati con coloro che sono nelle condizioni di farlo, evitando ovviamente, che questo possa avere ricadute negative sulla città". Per il momento si sta scegliendo un soggetto che possa coprire il territorio di Taggia e che si dedicherà alla manutenzione delle aiuole che si trovano proprio sotto il palazzo comunale. Il detenuto potrà facilmente raggiungere per due pomeriggi a settimana in bicicletta, percorrendo la pista ciclabile.
"Con le amministrazioni di Santo Stefano al Mare e Sanremo - spiega il professor Calvi, ideatore del progetto - siamo ancora in una fase di studio. La scuola, e in parte la casa circondariale, produrrà le piante e si occuperanno di piantarle nei tre cicli annuali di fioritura, mentre il detenuto che verrà scelto, avrà l'incarico di mantenere le aiuole". "Abbiamo deciso di aderire a questa progetto - spiega il Sindaco di Taggia Vincenzo Genduso - perché individuiamo in esso una missione di reinserimento sociale e lavorativo molto importante. L'idea di far gestire queste aiuole dai detenuti del carcere ci sembrava una cosa simpatica e interessante, anche rispetto alla sinergia innescata da questa attività". "Questo progetto è guidato dal principio di recupero sociale - spiega il dirigente scolastico Sergio Maria Conti - questa mi sembra una cosa molto importante, a cui si aggiunge una grande collaborazione e condivisione tra i tre istituti che rappresentiamo, non certo qualcosa di scontato".

 
Velletri (Rm): detenuto finisce al pronto soccorso per sospetto caso di meningite PDF Stampa
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castellinotizie.it, 1 marzo 2016

 

Attimi di paura, nei giorni scorsi, quando un detenuto proveniente dalla Casa Circondariale di Velletri è stato accolto presso il Pronto Soccorso dell'ospedale "Paolo Colombo" col sospetto di essere stato contagiato dal batterio della meningite. Questo quanto raccontato da Carmine Olanda, segretario generale del sindacato di Polizia Penitenziaria (Si.P.Pe), che ha ricostruito quanto accaduto. "Solo grazie alla bravura e alla grande professionalità di quel poco personale medico e paramedico presente - ha premesso - il pronto soccorso è riuscito a gestire e garantire l'assistenza sanitaria a tutte le persone in continuo arrivo e con svariati codici.
Purtroppo - ha aggiunto - l'Ospedale di Velletri scarseggia di personale e di strutture sanitarie per accogliere ed ospitare persone affette da malattie infettive come meningite, tubercolosi e scabbia, così come di apposita struttura operativa per la rianimazione. Dopo ore di ricerche - ha aggiunto Olanda - il detenuto è stato trasportato in stato di coma con presso l'Ospedale Malattie infettive dello Spallanzani di Roma per essere ricoverato nel reparto rianimazione.
Per ovvie ragioni, tutte le persone che hanno avuto stretto contatto con lui, sospettato di aver contratto la meningite, sono state sottoposte alla profilassi sanitaria per garantire una maggiore sicurezza". L'uomo era stato ritrovato riverso a terra, privo di sensi e con la bava alla bocca, prima di essere soccorso dagli agenti della Penitenziaria, costretti a far fronte ad un numero di detenuti in sovrannumero, con un personale che è invece è numericamente carente.

 
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